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Tre amici, gli ulivi di famiglia e un’idea: così nasce uno degli oli più interessanti di Sicilia

Dai Monti Iblei nasce Viragì: il progetto di tre amici che hanno unito gli ulivi di famiglia per valorizzare la Tonda Iblea e raccontare un territorio unico

  • 17 Aprile, 2026
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«Giuseppe quanti alberi hai? E Silvano e Gian Luca? Beh, mettiamo tutto assieme e cominciamo». La scintilla che ha permesso di dare il via al progetto di tre grandi amici – Giuseppe Vivera, Silvano Ragusa e Gian Luca Gurrieri -, che nel 2007 hanno unito le forze e gli ulivi, è stata la volontà di raccontare il territorio dei Monti Iblei attraverso l’olio extravergine.  Un pezzo Sicilia sudorientale che già Plinio il Vecchio aveva celebrato nella Naturalis Historia per le sue produzioni eccellenti. Così è nato il progetto Viragì – nome ottenuto dalle iniziali dei fondatori – che oggi, attraverso prodotti di qualità, punta a consolidarsi nel mercato italiano e in quello internazionale grazie alla valorizzazione della varietà autoctona Tonda Iblea. Ma non solo questo.

Viragì è anche una tappa fondamentale nella vita di tre persone che si conoscono da adolescenti: «C’è un legame forte tra noi. Abbiamo passato un bel pezzo di vita insieme giocando tra le vie di Chiaramonte Gulfi e tra i nostri ulivi, che abbiamo visto crescere insieme a noi. È bello pensare che ora quelle piante le curiamo e le custodiamo», ci racconta Gian Luca.

Tre amici e gli ulivi di famiglia

Un accordo tra amici, quasi una scommessa. Eppure dietro questa semplicità c’è una divisione del lavoro tutt’altro che improvvisata: Giuseppe si dedica alla campagna, Silvano alla produzione e alla logistica, Gian Luca allo sviluppo commerciale e alle relazioni con i clienti. «Crescere senza perdere il controllo, è questa la filosofia produttiva che ci siamo imposti e che ci ha visto crescere in questi due decenni» ci racconta Silvano Ragusa.

Lui è la persona che sovrintende ogni passaggio, dalla raccolta alla lavorazione, dalla filtrazione allo stoccaggio, dal confezionamento alla logistica. «Il fatto è che se vuoi fare un olio di livello non puoi improvvisare», aggiunge. Una frase apparentemente lapidaria, ma che racchiude anni di lavoro che ha visto la produzione crescere sia in quantità che in qualità. Un percorso virtuoso dove recentemente si è aggiunto un tassello importante grazie all’investimento nel nuovo frantoio di ultima generazione realizzato insieme a Mario Scifo, esperto frantoiano di terza generazione.

«Mario è un professionista incredibile, capace di smontare e rimontare un frantoio ad occhi chiusi. In questo momento per noi è stato l’elemento fondamentale per chiudere il cerchio a livello produttivo e qualitativo», ci rivela Gian Luca. Nel frattempo, Giuseppe ha allargato il suo raggio d’azione ben oltre gli uliveti di Chiaramonte dando vita a una scuola di potatura che oggi coinvolge decine di praticanti e produttori, anche fuori dal territorio ragusano, portando il know-how degli Iblei in giro per la Sicilia.

La Tonda Iblea e il territorio

Al centro del progetto c’è la forte scelta identitaria di puntare sulla Tonda Iblea, una varietà che i titolari definiscono «fantastica, mitica e rara». È da questa cultivar che nasce gran parte della produzione, con una linea in purezza – Polifemo, vincitore del premio speciale come “Miglior Olio Dop” nella guida Oli d’Italia 2026/2027 – e altre etichette che combinano varietà locali.

Il risultato è un extravergine dal profilo distintivo che esplode al naso con note di pomodoro verde, erbe aromatiche e orticole «forse unici nel panorama siciliano e italiano», con un equilibrio gustativo che, proprio per caratteristica varietale, non spinge mai sui toni amari e gode di un piccante delicato e persistente. «Non sono molti i produttori che la producono in purezza, ma forse è proprio questa scelta radicale che ha contribuito a definire l’identità del nostro marchio», ci dice Gian Luca.

L’importanza dell’olio in cucina

Già nei primi anni di produzione Viragì si è fatta strada sulle tavole di ristoranti di fine dining sia in Italia che all’estero tanto che Gian Luca Gurrieri, che gestisce da sempre anche i rapporti con la clientela, ci racconta come nelle prime dieci fatture della società comparissero già due chef di fama nazionale e internazionale.

Per spiegare cosa significa portare un olio di qualità in un ristorante Gurrieri ricorre a un paragone insolito, mutuato da un lontano insegnamento militare: «Io ho fatto il servizio militare come ufficiale di Marina all’Accademia Militare di Livorno, dove il professore di etica dell’ufficiale di marina – un Ammiraglio in congedo – ci disse: “Signori, se volete capire come sono le cucine, che non sono accessibili, guardate i bagni. Se i bagni sono puliti le cucine funzionano e sono pulite, se i bagni sono sporchi le cucine saranno improvvisate e sporche”».

Gian Luca così ha riportato questo divertente, ma ficcante esempio anche nell’esperienza di produttore d’olio: «Se vuoi che il tuo cliente comprenda immediatamente la qualità degli ingredienti che usi in cucina metti a tavola un olio che non lascia dubbi, di cui ti fidi. Altrimenti, se metti a tavola un olio qualsiasi, è come se i bagni fossero sporchi e la cucina improvvisata».

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