Santa Margherita inaugura la nuova cantina in Toscana. E guarda al futuro: commercializzazione, biologico e nuovi acquisizioni

29 Giu 2015, 12:55 | a cura di Livia Montagnoli
Festeggia ottant’anni quest’anno e continua a investire sul futuro dell’azienda il gruppo vitivinicolo veneto che ha appena inaugurato un nuovo nucleo operativo in Toscana. Intanto si punta alla conversione al biologico e al consolidamento sui mercati esteri.
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Il nuovo polo Santa Margherita

Inaugurato il nuovo Polo di Greti Santa Margherita, con cui il gruppo vitivinicolo veneto chiude il cerchio (almeno per il momento) degli investimenti in Toscana. Tra il 2011 e il 2015 sono stati 13 i milioni di euro destinati a questa regione, che conta le tenute di Lamole di Lamole e Vistareni nel Chianti Classico e Sassoregale in Maremma. Il nuovo polo, invece, rappresenta il nucleo operativo e logistico di tutto il gruppo vinicolo in Toscana, con una nuova e moderna linea di imbottigliamento e di stoccaggio, e una cantina (che sorge in una vecchia distilleria) per l’affinamento in legno e in acciaio, e una sezione sperimentale dedicata all’affinamento in cemento e a quello in bottiglia. Inoltre, sempre in quest'area, sorge il nuovo wineshop (Vini&dintorni): il primo del gruppo comprensivo di ristorante. “Vuole essere un completamento della nostra linea” ha detto all'inaugurazione l'ad del gruppo Ettore Nicolettoun modo per dare al consumatore non solo la possibilità di comprare il vino, ma anche di abbinarlo ai prodotti toscani. E contemporaneamente rafforzare sempre più il legame con questo territorio”.

Gli obiettivi futuri. Biologico e sostenibilità

“Stiamo lavorando a questo progetto da oltre due anni tra carte e cavilli” ha detto un soddisfatto Stefano Marzotto, presidente della holding di famiglia (Zignago holding)“poi ci chiediamo perché gli stranieri non investano in Italia. La burocrazia è sicuramente una delle risposte. Ma adesso siam contenti di essere qua”. Tra i prossimi obiettivi del gruppo, c'è la conversione al biologico, al momento partita dalla Tenuta Lamole di Lamole che dovrebbe estendersi a tutta la superficie (177 ettari, di cui 57 ettari di vigneto) entro il 2017: “Qui” dice l'enologo Andrea Daldin, responsabile tecnico di tutto il polo toscano “stiamo sperimentando un nuovo sistema, ancora poco utilizzato in Italia, attraverso gli induttori di resistenza, prodotti a base di aloe e propoli che vengono immagazzinati dalla pianta e utilizzati nei casi di emergenza: quando la vite subisce l'attacco di funghi e batteri”. E contemporaneamente si sta lavorando alla sostenibilità, con la cantina principale già totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico. Non si dimentichi, inoltre, che la Tenuta si trova all'interno del primo bio-distretto d'Europa, quello di Panzano che comprende sette produttori per un totale di 500 ettari (su 600) coltivati a biologico.
Al di fuori della Toscana il gruppo, che in totale conta nove tenutedall'Alto Adige alla Sicilia (Santa Margherita, Cantine Torresella, Cà del Bosco, Kettmeir, Lamole di Lamole, Sassoregale, Vistarenni, Terrelíade e Feudo Zirtari) e che ha appena chiuso il 2014 con il suo fatturato più alto di sempre - 110 milioni di euro (+10%) di cui il 65% maturato sui mercati esteri - potrebbe presto arricchire il proprio mosaico enologico con un nuovo acquisito: si parla di nuovi investimenti in territori ancora inesplorati, probabilmente relativi a marchi già operativi in Italia. Ma intanto nell'imminente futuro c'è il consolidamento della filiale costituita lo scorso anno negli Stati Uniti, a Miami, per la commercializzazione. Quando si dice 80 anni (compiuti proprio quest'anno) e non sentirli.

a cura di Loredana Sottile

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