Sono cinquanta le vendemmie del vino creato da Guido Masi che ha dato vita alla Doc Ripasso. Vi raccontiamo la storia di questo classico veronese che, con 25 milioni di bottiglie, ha ormai spiccato il volo, superando perfino il Valpolicella.

Partiamo dai numeri. La produzione della Doc Valpolicella Ripasso è passata dai circa 24 milioni di bottiglie del 2012 ad oltre 25 milioni del 2013, con un balzo in avanti del 4,7 %. A questa crescita corrisponde una contrazione della Doc Valpolicella che dai 22 milioni del 2012, scende a poco meno di 20 milioni nel 2013. La lunga rincorsa che ha portato il Ripasso a superare definitivamente il Valpolicella è una storia che inizia 50 anni fa. Infatti con la vendemmia del 30 Settembre 1964 nasce il Campofiorin Masi, il capostipite di una schiatta di vini - molti decenni dopo saranno classificati come Ripasso - che dava una nuova interpretazione della tecnica dell’appassimento impiegata per la produzione dell’Amarone. Già, perché questo vino è proprio l’antesignano di quella nuova categoria di vini veneti posizionata tra la semplicità e la piacevolezza del Valpolicella – il classico rosso veronese famoso in tutto il mondo ottenuto da uve fresche – e la struttura, la complessità e l’originalità degli iconici Amarone e Recioto della Valpolicella da uve appassite. Oggi per diventare Doc Valpolicella Ripasso, il vino Doc Valpolicella deve essere sottoposto alla pratica della rifermentazione cioè essere “ripassato” per 10/15 giorni sulle vinacce residue dell’Amarone della Valpolicella e/o di Recioto della Valpolicella. In sostanza seguendo proprio le modalità di produzione del primo Campofiorin Masi, non a caso giudicata come una “tecnica ingegnosa” da uno dei più autorevoli critici del vino del mondo, l’inglese Hugh Johnson.

La sua creazione si deve a un’idea di Guido Boscaini, dell’azienda Masi, mentre la messa punto del protocollo di produzione si deve a Nino Franceschetti, un enologo di grande valore, scomparso nel 2009. “L'annata 1964, prodotta in 39.500 bottiglie, è stata proposta in vendita all’inizio del 1967, classificato genericamente 'vino' come all’epoca era richiesto dalla legge” racconta suo figlio Sandro Boscaini, oggi presidente della Masi Agricola “e solo con l’entrata in vigore della normativa sulle denominazioni di origine e della distinzione tra 'vino da tavola' e 'vino doc', il Campofiorin in etichetta viene classificato come 'vino da tavola del veronese'. Nel 1968 quando vengono promulgati i disciplinari di produzione delle doc veronesi, la denominazione del Recioto della Valpolicella si arricchisce della tipologia 'Amarone', mentre il Valpolicella, cioè il vino da uve fresche, non contempla nessun’altra particolare tipologia”. Il Campofiorin rimane una particolarità, prodotta in esclusiva dalla Masi. Infatti nessun altro produttore della Valpolicella aveva deciso di seguirne l’esempio. Nel frattempo anche Luigi Veronelli nel 1972 lodò la “costituita autorevolezza del rosso di Valpolicella Campofiorin”. L’azienda, forte del successo di pubblico e di critica, decise di registrare i termini 'Vino di Ripasso' e 'Ripasso' come marchi commerciali propri. Con l'annata 1983, il Campofiorin aggiorna la sua modalità di produzione: non più rifermentazione di vino da uve fresche sulle vinacce esauste dopo la vinificazione dell'Amarone, ma rifermentazione di uve fresche su una percentuale delle stesse uve leggermente appassite. Cambiando poi la normativa, non sarà più 'vino da tavola del veronese' ma 'vino del veronese ad indicazione geografica tipica'.

Il suo successo cresce, oltrepassa i confini nazionali e si allarga a tutto il mondo toccato dalle esportazioni di Masi (oggi 94 paesi). Burton Anderson, giornalista e scrittore americano, profondo conoscitore dell’Italia sulla rivista Decanter lo definì“vino di taglia e complessità stupende, prototipo per un nuovo stile di rosso veronese”. Vista l’impennata delle richieste, nascono le prime imitazioni ma anche degli abusi del marchio “Ripasso”. Inizia una lunga diatriba tra Masi e il Consorzio di tutela della Valpolicella che terminerà nel gennaio 2006 con la cessione di entrambi i marchi (Ripasso e Vini di Ripasso) alla Camera di Commercio di Verona, la quale da quel momento avrà la facoltà di rilasciarne la licenza d'uso ai produttori ed imbottigliatori che ne facciano richiesta.

Il Campofiorin, attualmente con 1.200.000/1.400.000 bottiglie all’anno - vendute al consumo ad un prezzo medio di 12/13 euro - rappresenta il 30% delle bottiglie prodotte da Masi e quindi una parte importante dei circa 70 milioni di euro di fatturato aziendale. Osserva Sandro Boscaini che “L’originalità del Campofiorin è uno degli aspetti più rilevanti della sua storia tanto da ispirare una ampia famiglia di prodotti, a partire dalla selezione speciale Brolo Campofiorin (dal 1995) che poi dal 2008 diventerà Brolo Campofiorin Oro, arricchita dalla presenza dell’uva Oseleta (10%), un vitigno autoctono, recentemente riscoperto dall’azienda e infine dal Campofiorin Nectar”.

Da quando nel 2007 viene istituita la tipologia Doc Valpolicella Ripasso la produzione di questo vino è sempre aumentata di anno in anno: da poco meno di 7.5 milioni di bottiglie ai 12 milioni del 2008 ai 19 milioni del 2010 sino agli oltre 25 milioni del 2013. Ciò significa un valore complessivo in base al prezzo medio per lo sfuso indicato dalla Borsa Merci della Camera di Commercio di Verona pari a 60 milioni di euro (Fonte: Consorzio di tutela vini Valpolicella), il che vuol dire che il valore dell’imbottigliato al consumo è quantomeno da triplicare. Ormai il Ripasso è diventato un classico della tradizione italiana grazie a quel primo Campofiorin, ideato da chi ha saputo vedere lontano.

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 16 ottobre.
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