Giacomo Satta, figlio d’arte e il più giovane vicepresidente della Doc Bolgheri. ha saputo rinnovare in pochi anni l’azienda di famiglia Michele Satta, seguendo il percorso tracciato dal padre e la sua storia, ma imprimendo allo stesso tempo una forte impronta territoriale ai vini prodotti, con grinta e decisione, che mostrano una grande personalità.
È il caso del Bolgheri Rosso Sup. Marianova 2022, uno dei 50 Vini Rari selezionati dal Gambero Rosso, prodotto in 3000 bottiglie da un blend di sangiovese e syrah, due vitigni in cui l’azienda ha sempre creduto fin dagli esordi. Un grande Bolgheri Superiore, che matura in cemento, anfora e barrique, prodotto fuori dai canoni, non si utilizza il cabernet, quasi sempre presente nei rossi della denominazione.
«Il Marianova è un vino unico – come piega Giacomo – molto identitario per la nostra azienda. Mi sono concentrato su due varietà di uva che sono sempre state rappresentative per noi, sangiovese e syrah, cercando di ottenere un vino di grande eleganza. Inoltre a Bolgheri siamo fortunati perché, coltivando vitigni bordolesi, parliamo un linguaggio comprensibile ai più».

«Sono convinto che ogni generazione debba sentire il vino come proprio e lo faccia suo, senza stravolgerne l’identità, l’importante è che ogni etichetta rispecchi la personalità di chi lo produca, evitando di proporre la copia sbiadita di quello che si è fatto in passato. Per far questo bisogna aprirsi al mondo, viaggiare e bere tanti, tanti vini. Abbiamo un disperato bisogno di fare un’esperienza che non ce ne ricordi di simili, ma che sia unica, quando beviamo un vino».

Entusiasta per natura, ma soprattutto appassionato di vino, Giacomo ha le idee molto chiare per il futuro. «Bolgheri è una denominazione unica anche grazie alla sua gioventù, pertanto si parte avvantaggiati. Per il futuro c’è da lavorare, ma la denominazione si presta a rispondere molto bene alle esigenze del mercato, che forse abbiamo un pochino trascurato negli ultimi anni, essendo troppo concentrati sulla produzione. Quindi, lavoreremo sulla comunicazione per una denominazione che si adatta bene allo spirito contemporaneo.
L’importante è non perdere mai la vocazione del territorio: produrre varietà bordolesi con vini disponibili, arieggiati come è la nostra terra. Abbiamo la fortuna che il nostro vino parla una lingua universale, dobbiamo solo evitare l’omologazione. Il nostro obiettivo è mettere il cuore nel vino, per far emergere la specificità e unicità del territorio».

«Bolgheri è anche terra da bianchi, ne sono sempre più convinto, ha suoli sciolti che danno salinità al vino, uno scheletro unico e solidissimo. Avremo grandi soddisfazioni nel tempo, possiamo puntare ad essere una denominazione capofila per una piccola “avanguardia” di grandi bianchi toscani, mediterranei. E, poi, è un momento buono in generale per i bianchi, non dimentichiamoci mai che il vino è consumo, scambio e mercato».
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