Negli ultimi anni ci è capitato più volte di sottolineare come i vini rosati non rappresentino una categoria di prodotto, ma una lettura diversa di un territorio grazie alle tante cantine che da nord a sud Italia hanno deciso di puntare con forza su questa declinazione, andando a proporre gamme di etichette importanti e ben articolate. Questo discorso si applica particolarmente bene alla Puglia del vino, dove il livello qualitativo della produzione conferma lo standard di crescita degli ultimi anni, tra solide certezze e nuovi spunti, sia dal punto di vista dei vitigni e denominazioni sia di nuove realtà che siamo felici di aver contribuito a far conoscere. C’è stato, infatti, un importante ricambio delle aziende premiate, segno di una regione in movimento, che punta a ottimi risultati con l’obiettivo di valorizzare il territorio nelle sue varie sfaccettature.

Concentrandoci qui sulla produzione in rosa della Puglia, siamo convinti che la regione ormai offra un panorama di vini che rappresentano una vera e propria categoria stilistica, costruita su identità varietale, scelte enologiche precise e un forte legame con il territorio. Ed è questa la strada che dovrebbero seguire tutti i produttori, perché solo così il rosato smetterà definitivamente di essere considerato un prodotto di “ripiego” o di vinificazione secondaria. I vini rosati pugliesi che vi consigliamo di assaggiare sono ottenuti dai vitigni autoctoni a bacca nera più noti e diffusi della regione.

Il nome susumaniello si riferisce riferimento alla produttività elevata che permetteva di “caricare il somaro”, viene coltivato soprattutto in provincia di Brindisi ed è stato riscoperto negli ultimi anni sia in purezza –da cui si ottengono grandi vini rossi ma anche rosati molto interessanti – sia in blend con nero di Troia e malvasia nera. Il susumaniello è presente nelle denominazioni Brindisi DOC, Salento IGT, Squinzano DOC, Tarantino IGT, Valle d’Itria IGT. Sorprende per l’equilibrio tra acidità naturale elevata e finezza aromatica: profumi di ribes, scorza d’arancia, petali di rosa e spezie leggere e palato dinamico, con una trama fresca e una piacevole sapidità.
Per la prima volta, i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida Vini d’Italia, è stato ottenuto proprio da un Susumaniello rosato prodotto dell’azienda Varvaglione 1921.

Il negroamaro fa la parte del leone in Puglia essendo presente nell’80% dei rossi e dei rosati: dalle origini antichissime, sembra arrivato in Puglia con i coloni greci che approdarono sulle sponde della regione nell’antichità; la vinificazione in rosa di questo vitigno, noto per la sua intensità e profondità nei rossi, rivela una sorprendente eleganza: aromi di ciliegia fresca, melograno e erbe mediterranee si fondono con una struttura salina e una vena amaricante piuttosto tipica. Ottenuto all’80% da questo vitigno è il Five Roses Anniversario 2024 di Leone de Castris, premiato come Miglior Rosato d’Italia nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso.

Si ipotizza che il primitivo (qui i migliori del 2026) arrivi dalla Dalmazia o che la sua origine vada ricercata in un magnifico giardino-orto botanico degli imperatori austro-ungarici, dal quale sarebbero partite piante dirette in Puglia (chiamate primitivo) e piante dirette in California (chiamate zinfandel). L’unica certezza, sostengono gli storici, è che il Primitivo ha fatto il suo ingresso in Puglia attorno al ‘700; Grazie alla sua naturale ricchezza zuccherina e al profilo aromatico intenso, dà origine a rosati di maggiore corpo, con note di fragola matura, lampone, rosa canina e una leggera speziatura.
Il nero di Troia, una delle anime più strutturate della viticoltura del nord della Puglia: vitigno a bacca spessa e ricco di polifenoli, richiede una vinificazione attenta e precisa per ottenere rosati equilibrati e raffinati che si distinguono per il loro profilo floreale e speziato e mostrano buona acidità, tensione e una vena tannica lieve.
Il bombino nero cui è addirittura dedicata una Docg nella tipologia rosé, la Castel del Monte Bombino Nero, è un’interpretazione elegante e fresca del rosato pugliese, capace di esprimere la delicatezza tipica dei vitigni a bacca nera dai tannini morbidi. Regala rosati di grande finezza, con profumi di fiori bianchi, agrumi, fragola e pesca bianca, arricchiti da una leggera mineralità. Al palato si distingue per la sua acida freschezza, con una trama setosa e un finale sapido. Nel 2024 proprio un Castel del Monte Bombino Nero, il Pungirosa ’22 di Rivera è stato premiato per il Miglior Rapporto Qualità Prezzo Regionale.

La selezione che segue non ha la pretesa di essere esaustiva – ci sono infatti altri vini rosati della Puglia di buon livello qualitativo e molti li trovate recensiti nelle nostre pubblicazioni -ma vuole evidenziare quelle etichette che hanno ottenuto i punteggi più alti, da 90/100 in su nelle guide del Gambero Rosso Vini d’Italia 2026 e BereBene 2026, visto che spesso si tratta di grandi vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Infatti li potete trovate in enoteca o negli shop on line quasi sempre a meno di 20 euro, non di rado a meno di 15 euro e in alcuni casi sotto i 10 euro. Una raccomandazione: non abbiate fretta di stapparli, teneteli fermi in cantina per 3-4 anni e avrete delle grandissime sorprese. I vini rosati più strutturati, infatti, (come i bianchi) invecchiano bene quanto alcuni rossi e si esprimono al meglio dopo alcuni anni.

Azienda storica del panorama vitivinicolo pugliese, la Leone De Castris coltiva vitigni su circa 300 ettari di proprietà nel Salento e nella provincia di Bari, concentrandosi sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni. Il Five Roses Anniversario ’24, (negroamaro 80% e malvasia nera 20%), vino iconico dell’azienda, profuma di lampone e ribes e un palato ricco, fresco e profondo con piccoli frutti rossi maturi e una scia minerale che dona profondità e definizione.


Vitigni autoctoni e agricoltura biologica e sostenibile: questi i punti saldi dell’azienda Torrevento, situata in un ex-monastero benedettino del XVII secolo, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Arancia rossa e melograno al naso, il Castel del Monte Primaronda ’24 (nero di Troia 100%), è rotondo al palato, con una vena acida a sostenere il sorso. Teso e vibrante il Castel del Monte Bombino Nero Veritas ’24 (bombino nero 100%), rosato fresco e piacevole che profuma di ciliegia e lamponi, con refoli iodati, scorrevole ed equilibrato al palato con una buona acidità.

Svetta sul gradino più alto del nostro podio quest’anno, con i Tre Bicchieri, il Susumaniello Rosé ’24 di Varvaglione 1921, che brilla per sapidità e freschezza con profumi di melone e agrume rosa che invitano al sorso: tra i migliori rosati assaggiati in regione. Marzia, Angelo e Francesca rappresentano la quarta generazione della famiglia Varvaglione, storica azienda tarantina. Oltre 500 gli ettari vitati a disposizione, alcuni di proprietà e altri curati da viticoltori associati, collaboratori di fiducia da oltre 30 anni. Punto di partenza sono i vitigni autoctoni come primitivo, negroamaro, malvasia, aglianico e verdeca, affiancati da alcune varietà internazionali, da cui si ottengono vini che riflettono le caratteristiche del territorio salentino. 
Il Femì ’24, da uve negroamaro, profuma di piccoli frutti rossi e fiori di pesco; piacevole il sorso, minerale e sapido, con agrumi dolci sul finale. La Masseria Cuturi è un’antica struttura costruita nel ‘700 nel comune di Manduria, nel cuore di una tenuta di circa 300 ettari, di cui 30 dedicati alla produzione di uve autoctone, tra cui primitivo, negroamaro, aglianico e minutolo. La Masseria, a pochi passi dallo Jonio, è circondata da olivi secolari e dal Bosco dei Cuturi ed è affiancata dalla cantina di vinificazione e affinamento dei vini. Vision aziendale è la valorizzazione del patrimonio naturale del territorio grazie all’agricoltura biologica.

L’azienda Amalberga è un progetto giovane, focalizzato sul recupero dei vitigni autoctoni della denominazione Ostuni attraverso una produzione biologica. Il Negroamaro Rosato ’24 si presenta al naso con profumi intensi di nespola, albicocca e pera; il sorso è gustoso, fresco, sapido, con uno scheletro minerale a dare profondità. 
Negli anni Settanta la famiglia Rossi fonda l’azienda a Sammichele di Bari, piccolo centro abitato anticamente composto da cento case, i “cento vignali” che battezzano l’azienda da sempre concentrata sui vitigni autoctoni pugliesi. Il Susumaniello Rosato ’24 profuma di viola e liquirizia e al palato si apre con fragoline di bosco e susina, con sbuffi iodati a dare freschezza.

L’enologo pugliese Giovanni Aiello ha fondato la sua azienda dieci anni fa sfruttando la natura carsica dei terreni tra Castellana Grotte e Alberobello, da dove nascono i vini della linea Chakra. Ottenuto da uve primitivo, il Chakra Rosato ’24 è accattivante al naso con pesca, melone, litchi e al palato è lungo e persistente, con una buona sapidità.

L’azienda di Alberto Longo nasce nel 2000 a Lucera, dove trasforma e ristruttura un’antica azienda agricola. Sono 35 gli ettari a disposizione, suddivisi fra i poderi della Fattoria Cavalli e della Masseria Celentano. Di buona struttura il Donnadele ’24, rosato da negroamaro, con un naso accattivante di agrumi dolci, con pesca e nespola al palato, fresco e sapido.
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