31 Mar 2010 / 20:03

Supervino al supermercato

Con circa settemila etichette per 1.500 cantine, il vino nei supermarket è più vicino al mondo dei prodotti freschi che non al classico beverage. Inoltre, nella gdo, i consumi si polarizzano nelle fasce medio-alte: il segno che cambiano abitudini e stili. E che deve cambiare pure la produzione, come chiedono an

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Con circa settemila etichette per 1.500 cantine, il vino nei supermarket è più vicino al mondo dei prodotti freschi che non al classico beverage. Inoltre, nella gdo, i consumi si polarizzano nelle fasce medio-alte: il segno che cambiano abitudini e stili. E che deve cambiare pure la produzione, come chiedono an

che i buyer delle grandi catene, mentre scende il consumo nelle enoteche tradizionali.


Continua a sfornare paradossi il vino moderno. Se datiamo la nascita della maggior parte delle etichette di qualità in Italia alla metà degli anni 80, il primo paradosso è stato il post-metanolo: il vino è stato l’unico bene di consumo che nonostante una forte restrizione delle quantità vendute ha fatto registrare incrementi impensabili di fatturato.

Il secondo paradosso lo stiamo vivendo oggi: nonostante la crisi e i crolli di fatturati in moltissime aziende di produzione, il mercato del vino ha segnato una contrazione sì e no dell’1%. «Che in termini di valore equivale pressoché a zero»  sorride Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo italiano vini.

E se fino a pochissimo tempo fa il mondo della produzione aveva il terrore di avvicinarsi alle catene di supermercati nel terrore di venire strangolati e ricattati, oggi la situazione sembra invertita di 160 gradi.

«Assistiamo a una diminuzione delle vendite nel settore horeca (alberghi, ristorazione, enoteche tradizionali, catering) e a una diminuzione delle esportazioni che porta i produttori a offrire i loro vini a prezzi sempre più bassi alla Gdo

Ma non è il supermercato che strozza i produttori – spiega Pedron – sono questi ultimi a pensare che con prezzi più bassi possono vendere meglio e offrono così i loro prodotti, senza rendersi conto che non è questa la strada. Tanto che poi gli sconti non arrivano neppure ai consumatori! A riprova di ciò, ci sono i dati che dimostrano come nei supermercati cresca la vendita di vini nelle fasce medio-alte, non in quelle basse».


I dati in effetti parlano chiari.

«C’è una polarizzazione sempre più evidente delle vendite sulle fasce che vanno dai 3,5 agli 8 euro – racconta Sergio Soavi, responsabile nazionale prodotti tipici Coop Italia – addirittura la fascia dai 5,1 agli 8, in Coop, ha fatto registrare un incremento di oltre il 13%. Invece nella fascia tra i 2,50 e i 4 euro, in cui si concentrano il gran numero di etichette da grande distribuzione, nonostante il grande sforzo promozionale che viene profuso si assiste a uno spostamento di vendite da un’etichetta all’altra, ma complessivamente non si muove quasi nulla».


Dunque, un cambiamento che sembra radicale nelle scelte dei consumatori e nel rapporto vino-gdo

 

Stefano Polacchi
31/03/2010

 

> Sul Gambero Rosso di aprile 2010 abbiamo pubblicato un ampio servizio dedicato al vino nella Grande distribuzione.

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