Non è la prima volta che la singolare attività di Cesare De Stefani si scontra con la burocrazia, già nel 2010 aveva avuto dei problemi sulla somministrazione degli alimenti, ma il giudice l'ha riconosciuta come proprietà privata e non come esercizio commerciale.
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La burocrazia italiana appare efficientissima quando si tratta di smorzare gli entusiasmi. Prendiamo il caso di un imprenditore che decide di acquistare un rudere con vigna e di metterlo a disposizione di amici e conoscenti, lasciando anche qualche bottiglia di vino come gesto di cortesia per l’ospite. Ipotizziamo ora che la formula piaccia e che si allarghi a conoscenti e amici di amici sino a diventare un vero e proprio punto di ritrovo per escursionisti che in questo luogo possono trovare riposo e ristoro senza alcun vincolo a parte l’educazione. Tutto filerebbe liscio se non fosse per quella cassetta delle offerte. Tutti coloro che passano per il rudere non trovano solo vino e salumi, ma anche un invito a servirsi liberamente e a lasciare un’offerta a discrezione per quello che si è consumato. Ed ecco il nodo della questione: i soldi. E non si tratta di tanti soldi, ma di una piccola somma che i visitatori lasciano come ‘risarcimento’ per quel che hanno consumato. Questo posto esiste veramente, si chiama L’osteria senza oste e si trova a 500 metri dalle sponde del fiume Piave, a Santo Stefano di Valdobbiadene. L’Agenzia delle Entrate ha eseguito un accertamento su questa particolare tipologia di offerta e ha emesso una sanzione amministrativa di 62 mila euro riferita ai presunti redditi non dichiarati in una sola annualità. “Il problema”, ha spiegato a Gambero Rosso Cesare De Stefani, proprietario del casolare, “sta nel fatto che il Fisco ha fatto i calcoli utilizzando la superficie media degli esercizi nella Provincia di Treviso e attribuendo una ipotetica partita iva e ragione sociale. Ma la mia è una proprietà privata e l’ospitalità che offre non è a fini di lucro. Si inserisce piuttosto come punto di ristoro per turisti ed escursionisti cui metto a disposizione qualche bottiglia e qualcosa da stuzzicare. Non chiedo nulla in cambio e spesso neanche sono presente. C’è solo una cassetta delle offerte che ha una semplice funzione: far capire all’ospite che non sta rubando quel che trova nel casolare ma che le bottiglie sono lì per chiunque, con moderatezza, educazione e responsabilità, si voglia servire”. La notifica fiscale è arrivata nel giugno 2013, si riferisce ad una sola annualità e porta con se la possibilità di essere estesa a cinque anni. “Ho fatto ricorso immediatamente”, ha concluso De Stefani “e sono risoluto a far valere le mie ragioni. L’osteria senza oste è un esempio dell’ospitalità trevigiana e voglio vincere questa battaglia, il fatto che il Piave si trovi tra il casolare e l’Agenzia delle Entrate e che questa multa arrivi proprio nel centenario dello scoppio della Grande Guerra mi dà la forza e la risolutezza che mi servono”. Per il momento l’osteria senza oste di Santo Stefano di Valdobbiadene resta aperta ma il rischio di chiusura è concreto.