Storie

Che cosa sono i cuddrurieddri, le ciambelle fritte calabresi che annunciano il Natale

La tradizione contadina della Vigilia in Calabria si esprime in un impasto semplice ma soffice, sia dolce che salato, noto con innumerevoli nomi

  • 21 Dicembre, 2025
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

Cuddrurieddri, cullurellu, culluriellu, curudicchie, grispelle, zippuli, la Calabria accende le luci del Natale con il profumo inconfondibile di queste caratteristiche ciambelle fritte che segnano l’inizio delle festività. Frittelle tondeggianti preparate con un impasto a base di patate, farina e lievito. La loro presenza è massiccia nelle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, dove l’intenso odore di fritto si sparge per le strade già verso mezzogiorno dell’8 dicembre, giorno dell’Immacolata.

Origine greca e tradizione

L’antichissima ricetta affonda le sue radici nella tradizione contadina e risale al greco antico, dove il nome cullurielli proviene da Kollura, che significa “pane a forma di anello” o “pagnotta”. La semplicità degli ingredienti deriva dalla necessità di consumare un piatto povero nei giorni di magro, quelli in cui, per i credenti, bisognava astenersi dal consumo delle carni.

Il segreto delle patate

L’impasto dei cuddrurieddri è storicamente povero, composto unicamente da acqua, lievito e farina, ma per renderlo più soffice e spugnoso, in molte zone, specialmente a Cosenza, si aggiungono le patate, spesso le patate della Sila. Le patate lessate e schiacciate vengono unite alla farina disposta a corona sulla spianatoia, con lievito sciolto in poca acqua. Dopo aver impastato fino a ottenere un panetto morbido, questo viene lasciato a lievitare per circa due ore in una ciotola avvolta in un panno e posta in una zona calda.

Foto credit, Instagram ifpcalabria

Trascorso il tempo, l’impasto viene rilavorato per formare delle piccole palline che dovranno lievitare ancora per circa un’ora. Solo a questo punto si pratica un piccolo buco al centro di ogni pallina, creando la forma di ciambella, prima della frittura. Una curiosa usanza resiste ancora in alcune case calabresi: è la persona più anziana della famiglia a gettare nell’olio bollente il primo pezzo di impasto.

Abbinamenti e varianti

Sin dai primi di dicembre le ciambelle compaiono nei banconi di rosticcerie e friggitorie, dove vengono vendute a tutte le ore. Chi li compra le mangia caldissime direttamente in strada, un vero e proprio street food, oppure come antipasto con taglieri di salumi tipici della regione, tra cui il capocollo, la soppressata, la pancetta e la spianata piccante. A Cosenza, in particolare, vengono spesso servite con broccoli di rapa e salsiccia saltati in padella, o in un fritto misto insieme a polpette di melanzane e riso.

La stessa ricetta dell’impasto, naturalmente senza ripieno, viene utilizzata per la variante dolce da gustare a fine pasto. In questo caso, i cullurielli vengono passati nello zucchero semolato e nella cannella, bagnati nel miele sciolto sul fuoco, o serviti con il vincotto di fichi, una specialità diffusa tra Puglia e Calabria.

Foto copertina credit, Instagram calabriafood.official

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd