La mattina del 31 dicembre, sin dalle prime luci e fino a mezzogiorno, i bambini e le bambine di età compresa tra i 4 e i 12 anni si riversano per le strade con i lori sacchi, recandosi di casa in casa per chiedere: “A nolla dàzes sa candelarìa?” (ci date la candelaria?). La candelaria è l’offerta che le famiglie sono pronte ad accogliere e consiste in pane (chiamato su coccone), dolci, frutta e qualche moneta. Una delle tradizioni più sentite e singolari della Sardegna che celebrano il periodo natalizio, una consuetudine ancora vivissima nel cuore della Barbagia.
L’età di partecipazione non è casuale e segna un vero e proprio rito di passaggio: la prima esperienza riconosce l’acquisizione di autonomia extra familiare, mentre il limite superiore dell’età coincide con l’avvio dell’adolescenza e delle prime attività lavorative. Questo rituale genera una curiosa “partita di giro” nell’arco della mattinata: le famiglie registrano sia un’uscita (il dono ai bambini) che un’entrata (quanto portato dai propri figli). Per non perdere tempo tornando a casa, i bambini più grandi utilizzano le abitazioni di parenti come punto strategico per scaricare i sacchetti e continuare il giro. Sebbene oggi l’interesse sia rivolto soprattutto alle monete, il cuore dell’offerta rimane il pane.

Foto credit, Instagram su_guruttu
Su coccone, chiamato anche “la tondina”, è il pane preparato appositamente nei giorni precedenti il 31 da gruppi di donne che condividono rapporti di parentela e buon vicinato. L’impasto è a base di farina di grano duro lavorata con lievito, acqua tiepida, sale e strutto. Dopo una lunga lavorazione, l’impasto viene diviso in sfere della grandezza di un’arancia, che vengono lasciate lievitare. Si procede quindi a spianarle col mattarello fino a ottenere una sfoglia.
Dopo un’ulteriore lievitazione tra teli di lana, lino o canapa, il disco viene segnato con un taglio centrale a croce per facilitarne la divisione tra i bambini (a cui spetta un quarto del pane, ovvero un coccone), e con piccole croci impresse nei quattro spicchi, che simboleggiano la benedizione. La cottura avviene in forno con fiamma leggera, senza che venga voltata, in modo che la faccia superiore rimanga bianca e lucida. Appena sfornato, il pane viene spazzolato e ordinato a strati nelle corbule (ceste).

Foto credit, Instagram franca_brotzu
La tradizione della candelaria prosegue dopo mezzogiorno con un’importante appendice notturna riservata agli adulti, che oggi si svolge unicamente presso le case degli sposi novelli dell’anno che sta per finire. Anticamente era un atto di elemosina anonima rivolta alla popolazione povera, ma il suo significato è mutato: oggi, la visita serve a riconoscere e sancire l’appartenenza del nuovo nucleo familiare alla comunità orgolese.
Gruppi di uomini e donne, che talvolta diventano una vera e propria folla, attraversano le vie in festa, intonando un canto augurale e di richiesta del pane. Spesso questo avviene nel buio, a causa di un’attività di abbattimento delle lampadine pubbliche che fa ormai parte della tradizione stessa. In risposta, gli sposi offrono il su cumbidu, un generoso convito che comprende dolci e il tradizionale liquore all’uovo (su bov). Nonostante il canto chieda ancora “su cocone“, la gran parte dei visitatori partecipa per l’augurio e la celebrazione.
Foto credit copertina, Instagram luppugiuseppe
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