La risposta

"Inaccettabili le parole di Ascheri: danneggiano tutto il vino piemontese". Quadrumolo difende le cooperative

Il presidente di Vite Colte risponde all'ex presidente del Barolo, che aveva dato alle realtà sociali la responsabilità della crisi: "Per alcune Do basta agire sulle rese. Servono nuovo progetti di marketing per creare valore"

  • 26 Marzo, 2026
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«Analisi superficiale e inaccettabile per un produttore che ha ricoperto cariche di responsabilità nel settore vitivinicolo». Non usa mezze misure Piero Quadrumolo, presidente di Vite Colte, società piemontese a base cooperativa che riunisce 180 viticoltori su 300 ettari di vigne, per giudicare l’analisi sulla crisi del vino piemontese fatta al settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso da Matteo Ascheri. Il produttore ed ex presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, aveva puntato l’indice contro le cantine sociali che, a suo modo di vedere, pagherebbero sempre meno i conferitori vendendo i vini a prezzi troppo bassi, a cominciare dal Barolo Docg.

Polemica gratuita in cambio di visibilità

Quadrumolo, che ha inviato una lettera firmata al Gambero Rosso, non accetta l’atteggiamento polemico di Ascheri nei confronti della cooperazione: «Il mondo del vino sta diventando come la peggiore politica: più le persone non brillano nella propria professione, più urlano e aggrediscono altri per avere un po’ di visibilità. Invece, il Piemonte – come spiega al Tre Bicchieri – è una regione complessa, con 60 Dop e circa 35 vitigni coltivati. Il mercato delle uve è una parte assolutamente minoritaria e i produttori che hanno scelto di non vinificare e di non aderire a nessuna cooperativa, hanno lucrato in vendemmie scarse e magari soffrono in vendemmie abbondanti. Ma è una loro scelta».

Vite Colte è una società per azioni, con sede a Barolo, che opera con una base cooperativa. Si occupa della produzione e vendita di vini Doc e Docg del Piemonte (con una media annua di 1,2 milioni di pezzi per il 70% circa esportati), nel segmento premium. Il fatturato 2024 è stato di circa 24,2 milioni di euro. Nel 2025, i ricavi sono diminuiti di circa il 6% rispetto all’anno precedente.

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Piemonte – vigneti dolcetto

Il caso Barolo: agire sulle rese in vigneto

Il presidente Quadrumolo prova ad analizzare il momento difficile per il vino piemontese, sottolineando come la crisi attuale «non riguardi tutti i prodotti», ma solo alcune denominazioni: Moscato, Brachetto, Barbera in maniera più marcata. Mentre il caso del Barolo va trattato a parte: «Tenuto conto della situazione internazionale, il vino sta andando bene anche se soffre di una leggera discrasia tra la produzione che supera costantemente i consumi con valori attorno al 5-7 per cento. Alcuni anni fa – ricorda il presidente di Vite Colte – durante la precedente crisi fui tra quelli che proposero la riduzione delle rese. E l’allora presidente Ascheri si oppose, sostenendo che l’unica soluzione era che tutti i viticoltori vendessero direttamente in bottiglia la propria produzione. Questo, in economia, è la traduzione del pensiero secondo cui sarebbe bello che tutti fossimo felici. Non so se al Consorzio verbalizzino quanto detto nelle assemblee ma – sottolinea – c’erano almeno 50 produttori testimoni del dibattito».

La stoccata ad Ascheri

In risposta alle dichiarazioni di Matteo Ascheri sulle responsabilità delle cantine sociali, Quadrumolo ha tenuto a sottolineare che le cooperative «vinificano poco più del 10% della denominazione Barolo e, quindi, non possono essere determinanti né per i successi né per le crisi del prodotto. Se vendiamo complessivamente 14 milioni di bottiglie di Barolo ma ne produciamo 15 milioni, non ci vuole certo un genio per capire che bisogna ridurre i volumi per riportare la filiera in equilibrio. Basterebbe un taglio tra 5% e 7%. Ma ci vuole un ampio accordo. Quando era presidente del Consorzio, Ascheri non lo fece. Non può ora lanciare il sasso quando è fuori. Bisogna essere coerenti». Poi la stoccata all’ex presidente: «Tengo a precisare che Matteo Ascheri non è andato via dalla presidenza del Consorzio, ma ha perso la fiducia dei soci e non è stato più rieletto».

Piemonte – uve Nebbiolo – foto di Andrea Cairone su Unsplash

La congiuntura di Moscato e Brachetto

«In questo momento – spiega Quadrumolo – si vive una crisi congiunturale dei vitigni aromatici, Moscato e Brachetto, dovuta a problematiche legate ai mercati di consumo di questi vini: dai dazi di Trump alla guerra in Russia-Ucraina. A questo, si aggiunge un dato strutturale grave: il lento ma progressivo disinteresse delle multinazionali verso questi prodotti ritenuti poco redditizi». Il riferimento è al cambio di strategia di grandi brand come Campari o Gancia. In questo caso, può essere corretto «un intervento di distillazione, come richiesto dai rispettivi Consorzi, per riallineare gli stock in attesa che i mercati tornino ad assorbire i volumi come hanno fatto fino a poco tempo fa».

Asti Docg – Vigneti moscato

Emergenza Barbera: si potrebbe pensare agli estirpi

Più complessa la situazione del vino Barbera, che è di lunga data. «Preso atto della modifica dei consumi in atto, che penalizza ulteriormente i rossi – sottolinea Quadrumolo – è probabile che si arrivi a dover espiantare. Anche se, purtroppo, potrebbe pensarci prima la flavescenza dorata «che sta colpendo gravemente i vigneti». In generale, è in atto un lento lavoro di «riposizionamento», ed è il caso di Barbera d’Asti superiore e Nizza Docg, a cui «Vite Colte partecipa da anni dando il contributo e riconoscendo per le uve dei soci della vendemmia 2025 le stesse remunerazioni della 2024». L’altro lato della medaglia è che una «parte importante del prodotto non ha un mercato in bottiglia soddisfacente. Per questo motivo – rimarca il presidente Quadrumolo – bisognerà trovare un equilibrio tra offerta e domanda sacrificando una parte di vigneti meno vocata». Insomma, espianti solo in casi gravi.

No a strumentalizzazioni, servono nuove idee

Dove sta allora la soluzione? Piero Quadrumolo spiega che servirebbero nuove idee: «Dalla gestione di vecchie o nuove Doc, a nuovi vitigni resistenti, a nuovi progetti di marketing per migliorare il posizionamento del prodotto e creare valore». Inutile, in conclusione, fare polemiche: «Strumentalizzando dati approssimativi o inventati – conclude in riferimento all’intervista di Ascheri – si lanciano falsi segnali e si creano aspettative di ribassi sul mercato che danneggiano tutti». A cominciare dalla fase di finalizzazione dei contratti sulle cessioni dei vini destinati agli scaffali della grande distribuzione.

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