Fotografato un comparto in salute che negli ultimi dieci anni risulta in forte sviluppo. Toscana e Alto Adige si confermano i territori più vocati mentre aumenta la ristorazione in campagna.
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Rallenta la crescita dell’agriturismo in Italia, ma il comparto sembra reggere l’impatto della difficile congiuntura economica. Nel 2012, le aziende agricole autorizzate sono 20.474, ovvero 61 in più (+0,3%) rispetto all’anno precedente. È il risultato, secondo gli ultimi dati Istat, di 1.286 nuove autorizzazioni e 1.225 cessazioni di attività. Rispetto al 2011, sono aumentate sia le nuove licenze (97) sia le cessazioni (476). A livello territoriale, crescono Nord-ovest (+5,8%) e Centro (+2%), mentre cala il Sud (-13,2%), a causa soprattutto della diminuzione della Campania (-424 unità) dovuta principalmente al mancato adempimento di parte degli agriturismi alla normativa regionale. Toscana e Alto Adige, con 4.185 e 2.996 aziende, si confermano i territori in cui l’agriturismo risulta storicamente più radicato. Se si considera il decennio 2003-2012, il settore risulta in forte sviluppo, con un aumento del 57,3% del numero di aziende (da 13 a oltre 20,5mila), degli alloggi del 57% (da 10,8 a 16,9 mila) e degli agriristori del 63,8% (da circa 6a 10 mila). Oltre un’azienda su tre è a conduzione femminile, con una maggiore concentrazione in Toscana: 40,8 del totale regionale e il 23,5% del totale nazionale. Crescono (+1,1%) le imprese autorizzate alla ristorazione in campagna, che sono ormai quasi metà (49,5%) del totale. Il 13,6% di queste fa solo ristorazione, il 72,4% offre anche l’alloggio, il 25,5% abbina ristorazione e degustazione e il 59,6% offre anche altre attività come sport, corsi, equitazione, escursioni. Per la prima volta, l’indagine Istat rileva le strutture che svolgono attività di fattoria didattica, che nel 2012 risultano 1.251. Si tratta di quelle attività che puntano a avvicinare l’agricoltore a un pubblico di adulti e bambini, interessato a scoprire il vivere quotidiano in montagna e in campagna.
www.istat.it

a cura di Gianluca Atzeni