Al riparo dagli abusi che sono costrette a subire ogni giorno in un Paese in cui la parità tra i sessi continua a rappresentare un miraggio, le donne afghane trovano ora uno spazio esclusivo dove incontrarsi in sicurezza, socializzare e mangiare insieme. Il progetto nasce dal coraggio di Suraya Pakzad, attivista di Herat che grazie al supporto economico della Pennsylvania ha realizzato il sogno di aprire il primo ristorante riservato alle donne. E già si programmano nuove aperture.
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Si fa presto a parlare di nuove aperture. Con un certa leggerezza, come è giusto che sia scrivendo di food affaire, vi raccontiamo le novità del panorama gastronomico, chi entra e chi esce nelle classifiche internazionali, quali interessanti proposte si affacciano nel mondo della ristorazione. Ma c’è sempre spazio per affrontare, passando dal cibo, tematiche più complesse e segnalare realtà tanto distanti dalla nostra consuetudine quanto importanti per il messaggio che coraggiosamente lanciano ben oltre i confini di un Paese martoriato come l’Afghanistan. Perché della nazione asiatica da decenni al centro delle cronache internazionali stiamo parlando. Nell’Ovest del Paese ha aperto il primo ristorante dedicato alle donne, le uniche ad avere accesso al piccolo locale frutto di una cooperazione internazionale; Suraya Pakzad, attivista di Herat che ogni giorno combatte per un miglioramento della condizione femminile e ora proprietaria dello Scranton Restaurant, ha infatti ricevuto il supporto del senatore americano Bob Casey e di una ONG della Pennsylvania (da cui deriva il nome del nuovo ristorante), che sono riusciti a raccogliere i 20mila dollari necessari per la realizzazione del progetto.
Una gara di solidarietà che ha coinvolto anche il governo finlandese, fautore della costruzione dell’edificio, dove le donne afghane saranno libere di incontrarsi, socializzare, consumare un pasto o bere un caffè in assoluta libertà. Una conquista tutt’altro che scontata. Come ammette la stessa Suraya il ristorante sarà uno dei rari luoghi ad offrire alle donne la tranquillità di incontrarsi fuori casa in sicurezza, senza incappare in spiacevoli inconvenienti. Garantendo tra l’altro una possibilità di impiego al femminile (a sostegno anche di un progetto di catering collaterale al ristorante), in un Paese in cui si continua a perpetuare l’uso di confinare le donne ai lavori di casa, destinandole a una vita da recluse. Gli uomini invece potranno solo ordinare dall’esterno cibo take away.
Un successo annunciato che ha determinato un’affluenza di gran lunga superiore alla capacità del piccolo locale: sono solo sei i tavoli che spesso non riescono ad accontentare il numero delle commensali; e già si pensa ad aprire un secondo ristorante, auspicando un nuovo solidale apporto economico dalla comunità internazionale. Intanto il progetto di Pakzad potrebbe arrivare anche in Arabia Saudita, coinvolta recentemente da episodi a stampo sessista ai danni di alcune donne che chiedevano solo di mangiare al ristorante.