C’è una valle nelle Dolomiti bellunesi che da oltre un secolo esporta gelatieri in tutta Italia, in Europa e in tanti angoli del mondo. È la Val di Zoldo, terra di boschi, miniere, inverni lunghi e partenze. Perché qui il gelato non è mai stato soltanto un mestiere: è stato una possibilità , una strada per costruirsi un futuro lontano da una montagna che, soprattutto tra Ottocento e Novecento, offriva poche alternative economiche. Intere generazioni di zoldani partirono con i loro carretti e con ricette e manualità da affinare con l’esperienza. Prima l’Austria e la Germania, poi il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e mille altre destinazioni. Ovunque arrivassero, aprivano gelaterie. E ancora oggi, dietro molte insegne storiche del Nord Italia, si nascondono cognomi originari di questa valle abbracciata dai monti Civetta e Pelmo.
Le prime produzioni erano lontanissime dall’idea contemporanea di laboratorio moderno. Il gelato veniva prodotto in speciali tinozze, congelato con ghiaccio e sale, e travasato infine in tini di legno che ne mantenevano la solidità durante il trasporto e la vendita. Un lavoro faticoso, fatto spesso di lunghi viaggi e stagioni trascorse lontano da casa, ma che contribuì a costruire la reputazione dei gelatieri zoldani in tutta Europa. La tradizione gelatiera della valle non si è però fermata alla nostalgia. Anzi, negli ultimi anni ha trovato nuova energia attraverso una generazione di artigiani capaci di mantenere intatto il legame con la naturalità del prodotto, ma con una sensibilità contemporanea verso materie prime, tecnica e identità territoriale.

Gli interni tutto legno della gelateria Al Soler
Nel cuore della valle, a Pecol di Zoldo, la gelateria Al Soler continua a rappresentare uno dei simboli più autentici di questa cultura del gelato. Qui Enrico Piva porta avanti una gestione familiare che affonda le radici nella tradizione zoldana, lavorando su ricette classiche e ingredienti semplici, con gusti che puntano tutto sulla riconoscibilità delle materie prime. Nocciola, vaniglia e cioccolato restano punti fermi, accanto a proposte stagionali come uva fragola o fragoline di bosco. Il tutto in ambienti arredati in legno, dal calore tipicamente alpino, dove il gelato spesso si accompagna alle torte fatte in casa e allo strudel.

I fratelli Stefano, Chiara e Andrea Soban
Il segno lasciato dagli zoldani si ritrova ben oltre le Dolomiti. In Piemonte, per esempio, una delle insegne più celebrate del panorama italiano è la Gelateria Soban a Valenza, guidata da una famiglia originaria proprio della Val di Zoldo. Il locale (premiato con i Tre Coni sulla nostra Guida gelaterie d’Italia) è diventato negli anni un punto di riferimento assoluto del gelato artigianale italiano grazie a un’attenzione rigorosa alla selezione delle materie prime e a una filosofia che mette al centro pulizia dei sapori ed equilibrio. Una storia che racconta perfettamente come la cultura zoldana del gelato abbia saputo evolversi senza perdere autenticità .

La Gelateria Veneta 1885 in piazza Cavour a Pinerolo
Lo stesso vale per la Gelateria Veneta 1885 di Pinerolo, altra insegna storica del Piemonte legata all’emigrazione zoldana. Già il nome richiama una storia lunghissima, nata quando molti gelatieri della valle lasciavano le Dolomiti per cercare fortuna altrove, portando con sé un sapere artigianale tramandato di padre in figlio. Ancora oggi queste gelaterie custodiscono un’idea di gelato che punta più sulla sostanza che sugli effetti speciali: ingredienti riconoscibili, gusti netti, dolcezza misurata.

L’ingresso della Gelateria del Biondo a Brescia
E poi c’è Brescia, dove la Gelateria del Biondo rappresenta un altro esempio di quanto la scuola zoldana abbia inciso profondamente sulla cultura del gelato del Nord Italia. Qui la qualità degli ingredienti e la ricerca della giusta cremosità si intrecciano con una continua evoluzione tecnica, mantenendo però quell’approccio artigiano che da sempre caratterizza i gelatieri della valle bellunese.
In fondo è proprio questa la forza della tradizione zoldana: non avere mai trasformato il gelato in un semplice esercizio estetico. Dietro ogni cono c’è ancora un approccio montanaro fatto di concretezza e precisione, senza scorciatoie. E forse è anche per questo che, in un’epoca in cui il gelato artigianale è diventato spesso moda o marketing, tanti nomi legati alla Val di Zoldo continuano a essere sinonimo di affidabilità . Perché da queste montagne non è partita soltanto una tradizione gastronomica. È partita una vera scuola italiana del gelato.
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