Ancora buone idee per rendere più fruibile e semplice il consumo del cibo e lanciare nuovi business. Questa volta vi raccontiamo AppEatIT, start-up romana che mira a tagliare i tempi della pausa pranzo senza per questo rinunciare al piacere di una sosta al ristorante.

Uno dei mali maggiori dei frenetici tempi odierni è la micro pausa pranzo, dove il lavoratore più organizzato mangia quanto portato da casa, magari davanti a un PC, e quello meno volenteroso è costretto a nutrirsi di panini, tramezzini o pizza al taglio. AppEatIT risolve in parte questo problema. È una piattaforma dedicata ai lavoratori dalle pause pranzo risicate che non vogliono rinunciare a mangiare come si deve, e permette loro di ottimizzare i tempi prenotando in anticipo il menù che preferiscono e pagando direttamente dall'ufficio, tramite PC, smartphone o tablet. Il risultato? Niente più attese snervanti al ristorante. I fondatori sono Damiano Congedo e Marco Clemenza, entrambi cagliaritani (ma la loro piattaforma è attiva a Roma), rispettivamente di ventotto e ventisette anni. La loro idea è nata da un pensiero di Damiano che sarà venuto in mente a molte persone, almeno una volta: “Sono in pullman e ho fame, vorrei tanto trovare qualcosa di pronto da mangiare appena arrivo”. Un'idea semplice semplice ma che è piaciuta a molti, tanto che AppEatIt è arrivata seconda nel Techgarage day e oggi fa parte del percorso di accelerazione promosso e sponsorizzato da Luiss EnLabs, la joint venture tra l'Università e EnLabs che si trova sul ventiquattresimo binario della Stazione Termini di Roma. Ecco cosa ci ha raccontato Damiano.

Che cos'è appEatIT?
È una piattaforma web che permette ai lavoratori di selezionare anticipatamente dove, quando e cosa mangiare, annullando così i tempi d'attesa e consentendo loro di vivere la pausa pranzo in totale relax. Entro fine mese sarà app mobile per Android e nel prossimo mese anche per iOS. In un certo senso vogliamo dare un piccolo contributo per migliorare la vita dei lavoratori, conciliando il concetto dello slow, nel momento del pranzo, e del fast, durante l'ordinazione.

Com'è nata l'idea?
Un giorno mi trovavo in pullman in preda alla fame e il mio unico desiderio era quello di trovare qualcosa di pronto non appena avrei messo i piedi a terra. Così Marco e io ci siamo ingegnati per andare incontro a coloro che, come noi, evitano i ristoranti in pausa pranzo, sia per il costo, ma soprattutto per la frenesia che li caratterizza. Ci siamo resi conto che la maggior parte dei lavoratori ripiega su soluzioni più veloci ma sicuramente meno soddisfacenti di un vero e proprio pranzo al ristorante, per via della mancanza di tempo.

Quando è nata l'idea ?
Verso la fine del 2012, poi dalla teoria alla pratica c'è voluto un anno per sviluppare la piattaforma. Siamo attivi da quattro mesi, di cui tre sono stati di prova con un solo ristorante, Caffetteria Tudini, dove abbiamo testato i tempi e le tecniche più idonee per risultare utili sia al ristoratore che ai lavoratori.

Dove?
Per ora a Roma. Dall'inizio di quest'anno stiamo riattivando i contatti commerciali, ad oggi operiamo in altri tre ristoranti: l'Astice Blu, Manin e Da Trani. Ovviamente il nostro servizio sarà attivo nelle zone ad alta densità di lavoratori, come Piazza Fiume, via Po, zona Termini...

La selezione dei ristoranti come avviene?
La discriminante principale è logistica, quindi cerchiamo luoghi piacevoli e con prezzi accessibili al target dei lavoratori, senza però tralasciare la qualità delle proposte gastronomiche.

Come reagiscono i ristoratori alla vostra idea?
Generalmente l'idea viene accolta bene perché i ristoratori stessi si sono accorti del problema tempistico che caratterizza la pausa pranzo.

Dove sta il vostro guadagno?
I ristoratori pagano una commissione di 1 euro per ogni persona che prenota tramite la nostra piattaforma, la cosa vantaggiosa è che pagano solo in caso di prenotazione effettuata.

Cosa ci guadagnano i ristoratori?
Tramite la nostra piattaforma incrementano i clienti, grazie a un sistema di pre-ordinazione del menù, e riescono a organizzare meglio il turnover in sala, gestendolo in maniera più snella.

Perché un utente dovrebbe rivolgersi a voi e non direttamente al ristoratore?
Questo è il classico problema di chi fa da intermediario! Sicuramente perché attraverso la nostra piattaforma il servizio è garantito mentre se si chiama direttamente il ristoratore non è detto che ci sia la possibilità di scegliere il menu e di prevedere con esattezza i tempi di attesa. Poi in futuro integreremo questo servizio con altre promozioni per fidelizzare ancora di più gli utenti finali.

In quanti collaborate a questa piattaforma?
Siamo otto: il mio socio e io, poi Matteo Vacca, Federico Biccheddu, Edoardo Nemmi, Francesco Malatesta, Enrico Giancaterina e Gianluca Carrus.

Prima che facevate?
Siamo informatici o grafici, tutti con la passione del cibo ovviamente.

Come vi siete finanziati inizialmente?
Le nostre famiglie hanno creduto in noi. Fino ad oggi abbiamo investito circa 15.000 euro, considerando anche le spese di trasferta.

Come siete entrati nell'incubatore e acceleratore di startup Luiss EnLabs?
Abbiamo presentato la nostra idea agli organizzatori e, dopo un programma di accelerazione estivo che ci ha accompagnato nella fase di realizzazione della piattaforma, siamo entrati, a partire da dicembre 2013, nel programma invernale con un aiuto economico di 60.000 euro, di cui 30.000 in cash e gli altri 30.000 in servizi. Questo è il budget che ci permetterà di sostenere il progetto almeno fino a maggio.

Il vantaggio di essere nell'orbita di Luiss Enlabs?
Qui puoi entrare in contatto con realtà molto utili a sviluppare e pubblicizzare il tuo progetto, poi a livello di servizi e gestione è stata una manna dal cielo. Funziona tutto in maniera pianificata, ogni due settimane dobbiamo preparare una presentazione del lavoro svolto da esporre agli investitori, e questo è un forte input per procedere in tempi rapidi.

Che problematiche avete dovuto affrontare?
Soprattutto burocratiche. Le Camere di Commercio funzionano tutte diversamente. Un esempio? La stessa identica domanda è stata rigettata a Cagliari e accettata a Roma. Purtroppo sono tante le parole che si spendono per invogliare i giovani a investire qui in Italia ma poi, nei fatti, la burocrazia e i suoi tempi ti fanno quasi passare la voglia di intraprendere qualsiasi tipo di business.

appeatit.com


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a cura di Annalisa Zordan


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