Alcol e salute

"Dry January? Fenomeno marginale". In Italia il calo dei consumi non ha a che fare col mese della moderazione

Circana, Vinarius e Fipe riflettono su un trend salutistico partito dal mondo anglosassone, che oggi conta circa 200mila seguaci nel mondo. Ma nei luoghi italiani di consumo del vino non sembra aver attecchito

  • 29 Gennaio, 2026
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I pub e i locali notturni del Regno Unito hanno dovuto affrontare anche quest’anno un gennaio particolarmente difficile, dal momento che l’effetto del Dry January, l’ormai storica pratica di astenersi dal bere alcolici nel primo mese, potrebbe pesare sul fatturato 2026 per circa 60 milioni di sterline, secondo stime di Simply Business. La societร  britannica di consulenza e assicurazione ha reso noto un sondaggio (realizzato su 2mila utenti locali), secondo cui una persona su quattro ha scelto a gennaio di non bere alcolici. Il fenomeno cresce di pari passo con il generale atteggiamento dei nuovi consumatori, che puntano a moderazione e sobrietร . Anche negli Stati Uniti, altro mercato anglosassone, il trend si rivela nei conti delle societร  del beverage, con la prima parte dell’anno decisamente meno pesante quanto a quote di mercato rispetto a quella finale (circa 5 punti di differenza), secondo dati Iwsr.

Secondo Alcohol Change, la storica associazione benefica che in Uk promuove il Dry January (c’รจ anche un’applicazione per smartphone, chiamata Try Dry), nel mondo ci sono ben 200mila persone che aderiscono a questo momento di astinenza collettiva dall’alcol. Nel 2013, anno d’esordio, erano appena 4mila. Ma in Italia, qual รจ la situazione? Ci sono effetti concreti sui consumi di vini e spirit durante questo periodo?

Nessun cambiamento in Gdo nel mese di gennaio

Nel canale della distribuzione moderna (Gdo, discount, online), attualmente il principale veicolo di vendite di vini e spirit in Italia (oltre 60% dei volumi), sembra che per ora il fenomeno non abbia attecchito. Almeno stando alle rilevazioni costanti di Circana, come sottolinea al settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso, lo stesso Virgilio Romano, business insight director della societร  esperta in analisi di mercato: ยซGuardando ai dati di vendita dei soli mesi di gennaio nei vari anni non si registrano diminuzioni sensibili di acquisti. Non si nota un’accentuazione del calo delle vendite di alcolici – sottolinea – tale da giustificare la tesi di un trend crescente del fenomeno del Dry Januaryยป.

Piuttosto, allargando il punto di vista ai consumi di bevande, rileva Circana, il fenomeno che emerge รจ ยซun certo movimento di acquisto di prodotti senza alcol, che include vini e spirit. Tuttavia – chiarisce Romano – non sappiamo quanto questo trend dipenda dal Dry January. Le variazioni che rileviamo, di fatto, si perdono all’interno del piรน ampio fenomeno del calo delle vendite di alcolici del periodo post natalizioยป. Oggi, secondo dati Circana, nella distribuzione moderna italiana gli spirit alcol free valgono 2,2 milioni di euro mentre gli spumanti no alcol circa 1,5 milioni di euro. Quota molto piccola rispetto al complesso delle vendite di vini e spirit su questo specifico canale che in un anno supera 3 miliardi di euro tra vini fermi e spumanti.

Niente Dry January nelle enoteche italiane

La musica sembra essere la stessa anche secondo Giuliano Rossi, il presidente di Vinarius, l’associazione che riunisce le enoteche italiane. ยซDai nostri associati arrivano segnali chiari: rispetto a gennaio 2025, non si registrano in questo 2026 cambiamenti significativi nei consumi e i trend restano sostanzialmente invariatiยป. Rossi sottolinea che in alcune cittร  a forte vocazione turistica si รจ addirittura in controtendenza rispetto ai soliti andamenti: ยซOsserviamo una sorta di “onda lunga” del mese di dicembre, con un lieve miglioramento delle vendite anche a gennaio. E un fattore rilevante – aggiunge – รจ il ritorno del turismo dagli Stati Uniti, che in questo periodo sta incidendo positivamente sui consumi, confermando una propensione a bere bene e a valorizzare prodotti di qualitร ยป.

Giuliano Rossi, presidente di Vinarius

Allora, il cosiddetto Dry January che effetti sta provocando in Italia? ยซNon sembra – secondo Rossi – aver inciso in modo significativo sul nostro settore, che continua a dimostrare soliditร  e capacitร  di adattamento alle nuove dinamiche di consumoยป. Forse perchรฉ le enoteche, i wine bar, i ristoranti ยซsono luoghi in cui bere bene รจ inevitabile. Sono luoghi dove il Dry January – conclude – non รจ confuso con lโ€™idea di non bere vino, di non berlo tanto ma di capire cosa si sta bevendo. Il nostro valore trasmette esperienza, da noi il vino non si beve per abitudine ma per scelta. La scelta di bere meno ma meglioยป.

Anche per Fipe il fenomeno resta “marginale”

Luciano Sbraga, direttore Centro Studi Fipe-Confcommercio

La stessa domanda รจ stata posta a Luciano Sbraga, direttore del Centro studi di Fipe-Confcommercio, per capire se nel mondo della ristorazione e dei pubblici esercizi una presunta astensione dagli alcolici tra i consumatori italiani, sul modello inglese, stia prendendo piede: ยซUn fenomeno in crescita, soprattutto fuori dai confini nazionali, ma che resta marginale. Se – dice Sbraga al settimanale TreBicchieri – nel valutare i comportamenti che riguardano il consumo di bevande alcoliche rimaniamo nell’ambito delle scelte individuali il Dry January merita attenzione e rispetto. Se al contrario allarghiamo l’orizzonte e ci occupiamo della dimensione sociale del fenomeno allora riteniamo che l’obiettivo primario resti quello del consumo consapevole e responsabile da praticare ogni giorno dell’anno, superando la dialettica tra eccesso e privazione. Per il nostro modo di intendere il consumo di bevande alcoliche – conclude il direttore – la strada maestra resta l’abbinamento con il cibo, la convivialitร , la cultura della moderazione e della qualitร ยป.

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