All'estero la cucina italiana è soprattutto pizza, vino, olio d'oliva. Benissimo. E poi? Poi ci pensano manifestazioni come Taste of Italy a far conoscere anche la varietà del buon cibo made in Italy.
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È difficile non cadere negli stereotipi quando si parla di cucina italiana all’estero, ma l’edizione 2014 del Taste of Italy, festival che da sei anni si svolge a Los Angeles, è riuscita a rispettare le tradizioni aprendo contemporaneamente le porte a nuovi prodotti rispetto quelli che storicamente hanno conquistato il mercato USA.
L’11 ottobre la manifestazione ha visto schierati big come Grom e San Pellegrino a fianco di piccoli produttori e start up che stanno muovendo i primi passi negli Stati Uniti, cercando di trovare uno spicchio di mercato diverso rispetto a quello delle pizzerie e dell’importazione di vini, uno spazio che possa dar voce alla varietà della nostra tradizione gastronomica. Certo, i prodotti simbolo dell’Italia c’erano tutti: pizza, vino, olio d’oliva, anche cannoli. Accanto a questi, però, altri prodotti e altrettanti produttori, magari meno iconici ma capaci di dare una scossa all’immagine troppo spesso stereotipata della cucina italiana all’estero. Biscotti, amari, formaggi regionali e altre golosità. È il caso ad esempio dei ragazzi di Baia Pasta, che producono pasta utilizzando farina dello Utah e grano della California conservando il procedimento utilizzato dai pastifici italiani. Ottenendo così un ottimo risultato che non ha nulla da invidiare alla migliore pasta italiana.

Il primo anno c’erano solo 500 visitatori” racconta Marianna Gatto, direttrice dell’Italian American Museum of Los Angeles, ideatore dell’evento “Taste of Italy ha un enorme potenziale: quello di far conoscere agli americani la varietà e la qualità della cucina italiana e dei prodotti italiani oltre quelli già noti”.
Non è mancato un contorno più naif, con musica e spettacoli tipici: le tarantelle e l’immancabile Volare interpretata da cantanti lirici. Fanno parte del gioco e rappresentano un contorno che i visitatori americani si aspettano di vedere. E sia. Il pregio dell’organizzazione del Taste Of Italy è proprio quello di unire la tradizione, anche la più radicata, a un nuovo immaginario gastronomico, fatto di nuovi prodotti e nuove ricette, capaci di ampliare e rinnovare il mercato americano.

A cura di Andrea Indiano

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Foto di Gianfilippo De Rossi