Piemonte

Tutte le battaglie e i timori di Petrini per il vino piemontese. L'omaggio dei consorzi astigiani ad un langarolo Doc

Stefano Ricagno ricorda il fondatore di Slow Food come un maestro e un allievo. Per Filippo Mobrici aveva ragione lui sui rischi della pericolosa trasformazione del vino in commodity

  • 26 Maggio, 2026
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Nessuno spazio per la storica rivalità territoriale tra astigiani-langaroli nel giorno della scomparsa di Carlo Petrini, che della Langa (di quella più povera) si definiva orgogliosamente figlio. Il fondatore di Slow food ha ricevuto l’omaggio trasversale del settore vitivinicolo piemontese, in particolare dai Consorzi delle grandi Dop “confinanti”: Asti Docg e Barbera d’Asti e vini del Monferrato.

Carlin Petrini

«Un esempio, una fonte d’ispirazione, una voce che ci ha parlato della bellezza che avevamo sotto gli occhi e che non sempre riusciamo a cogliere», ha detto Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti. Petrini è stato un «maestro nel ricordarci le cose più importanti, le tradizioni che devono essere collegate alla consapevolezza del presente e a una necessaria visione del futuro; e un allievo nella voglia di comprendere le nuove esigenze, le giovani generazioni, l’afflato di un’umanità in cerca di una dimensione nuova, più giusta e di rispetto della nostra Terra Madre».

Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg

Dignità al mondo agricolo

A ricordare Petrini è stato anche Filippo Mobrici, tornato recentemente alla guida del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato: «Mancherà a tutto il mondo del vino. Tra i pochi che per primo ha pensato di dare dignità al mondo agricolo: ai contadini, al cibo e al lavoro della terra che fosse ben remunerato. Questa visione rimane un faro per tutti noi – ha spiegato al settimanale Trebicchieri – che spesso ci allontaniamo dai concetti più basilari, come il fatto che veniamo proprio dalla terra, magari credendo che le uova nascano direttamente nei supermercati».

Filippo Mobrici presidente consorzio Barbera Asti e vini Monferrato

Il rispetto per la vigna

Al vino, per il presidente Mobrici, Carlo Petrini ha insegnato il rispetto per la vigna: «Ha considerato la viticoltura come base fondante per la produzione di vino. L’enologo opera a valle trasformando la materia prima ma a monte dei devi partire dalla vigna, dalla qualità di base e dal rispetto dell’ambiente. Oggi, si parla tanto di sostenibilità delle produzioni: un concetto che lui precorreva da decenni».

I rischi del vino come commodity

Va da sé che le forti e recenti critiche di Petrini sui prezzi dopati dei vigneti in Langa, culla di Barolo e Barbaresco, e di speculazione sulle bottiglie restano attuali: «Un messaggio condivisibile che si può applicare anche ad altri territori italiani del vino in cui si registrano trend analoghi», ha dichiarato Mobrici. «Gli investimenti sono la linfa per lo sviluppo ma gli imprenditori, quando arrivano in un territorio – ha osservato Mobrici – devono svolgere il proprio ruolo ma senza snaturare il vino». Il presidente del Consorzio porta la visione di Petrini alle estreme conseguenze e spiega: «La trasformazione del vino in commodity rischia di allontanare un certo tipo pubblico, e mi riferisco ai più giovani, proprio perché diventa esclusivo invece che popolare e accessibile».

La visione di Petrini in una fase di crisi del vino

«In un momento di indubbia crisi del vino, c’è bisogno di persone illuminate come Petrini – ha sottolineato Mobrici – che mettano al centro del sistema vitivinicolo, sia a livello nazionale sia locale, la viticoltura. Premiamo spesso i grandi vini ma dobbiamo premiare anche i viticoltori. Perché se esiste la viticoltura esistono anche i paesaggi vitivinicoli. E il Monferrato, assieme a Langhe e Roero, è territorio Unesco, con tutti i vantaggi legati all’economia enoturistica. Ma se mancassero viticoltori mancherebbe tutto il resto».

Ecco perché è importante il ruolo delle istituzioni: «Ricordiamoci che il cibo e il vino non sono qualcosa di gratuito ma si ottengono con una fatica che va remunerata adeguatamente. Altrimenti – ha concluso – rischiamo di perdere tutto. Ed è la dignità del lavoro di questi uomini che va tutelata di fronte alla standardizzazione delle produzioni. Questo, secondo me, è l’insegnamento più importante che Carlo Petrini ha lasciato in eredità a tutti noi».

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