Lo sapevate che

Storti con la panna: il dolce veneto dimenticato che faceva piangere i bambini quando finiva

Piccoli coni croccanti ripieni di panna montata, venduti per decenni nei mercati del Veneto: gli storti con la panna stanno tornando grazie a gelaterie e artigiani che ne custodiscono la ricetta storica

  • 15 Maggio, 2026
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Coni croccanti ripieni di panna montata, fatti a mano e grandi quanto un dito. Quando Luca Guglielmin – uno dei due fratelli dietro Panna & Storti, la gelateria in provincia di Vicenza premiata per il miglior gelato gastronomico 2025 – li ha offerti a una signora di 90 anni, la donna si è commossa. «È scoppiata a piangere», racconta. «Non li mangiava da quando andava a scuola». Il tipo di memoria che solo certi cibi hanno e che in Veneto gli storti con la panna custodiscono da secoli.

Cosa sono gli storti con la panna

Si tratta di una cialda arrotolata a cono a base di farina, acqua e melassa, lo scarto della centrifugazione dello zucchero. Un ingrediente povero che dà all’impasto un sapore tostato che con la panna montata crea un contrasto difficile da dimenticare. Va cotta su una ferro rovente, arrotolata a cono ancora calda e riempita al momento. Il nome viene proprio da quel gesto di torsionestorto, appunto, in dialetto – ed è rimasto invariato sino ad ora. Nel 1850 i fratelli Federico e Luigi Ricci li infilarono persino nel libretto dell’opera Crispino e la comare, burla veneziana in cui gli storti compaiono come elemento comico, segno che il pubblico dell’epoca li conosceva benissimo.

La ricetta antica con melassa e panna montata

Licenza originale del 1948 di Sebastiano Farronato, p.g.c. Panna&Storti

Venezia ne era ghiotta, ma le radici affondano nell’entroterra, ai piedi del Grappa, dove la produzione era già una questione di famiglia. A rivendicare la paternità di “pana e storti” è il Comune di Romano d’Ezzelino. Qui, sul finire dell’Ottocento, tre famiglie, conosciute in paese con i soprannomi di Aseo, Muffoni e Dori, li producevano e vendevano. Le cialde venivano fatte in casa, caricate sulle biciclette e portate ai mercati rionali di tutta la regione. Tra i venditori più noti c’era Sebastiano Farronato, detto Bastianel dei Dori. La sua licenza di vendita è ancora conservata nella gelateria Panna & Storti di Romano, insieme a una fotografia d’epoca che lo ritrae in posa accanto alla sua bicicletta, con il mastello di legno della panna agganciato al telaio.

Sebastiano Farronato e la sua bici, p.g.c. Panna&Storti

Eppure stabilire con certezza dove tutto è cominciato è un’altra faccenda. «Non metterei la mano sul fuoco sulle origini esatte», ammette Guglielmin. «Negli archivi veneziani del Seicento ci sono già documenti che parlano di storti. Nelle nostre ricerche abbiamo trovato famiglie con una ricetta simile addirittura in Belgio e in Olanda». 

Perché questo dolce sta tornando di moda

Quello che è certo è che i fratelli Guglielmin usano ancora la ricetta originale di Dissegna, il gelataio che da Romano per primo portò gli storti con la panna a Bassano del Grappa. E che su un punto non lasciava margini. «La panna montata va senza zucchero, rigorosamente», evidenziano dalla gelateria di Via Roma 8. «Ci odierebbe se mettessimo qualcos’altro dentro». La melassa, con il suo gusto bruciacchiato, vuole infatti una panna neutra, anche se i clienti preferiscono la versione con la panna in gelo, quella soffice e semifredda, più golosa e amata. 

Una fedeltà alla ricetta che non ha mai impedito agli storti di girare per tutto il Veneto. A Padova la gelateria Da Bepi li prepara ancora a mano con panna montata, a Venezia la storica Gelateria Da Nico li tiene in menu da decenni. Gli storti resistono, e anzi stanno tornando. «Sta iniziando ad essere capito anche dai giovani», racconta Guglielmin, «perché è piccolo e poco impegnativo». 

Un boccone dolce che per molti, ai tempi delle biciclette cariche di mastelli, era uno dei pochi lussi della settimana. Oggi sa anche essere altro. Oltre alla versione classica, l’ultima frontiera è quella salata, con gli storti ripieni di baccalà mantecato nati dalla collaborazione con i ristoranti del territorio nell’ambito del gemellaggio tra Bassano e la Norvegia sulla tradizione dello stoccafisso. Un esperimento che funziona, e che dice tutto sulla vitalità di un piccolo dolce che non ha mai smesso di essere una passione per i veneti.

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