Overstocking

Non basta una vendemmia più bassa del previsto a ridurre i troppi stock di vino in cantina

Il dato definitivo della produzione 2025 è di 44 milioni di ettolitri, stabile rispetto allo scorso anno, ma le giacenze aumentano. Uiv: "Tagliare le rese non è sufficiente. Intervenire subito sul Testo Unico"

  • 13 Febbraio, 2026
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Vendemmia 2025, a sorpresa, con quantitativi stabili sul 2024 ma giacenze di vino in aumento. Il quadro produttivo e di mercato italiano appare quindi molto delicato. Lo rileva l’Unione italiana vini, sottolineando che i volumi prodotti ammontano a 44,38 milioni di ettolitri, appena +0,7%, contrariamente alle previsioni di settembre che stimavano un +8 per cento.
A pesare è stato l’effetto di una riduzione delle rese delle principali denominazioni italiane, piuttosto che un clima avverso. Tuttavia, secondo Uiv, il contingentamento produttivo sui territori non è bastato se si considera l’attuale livello di giacenze. «Gli stock in cantina – spiega il presidente Lamberto Frescobaldi – indicano una forte eccedenza (+11,3%) per i vini comuni/varietali e per gli Igt bianchi (+10,5%). Più contenuto il trend delle giacenze legate ai vini Dop, a +3,6% (31,7 milioni di ettolitri)».

Una revisione dell’assetto produttivo

Dopo due vendemmie poco sopra 44 milioni di ettolitri, nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più del pari periodo dello scorso anno. Il dato, come rileva Frescobaldi, sale a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%) se si comprendono i mosti. «Attualmente – osserva – non possiamo più permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi 10 anni, a 47,5 milioni di ettolitri, ma nemmeno quelle con i volumi, sino a ora considerati bassi, dell’ultimo biennio». La soluzione, secondo l’associazione, è «rivedere a livello centrale l’attuale assetto produttivo attraverso riforme al Testo unico che garantiscano un sistema flessibile, in grado di aprirsi o comprimersi a seconda delle dinamiche di mercato».

Quadro delicato

Paolo Castelletti, segretario generale Uiv, parla di «situazione delicata». I ritmi del prodotto in uscita sono in calo di circa il 20% non solo rispetto a inizio 2024, dopo le forti richieste dagli Stati Uniti per via dei dazi imminenti, ma anche rispetto al 2023, anno non influenzato da eventi esterni.
«Pur in presenza di una produzione non particolarmente abbondante – rileva Castelletti che guarda poi ai listini – la dinamica dei prezzi dello sfuso resta tutto sommato molto fiacca, con le quotazioni dei vini comuni bianchi (quelli con maggiore mercato, per via degli utilizzi come base spumante) che nelle principali regioni produttrici segnano cali medi superiori al 10% rispetto all’anno passato.

Le tensioni sul mercato e le soluzioni sul tavolo

In tensione anche il quadro dei listini dei vini a denominazione, dove sono rarissimi, rileva Uiv, i casi di quotazioni al rialzo, con i trend tendenti alla stabilità o al ribasso. «Dinamiche generate dalle difficoltà del mercato in Italia e all’estero – sottolinea il segretario generale – in particolare nei Paesi extra-Ue dove stimiamo un calo del 7% dell’export a tutto il 2025».
Per Unione italiana vini, ci sono dei correttivi da «discutere urgentemente»: abbassamento rese delle uve per ettaro anche con la fine delle deroghe per i vini generici ma anche l’allineamento delle rese dei disciplinari con quelle reali sulla media degli ultimi 5 anni. Infine, è importante derogare le nuove autorizzazioni agli impianti, che ogni anno consentono di allargare il vigneto-Italia di quasi 7mila ettari.

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