Quaranta giorni. È il numero che in Valdarno definisce un mestiere che è anche una scelta di vita: sorvegliare che le castagne, su un fuoco acceso giorno e notte, essicchino senza mai bruciare né ammuffire. A Pratomagno, Claudio e suo figlio Michele hanno deciso che ne vale la pena. Sono castagnoli, una professione che sta scomparendo dalle colline della Toscana, insieme ai vecchi seccatoi in pietra e ai boschi ormai abbandonati. «Non è un lavoro, è una passione», ripetono quasi come un mantra. Una storia che ha trovato voce anche sui social.

Claudio, per tutti Bufera, ha insegnato a Michele qualcosa che non si trova sui libri. A entrambi basta ascoltare il rumore delle castagne per capire quando sono pronte per la battitura. Un’arte tramandata di generazione in generazione, fatta di gesti precisi: nei metati, antiche costruzioni in pietra, al piano terra si mantiene acceso un fuoco costante, mentre al piano superiore, su un graticcio di canne, riposano i frutti. Lo stesso sapere che per secoli ha permesso alle comunità montane dell’Appennino di sopravvivere. Già, perché le castagne non erano un ingrediente secondario. Erano pane, la base dell’alimentazione e il sostentamento per la produzione di tante famiglie.
Oggi quella necessità è scomparsa, eppure loro vanno avanti. Sanno bene che i conti non tornano, che la fatica supera di gran lunga il guadagno. Evidentemente c’è di più. Perché un tempo il metato era anche un punto di ritrovo: si saliva la sera con un fiasco di vin santo, qualcuno portava la chitarra e si restava lì fino a tarda notte. Un posto che non era solo luogo di produzione, ma uno spazio per la comunità. Da lì passava la vita del borgo, tra il fumo e il calore delle castagne.

È proprio questa dimensione collettiva a tenere in piedi la tradizione. La farina di castagne che Michele e Claudio producono diventa polenta che le famiglie di Pratomagno preparano ancora nelle serate invernali, mangiandola insieme davanti al camino. Un rito che continua, nonostante il fenomeno dello spopolamento delle aree montane.
Ecco perché i castagnoli rappresentano un caso sempre più raro. Artigiani che scelgono di dedicare tempo e energie a un’attività che la modernità ha reso marginale, ma che per la loro comunità conserva un valore simbolico e culturale. Sono loro i custodi di un patrimonio di saperi antichi, che rischierebbe altrimenti di perdersi. Per ora, nei borghi del Pratomagno, c’è ancora chi crede che valga la pena tramandarli.
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