Fotonotizia

Cena di gala con attentato e furto di vino. Il doppio giallo della Casa Bianca

La correspondents dinner di Washington ha aperto un vero mistero: chi e perché ha rubato le bottiglie presenti in sala? Tra fake news e parodie, ecco cosa è successo

  • 30 Aprile, 2026
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Cena di gala con attentato (vero) e annesso furto (presunto) di pregiate bottiglie di vino. La famosa e tanto attesa correspondents dinner, appuntamento annuale organizzato dalla Casa Bianca coi giornalisti corrispondenti, è balzata alle cronache innanzitutto perché il presidente Donald Trump, dopo il fallito tentativo di aggressione armata, è stato portato in salvo (assieme a sua moglie Melania e al vice presidente Vance) dalla sicurezza. Ma anche perché qualche ora dopo si è sparsa la notizia del presunto furto di 147 bottiglie di vino sulle 188 totali posizionate sui tavoli dell’hotel Washington Hilton. Messo al sicuro il presidente (che non è certo nuovo a tentativi di attentato) la narrazione di giornali e tv americani si è concentrata rapidamente e in maniera virale sulle reazioni di indignazione a questo atteggiamento molto poco elegante tenuto dai giornalisti presenti nella sala da ballo dopo la sparatoria.

Video da oltre di 10 milioni di visualizzazioni sono circolati sui social media avvelenando il dibattito. I giornalisti “ladri” ne sono usciti malconci. Ma attenzione: era tutta (o quasi) una provocazione. Il racconto dettagliato, ripreso urbi et orbi dalla stampa americana e non solo, del fantomatico produttore di vino Peter Girnus (in realtà esperto informatico texano che in un post si era spacciato per un collaboratore della Casa Bianca), era un fake. Lo ha ammesso lui stesso qualche giorno dopo spiegando di aver ironizzato nel commentare alcuni video pubblicati dai partecipanti alla cena.

Ma qualcosa di vero c’era: il gesto della donna bionda in abito scuro che, dopo gli spari, è stata immortalata in un video che ha fatto il giro del mondo mentre prendeva dal tavolo due bottiglie (una di spumante e una di vino rosso). Ad onor di cronaca bisogna dire che non era l’ambasciatrice ucraina negli Usa (come si era detto inizialmente, giusto per creare il caso geopolitico), ma una giornalista. Lei stessa ha successivamente chiarito che ha portato via le bottiglie perché tutto quello che era sul tavolo era stato pagato dagli stessi ospiti. Si chiama diritto di tappo. Che a quanto pare non decade in caso di sparatoria.

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