7 Mar 2018 / 16:03

Affettatrici Berkel. Passato e futuro delle rosse intramontabili

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120 anni di storia hanno fatto dell'affettatrice Berkel un mito e un oggetto da collezione. Ma qual è il futuro della rossa? Ce lo siamo fatti raccontare dalla Marketing Manager Daniela Rana.

Affettatrici Berkel. Passato e futuro delle rosse intramontabili

120 anni di storia hanno fatto dell'affettatrice Berkel un mito e un oggetto da collezione. Ma qual è il futuro della rossa? Ce lo siamo fatti raccontare dalla Marketing Manager Daniela Rana.

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Wilhelmus Andrianus Van Berkelera un macellaio olandese appena ventenne con una grande passione per la meccanica, che a un certo punto della sua vita si è incaponito nella costruzione di una macchina che gli consentisse di tagliare le fette di carne senza dover ricorrere al taglio manuale con il coltello. Dopo innumerevoli tentativi, ebbe finalmente l'idea giusta: una lama concava che ruotava perpendicolarmente contro un piatto mobile, il quale a sua volta scorreva avanti e indietro; fu così che inventò l'affettatrice meccanica. Era il 1898, esattamente 120 anni fa.

La storia di Berkel

Apprendista in un’azienda metallurgica e poi macellaio, Van Berkel voleva riprodurre meccanicamente il taglio perfetto che solo la mano di un professionista può ottenere. Studiò dunque il movimento della mano e del coltello mentre affettava la carne, cercando di riprodurlo con una lama concava che veniva fatta ruotare azionando una manovella. Così il 12 Ottobre 1898 a Rotterdam, Wilhelmus brevettò la macchina e diede il suo nome all’azienda nata per produrla. L'ex macellaio ebbe l'intuizione giusta nel periodo storico giusto: erano anni in cui le classi operaie stavano ottenendo un certo grado di prosperità, non si accontentavano più del semplice pane e formaggio ma volevano (e potevano finalmente permettersi) le proteine animali. Erano anni in cui si stavano gettando le basi per una rivoluzione alimentare a favore delle proteine nobili. Potete immaginare dunque l'esigenza di velocizzare un lavoro, quello del macellaio, fino ad allora esclusivamente manuale.

Il successo e il presente

Vuoi per la grande utilità pratica, vuoi per l'aspetto estetico inconfondibile, l'affettatrice dell'ex macellaio ha fin da subito un grande successo, diventando con gli anni una garanzia: ritrovare all’interno di una trattoria il volano rosso diviene sinonimo di qualità del locale stesso. Insomma da semplice affettatrice, la Berkel diventa simbolo di qualità, di ricercatezza e di genuinità dei prodotti. Con gli anni però il brand perde appeal, fino all'acquisizione nel 2014 da parte di Rovagnati. L’impresa lombarda riesce ad aggiudicarsi la Van Berkel in liquidazione e prova a puntare sul forte senso di nostalgia e di affetto verso i ricordi d’infanzia, verso “quei tempi” in cui tutto sapeva di vero e autentico. Ovvero i sentimenti che alimentano un mercato ben preciso, quello del consumatore privato. Intuizione azzeccata, dato che oggi, con due stabilimenti produttivi di affettatrici, uno in Italia (Oggiona S. Stefano) e uno India (Chennai), una fonderia di alluminio (a Besnate) e il centro di produzione di coltelleria a Maniago, la Van Berkel International S.r.l. è una realtà da più di 18 milioni di euro con oltre 150 dipendenti. Per farci raccontare la storia e l'evoluzione di questa azienda, abbiamo parlato con Daniela Rana, Marketing Manager di Berkel.

Dopo l'acquisizione da parte di Rovagnati come sta andando?

Dopo un periodo un po' buio per Berkel, l’acquisizione di Rovagnati ha permesso al brand di ripercorrere la strada per tornare ai vecchi albori.

Come avete rilanciato il brand?

Tramite una riqualificazione del sito produttivo (mantenendo le maestranze già presenti e integrandole con nuova forza lavoro) e una riorganizzazione dei canali di vendita e di assistenza.

Avete puntato sul mercato consumer. Come?

Sviluppando una linea di articoli per la casa di design e funzionali e, in questa prospettiva di diversificazione dell’offerta, nel 2016 c'è stata l'acquisizione della coltelleria Del Ben di Maniago. Da allora la cittadina friulana, che vanta un’antichissima tradizione nella lavorazione delle lame, è diventata sito produttivo dei coltelli firmati Berkel.

Sono state mosse vincenti?

Considerate che nello stesso anno, complici la risposta del mercato e l’evidente potenziale a livello internazionale, abbiamo aperto una filiale oltreoceano: Berkel Usa, con sede a Miami.

Sul fronte del mercato professionale, come vi siete comportati?

Abbiamo cercato di anticipare le richieste di mercato, più che altro orientate verso un ritorno dell’eccellenza di Berkel. Così nel 2017 abbiamo acquisito la OMAS S.p.A. (azienda nata nel 1949 e votata a una produzione di eccellenza) posizionandoci tra le più importanti aziende a livello mondiale nella produzione di affettatrici di alta gamma e di attrezzature per il food processing.

Come sono cambiati i clienti con gli anni?

Il signor Van Berkel inventa l’affettatrice nel 1898 appositamente come strumento di lavoro, per garantire ai macellai un taglio perfetto, riproducendo il taglio fatto a mano col coltello. Berkel nasce quindi come un prodotto di alto livello professionale, diffondendosi prima nelle macellerie, poi nei ristoranti e nelle trattorie di tutto il mondo. Oggi il panorama dei clienti Berkel non è più solo settoriale, ma si aggiungono interessanti sfumature di appassionati di varia natura.

Oggi chi acquista le Berkel?

Dagli appassionati di design agli architetti, dagli esperti d’arte ai collezionisti, agli ingegneri che sbalordiscono davanti al funzionamento di un meccanismo perfetto e immutato da 120 anni. Ancora oggi l’acquirente principale di Berkel è l’uomo tra i 40 e i 60 anni, anche se l’inserimento di linee di prodotti moderni sta spostando la domanda verso una fascia più giovane.

È ancora una sorta di status symbol?

Se si pensa alla rinascita che ha avuto il brand dopo il periodo difficile precedente all’acquisizione di Rovagnati, si capisce quanto “la Berkel” non sia solo uno status symbol ma un mito tramandato da generazioni, un oggetto del desiderio, un bene di lusso sognato da molti. Sebbene la nuova gestione fosse fin dall’inizio assolutamente certa del potenziale di questo marchio, è stato sorprendente assistere alla rinascita. È bastato togliere un po' di polvere da quella elegantissima firma oro per avere una risposta entusiasta, quasi grata.

Come è cambiata la tecnologia (se è cambiata)?

Per rispondere a questa domanda è necessario distinguere chiaramente le due macro aree di produzione presenti in Berkel: la linea di affettatrici manuali volano e quella di affettatrici elettriche. Per quanto riguarda le volano, nulla è stato cambiato a livello di meccanica e nulla si intende cambiare, in alcun modo. La ricerca si concentra al massimo nella perfezionabilità dei materiali, delle tecniche di lavorazione degli stessi e soprattutto nell’inserimento di dispositivi di sicurezza.

Per quanto riguarda le affettatrici elettriche?

In questo caso il tema dello sviluppo tecnico e tecnologico è fondamentale. La squadra di ricercatori e sviluppatori che opera all’interno dell’azienda si occupa ogni giorno di studiare e testare nuove soluzioni che prevedano le esigenze del mercato in termini di robustezza, semplicità di utilizzo, qualità dei materiali, performance e soprattutto sicurezza.

Progetti futuri?

La Van Berkel International ha in atto un forte piano di investimenti con una strategia di crescita ambiziosa in entrambe le divisioni (consumer e professional). Tale strategia comprende sia un ampliamento della gamma di prodotti, con l’inserimento di nuove referenze, sia progetti di espansione geografica e di mercato.

Verso quali mercati geografici siete orientati?

Verso i nuovi mercati come il Medio Oriente, l’Asia e l’Oceania.

 

theberkelworld.com

 

a cura di Annalisa Zordan

 

 

 

 

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