Varcare la soglia di Cellini è come fare un viaggio nel tempo. Un’istantanea in bianco e nero fronte strada di un quartiere popolare, dove i commercianti ancora ricordano i nomi di chi entra e ritorna. Uno di quei posti dove i bambini vengono accolti con un sorriso e i titolari escono dal bancone per tenere la porta aperta alle mamme con il passeggino. La regina è la pasta fresca, l’insegna recita «non solo» e in effetti qui c’è molto altro, una lunga vetrina di delizie fatte in casa che ricordano i pranzi in famiglia. Si esce con il vassoio di ravioli confezionati per bene, la carta bianca con l’elegante scritta in corsivo, e soprattutto con il sorriso. E una gran voglia di ritornare.

Siamo a Tor Marancia, per molti la sorella minore della più conosciuta Garbatella, quella «vicino San Saba», «vicino l’Ardeatino», sempre vicina a qualcosa di più noto. Invece questa zona diventata famosa negli ultimi anni grazie alla street art brilla di luce propria. Per capirne la bellezza, forse, bisogna essere di Roma, essere cresciuti guardando i signori più anziani che giocano a carte ai bar, fermandosi all’edicola a prendere il «giornalino». O magari basta saper guardare oltre l’etichetta di quartiere malfamato che negli anni ’70 e ’80 si era incollata addosso: anche perché è sempre qui che si trova una delle migliori pasticcerie della città, il regno di Walter Musco che tutti chiamiamo ancora affettuosamente Bompiani, come il largo dove è nata nel lontano 2001.

Borgata riscattata ma rimasta sincera, Tor Marancia nel 1985 ha conquistato anche una coppia umbra innamorata della cucina, che da allora l’ha scelta come casa. Cleto e Liliana Cellini sono un po’ i nonni di tutti gli ormai ex bambini cresciuti tra Parco Scott e la Torre che dà il nome alla zona: la pasta fresca, qui, è solo quella di Cellini, laboratorio a conduzione familiare oggi alla seconda generazione, con i figli Luigi e Raffaella. È quest’ultima ad accogliere ogni cliente con amore, gli abituali o i nuovi che per la prima volta si affacciano a sbirciare quel bancone traboccante di sughi pronti, polenta pasticciata, gnocchi conditi, polpettoni farciti, arrosti, verdure gratinate e zuppe calde.

La star è la pasta, a cominciare dai mitici strangozzi umbri, ma ci sono anche le orecchiette, le fettuccine, i tortellini e i ravioli. Poche tipologie, a seconda del momento, gli immancabili ricotta e spinaci dal ripieno generoso e ben bilanciato, e poi quelli alla zucca oppure radicchio e gorgonzola.
Se poi si è indecisi, basta chiedere al personale. Qui non si va di fretta, c’è tempo per chiacchierare e chiarire ogni dubbio, anche sulle dosi. Raffaella i conti li sa fare bene, considerando anche le porzioni per i bambini. «A lui cuocila un po’ di più, però» si raccomanda indicando il bimbo nel passeggino, «per il bordo». E ha ragione, perché il ripieno è morbido ma la pasta ben tenace, richiede una cottura attenta. Non è una di quelle sfoglie invisibili ed eteree, più consistente ma liscia e porosa al punto giusto per raccogliere anche i sughi più robusti.

Se non si ha voglia di mettersi ai fornelli, nessuna paura: qui di pietanze pronte ce ne sono in abbondanza, compresa la pasta già condita, dai cannelloni alle minestre (immancabile pasta e ceci). Oltre alle specialità umbre come la pizza dolce di Terni o quella al formaggio. Tutto è fatto in casa, frutto di preparazioni lente e gesti ripetuti nel tempo, tramandati con pazienza. I prezzi sono in linea con quelli di un pastificio artigianale di una grande città, la proposta è variegata, l’attenzione al cliente è il massimo.

Sulle pareti gli attestati di qualità, le fotografie delle scene più famose che ritraggono spaghetti sul grande schermo, l’atmosfera retrò che ci si aspetta in un posto simile e un servizio davvero inappuntabile, che anche nelle botteghe fa la differenza. Da qui si esce con la certezza di avere un posto dove tornare.
Cellini – Roma – viale Odescalchi Carlo Tommaso, 39/41 – cellinipasta.it/
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