Nella luce dorata della costa ovest della Sardegna, dove il vento porta con sé profumi di sale e macchia mediterranea, le vigne di vernaccia affondano le radici in una terra ruvida e generosa. Qui il mare non si vede sempre, ma si sente. È nell’aria, nella sapidità che accarezza i grappoli, nella pazienza contadina che ha imparato a rispettare il ritmo lento delle stagioni.

foto di https://vinicontini.com/
La Vernaccia di Oristano Antico Gregori di Attilio Contini nasce così: da un paesaggio che non ha fretta, da un tempo che scorre diverso. Non è un vino che si concede subito. Riposa per anni in botti di rovere, non colmate del tutto, dove un velo sottile di lieviti – fragile e prezioso – lo protegge e lo trasforma. È un’attesa silenziosa, quasi monastica. Ogni anno che passa aggiunge profondità, sottrae impetuosità, regala sfumature. È un dialogo continuo tra ossigeno, legno e materia viva. Un’evoluzione lenta che sa di artigianalità e destino. Una parte si disperde, esce dalla botte, è la parte degli angeli.

Cabras – foto di https://vinicontini.com/
Nel calice, l’Antico Gregori brilla di un ambrato intenso, attraversato da riflessi dorati che ricordano il sole al tramonto sugli stagni di Cabras. Il profumo è un viaggio: mandorla tostata, miele scuro, nocciola, spezie dolci, un’eco marina che sorprende e seduce. Ogni respiro svela un dettaglio nuovo, come se il vino custodisse segreti da rivelare poco alla volta. Al sorso è secco, profondo, avvolgente. La sapidità vibra sul palato, la struttura è ampia ma elegante. Il finale, lungo e persistente, lascia quella lieve traccia di mandorla amara che è firma inconfondibile della Vernaccia di Oristano. Non è solo gusto: è memoria.
L’Antico Gregori non chiede abbinamenti complessi. Anzi, è un vino da meditazione, da assaporare anche da solo, magari in buona compagnia. Se ci vogliamo mettere qualcosa accanto, può accompagnare formaggi stagionati, bottarga di muggine o dolci alle mandorle, poco dolci, molto complessi. Ma, come accennato, dà il meglio di sé da solo: quando lo si versa lentamente e lo si lascia parlare. È un vino da meditazione nel senso più autentico del termine: invita a rallentare, ad ascoltare, a sentire.

In un mondo che corre veloce, l’Antico Gregori è un atto di resistenza gentile. È la prova che il tempo, quando viene rispettato, diventa valore. È la testimonianza di una famiglia che dal 1898 custodisce un sapere antico e lo rinnova senza tradirlo. Bere Antico Gregori significa entrare in una storia più grande: quella di una terra che sa essere austera e luminosa allo stesso tempo. Una terra che nel vino ha trovato il suo modo più sincero di raccontarsi.

Tutto ciò che abbiamo scritto sull’Antico Gregori è ben evidente nella Riserva 1991. A ben 35 anni dalla vendemmia il vino mostra soprattutto segni di enorme vitalità. I profumi cambiano di continuo, si parte dalla frutta secca, si va all’arancia essicata, passando per l’albicocca e le sensazioni iodate e salmastre che sembrano arrivare proprio da li, da Cabras e dal mare. La bocca è un’esplosione salina, scandita dalla morbidezza che arriva dall’alcol e da una lieve percezione tannica di raro fascino.
L’etichetta è presente nella sezione Vini Rari della guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, dedicata a quei vini pensati ed elaborati in una dimensione artigianale, prodotti in quantità limitate o limitatissime.
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