Sono uno dei dolci più rappresentativi del Portogallo, nati in riva alla laguna e legati profondamente alla storia della città. A prima vista colpiscono per la loro forma curiosa: ostie bianche modellate come botti, conchiglie o pesci, riempite con una crema morbida di tuorli e zucchero. Chi arriva ad Aveiro li trova ovunque, nelle pasticcerie del centro storico o nei negozi che costeggiano i canali, e spesso è proprio grazie a loro che molti viaggiatori scoprono, attraverso il sapore, un frammento della tradizione più antica della città. Le ostie sagomate sono vendute come souvenir in recipienti decorati a forma di botte e molti visitatori le acquistano per portarsi a casa un pezzo autentico della tradizione lagunare.
La storia degli ovos moles affonda le radici nei conventi che un tempo punteggiavano Aveiro, con il Monastero di Jesus tra i più importanti. Si racconta che il re Manuele I, nel 1502, avesse concesso al convento di Jesus ben dieci arrobas di zucchero all’anno – circa 25 libbre – provenienti da Madeira, proprio per la produzione di dolci conventuali, utilizzati per la convalescenza dei malati.
Le suore di quei conventi non potevano sprecare nulla quindi, gli albumi venivano usati per stirare i loro abiti, mentre i tuorli, troppo preziosi, venivano trasformati in dolci. Con lo scioglimento dei conventi alla fine dell’Ottocento, il sapere delle monache non è andato perduto. Quando è stata inaugurata la linea ferroviaria tra Porto e Lisbona, è diventato consueto che donne in costume tradizionale vendessero le piccole dolcezze alla stazione di Aveiro, catturando l’attenzione dei viaggiatori.

La città di Aveiro è il teatro perfetto per questa dolce tradizione. Costeggiata da canali brillanti solcati dai tipici moliceiros – le barche colorate da lavoro usate per raccogliere il moliço, un’alga acquatica – Aveiro ha un fascino acquatico che riflette sul suo dolce simbolo. La cittadina è punteggiata da edifici in stile Art Nouveau, ponti elegantissimi e scorci: un luogo in cui assaporare un ovos moles diventa quasi un rito turistico. Molte pasticcerie storiche offrono queste delizie, e c’è persino un laboratorio, l’“Oficina do Doce”, dove è possibile scoprire la sua storia e vedere come si prepara.

Ci sono due modalità tradizionali di vendita. La prima è quella più pittoresca: la crema viene messa in piccole botti di legno o barattoli di porcellana, spesso dipinti con scene della laguna, moliceiros e motivi marini. La seconda è più comune: il ripieno viene versato in ostie sottili, fatte con farina di grano o con carta di riso, e modellate in sagome che evocano conchiglie, pesci, cuori o barche — un omaggio alla tradizione nautica di Aveiro.
Si comincia separando i tuorli con cura dagli albumi, privando le uova di ogni traccia di bianco. Successivamente, si prepara uno sciroppo di zucchero con acqua, che viene portato al calore fino a un punto specifico (secondo le indicazioni dell’IGP il grado di cottura è tra “ben allisciato” e “al filetto”). Quando lo sciroppo si raffredda un poco, si incorpora lentamente ai tuorli, mescolando con un cucchiaio di legno.

Non si agitano con movimenti circolari: il gesto delle mani ricorda l’oscillare dei moliceiros sul canale, avanti e indietro, per evitare striature nella crema. Il composto viene poi cotto in una pentola di rame, finché diventa denso e lucido, fino a intravedere il fondo del recipiente. Una volta pronta, la crema si lascia raffreddare e riposare, per poi essere riempita nelle ostie oppure nei barilotti di legno o porcellana.
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