Ci ha lasciati Gian Carlo Farinato, per tutti Gianca. Con lui se ne va una delle figure simbolo dell’osteria veronese Sottoriva e un pezzo di città che aveva trovato sotto i portici dell’omonima via il suo punto di ritrovo più autentico.
L’ultimo giro di giostra
Durante il Vinitaly c’è sempre stato un momento ricorrente: un ultimo bicchiere sotto i portici di via Sottoriva a fine giornata, dopo aver assaggiato decine e decine di vini in fiera. Per anni, quel momento ha avuto il volto e la barba di Farinato. Con la sua scomparsa non se ne va solo un oste, ma una voce a Verona. Frasi brevi, ironia secca, vino versato senza troppe spiegazioni.
Insieme a lui L’osteria diventava la fine naturale della giornata: champagne sbicchierati senza liturgia, pastissada de caval per rimettere a posto le cose, polenta e gorgonzola come tregua necessaria. Si entrava stanchi e si usciva più leggeri, con un bicchiere in mano e qualche storia in più.
L’oste veronese
Dentro, una sala sola: bancone, tavoli di legno, niente di superfluo. Fuori, i tavoli sotto il portico, pieni d’inverno come d’estate, perché il freddo non è mai stato un problema. Il vino c’era, ed era quello che contava. E uscendo si aveva quella sensazione che certi posti vadano difesi perché tengono in piedi tradizioni non scritte e momenti impagabili. Eppure, l’Osteria Sottoriva non era solo un indirizzo: era una persona. Gian Carlo Farinato ha segnato un tempo con un tono ruvido e una battuta sempre pronta, capace di tenere insieme leggerezza e umanità senza bisogno di dichiararle. Sotto quei portici, davanti a lui, seduti ai tavoli sono passati in tanti. Quelli “del vino”, quasi tutti. Verona oggi è un po’ più povera. Ma Sottoriva resta.
Foto Credits: osteriasottoriva.it