È tempo della New Food Economy. Cos'è? Scopritelo qui grazie alle interviste a Marco Gualtieri, promotore di Seeds&Chips, e a Peter Kruger, ad di StartupBootcamp.


Internet of Food

È tempo della New Food Economy o, se vogliamo, del Rinascimento digitale nel cibo. Di che si tratta? Di soluzioni tecnologiche che rivoluzionano i processi e i settori del food. Sono utili per affrontare svariati temi, dalla sostenibilità alla lotta agli sprechi, dalla tracciabilità alla sicurezza alimentare, e sono ormai un mezzo di sviluppo e sopravvivenza per le micro imprese locali. Stiamo parlando di un vero e proprio settore, Internet of Food o Food Tech, che nei prossimi anni è destinato a crescere in maniera esponenziale.
Entriamo nel dettaglio. Se di dettaglio si può parlare. Sì, perché il Rinascimento digitale in questione include tutta la filiera: dall’agricoltura di precisione, alle innovazioni ed evoluzioni nel mondo dell’idroponica; dalle stampanti 3d per il cibo, ai sensori molecolari portatili che indicano il contenuto di un alimento; dai nuovi modelli e piattaforme di e-commerce ai nuovi sistemi di comunicazione, promozione, valorizzazione di prodotti, territori o filiere; dalle etichette intelligenti per la tracciabilità dei prodotti o l’indicazione del loro contenuto, alle applicazioni per ridurre gli sprechi; dai sistemi di cognitive cooking alle smart kitchen che renderanno più facile, sicuro e spesso anche più sostenibile il rapporto con i prodotti alimentari che abbiamo in casa.

“C’è posto per tutti”. Assicura Marco Gualtieri, nella foto, promotore di Seeds&Chips, primo salone internazionale dedicato alle startup svoltosi a fine febbraio a Milano (la seconda edizione si terrà a maggio 2016). “Perché il food parte dal campo e arriva alla cucina. E in ogni punto della filiera ci sono problemi da risolvere e soluzioni da proporre”. Attraverso quali strumenti?“Nel food system tutti sanno che l’innovazione arriverà dalle startup”.

Qual è il presente e il futuro delle startup?

“Vanno alla grande quelle che si occupano di e-commerce”. Da Cortilia, mercato agricolo online che mette in contatto agricoltori e consumatori, a PrimoTaglio, sito di e-commerce nato dai produttori stessi, fino a Gourmant, Cassandra, Foodscovery, Eattiamo o QuiCibo, tutti siti di e-commerce dedicati alle eccellenze gastronomiche. E in questo filone, includiamo anche quelle che mettono a disposizione tutto l’occorrente per preparare la ricetta preferita a casa propria, Fanceat, Quomi, My Cooking Box o Paisan, ne sono un esempio. Sempre più fondamentali per i ristoratori, sono invece, i siti di prenotazione online. Le ultime acquisizioni di restOpolis e Mytable, da parte del colosso TheFork, brand di TripAdvisor, parlano chiaro. Le startup, dunque, sono cosa seria, nonostante la loro natura poliedrica e trasformista. Tant’è che è difficile fare delle previsioni, Gualtieri però ci prova:“In questi anni ci sarà un’accelerazione nell’agricoltura di precisione, fondata su droni e innovazione tecnologica, e nell’idroponica. In questo momento trainano il settore le startup Robonica e Niwa. Altro filone che esploderà è quello delle smart kitchen”.

 

Gli incubatori di startup

E cosa si nasconde dietro? Quasi sempre ci sono degli acceleratori di startup. StartupBootcamp ne è un esempio, e rappresenta l’esperienza più significativa realizzata in Europa nell’ambito dell’accelerazione di startup. Peter Kruger, nella foto qui sopra, Amministratore Delegato, dà qualche dritta ai giovani che vogliono investire tempo e denaro per lanciare la propria idea: “Prima di qualunque cosa, trovatevi un partner o socio co-fondatore. Si tratta del migliore test di validazione della propria idea, della propria competenza e della propria motivazione: se non riuscite neppure a convincere un amico o collega, è difficile che riusciate a convincere il resto del mondo. Mondo con cui dovrete necessariamente confrontarvi (clienti, mercati, fornitori, investitori, banche). Questo mette alla prova la vostra determinazione, ma anche la capacità di cambiare l’idea iniziale adattandola alla domanda che viene espressa dal mondo reale. Sono queste le doti più importanti per un qualsiasi imprenditore. E per testarle, non si deve spendere nulla”.

Il panorama italiano

Si deve invece spendere, nel momento in cui si vuole concretizzare l’idea. Ma vale la pena investire in Italia? “Sembrerebbe che anche l’Italia stia iniziando a trattare le startup in maniera seria, e non come delle mode passeggere. Ora si tratta solo di sfruttare la risonanza che la parola “food” assume a livello internazionale se associata al sistema Italia. Un veicolo di sviluppo imprescindibile per compiere quel balzo in avanti nel business delle tecnologie, delle applicazioni e dei big data. Termini che non siamo ancora troppo abituati a utilizzare ma che sempre di più entreranno in gioco nel futuro dell’industria alimentare”. E la tesi di Gualtieri viene avvallata anche da Kruger, però con delle riserve: “È vero, l’Italia è forse il paese più business unfriendly del mondo avanzato: uno startupper italiano purtroppo deve fare i conti con formidabili resistenze culturali, una burocrazia asfissiante, un sistema finanziario antiquato, mercati protetti, corruzione dilagante. Insomma l’Italia sembra fatta apposta per far naufragare qualsiasi iniziativa imprenditoriale innovativa”. Ma. C’è un ma vero? “D’altro canto, l’Italia dispone di un bacino formidabile di talento e di asset industriali che vanno liberati e aiutati a crescere. Io, appartengo a quella schiera di irriducibili ottimisti che scommettono sulla capacità dell’Italia di stupire anche sul fronte dell’innovazione”.

Le realtà attualmente più interessanti

Entrando nel concreto, con l’aiuto di Kruger, quali sono le realtà attualmente più interessanti? “Se fossi un ristoratore guarderei con interesse The Fork (che appena acquistato le italiane MyTable e Restopolis), ottimo servizio di prenotazione. Da tenere d’occhio anche i ragazzi di AppEATit i quali stanno sviluppando una piattaforma per la gestione di ordini per i ristoranti. Dall’estero, sul tema della gestione delle liste d’attesa, segnalo Nosh List”. Se invece fosse un produttore di food quale startup farebbe al caso suo? “Qui ce ne sono veramente tante. Giusto per limitarsi alle italiane, c’è Solwa, una società che produce sistemi di essiccazione alimentati a energia solare. Super efficiente. Oppure SafecerealS che propone un processo innovativo di produzione di cereali gluten free”. Sempre rimanendo in Italia, Kruger, segnala, per i produttori di vino, i ragazzi di wineOwine per la vendita del residuo di stock. Tra le estere, c’è Invino, marketplace per gli amanti del vino. Nel settore bar sono invece interessanti tutte le applicazioni che gestiscono i programmi loyalty. “Tra le italiane, ad esempio, ci sono i ragazzi di Pubster. Tra le estere, molto bella è Partender, applicazione efficace per la gestione del magazzino”. Se volete approfondire la questione sappiate che Peter Kruger sarà uno dei relatori dei forum formativi e strategici che si terranno nel corso di Gourmet, a Lingotto Torino dal 22 al 24 novembre 2015. Save the date.

  a cura di Annalisa Zordan

Gourmet | Expoforum | Horeca Food & Beverage | 22-24 novembre 2015 | Lingotto Fiere Torino | www.gourmetforum.it