Con la campagna Al giusto prezzo, la confederazione internazionale Oxfam accende i riflettori sulle ingiustizie che subiscono i piccoli produttori e i lavoratori che operano nelle filiere agroalimentari italiane. Una fetta di responsabilità ce l'ha la GDO.

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La confederazione internazionale Oxfam, che attualmente opera in 90 paesi, lancia la campagna “Al giusto prezzo” per accendere i riflettori sulle ingiustizie che si celano dietro a moltissimi prodotti alimentari venduti sugli scaffali dei supermercati.

 

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La pagella di 5 supermercati

Dopo aver indagato le filiere di approvvigionamento dei principali supermercati stranieri e denunciato le pratiche commerciali con cui sono soliti imporre prezzi molto bassi ai produttori di piccola scala, con conseguenze devastanti per i braccianti e gli operai agricoli, Oxfam ha guardato all’Italia dove un lavoratore su due in agricoltura è irregolare. La campagnaparte infatti da un documento redatto da Giorgia Ceccarelli, dove si analizza il grado di impegno con cui i 5 più grandi operatori italiani della GDO – Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex, Eurospin – stanno affrontando il tema dei diritti umani nelle proprie filiere di produzione agroalimentare. Il documento, con tanto di pagelle, mette a nudo le politiche (preoccupanti) adottate dai supermercati, i quali si sfidano quotidianamente a suon di volantini delle offerte. Così “il consumatore risparmia, la GDO scongiura il crollo delle vendite e mette al sicuro i ricavi”. E a pagare (l’ingiusto) prezzo è chi ha meno potere contrattuale.

 

Non tutti i supermercati sono uguali

I risultati evidenziano che delle 5 aziende analizzate, soltanto 3 mostrano di aver avviato un percorso di sostenibilità sociale nelle proprie filiere, seppur con un livello di impegno di diversa intensità. Coop è l’azienda che dimostra un livello maggiore di consapevolezza e azione sul tema dei diritti umani nelle filiere totalizzando un 27%; Conad arriva all’11%, Esselunga all’8%. Selex ed Eurospin ottengono un punteggio pari a 0 in tutte le aree di indagine, in quanto non è stato possibile rintracciare alcun documento pubblico relativo ai temi in questione. Il punto, però, non è tanto quello di redigere una classifica, quanto piuttosto nel dar conto di un percorso di sostenibilità sociale lungo la filiera di produzione a cui il singolo supermercato si sta (o meno) adeguando. “Controllando il 75% di tutto il cibo e le bevande consumati nel nostro paese e 26.000 punti vendita, le aziende della GDO hanno l’enorme potere di decidere e orientare scelte e prezzi lungo l’intera filiera di produzione – dichiara Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – L’estate scorsa, tra il 4 e il 6 agosto, in poco meno di 48 ore, 16 braccianti agricoli sono morti in incidenti sulle strade del foggiano: tornavano dai campi stipati come bestie sui mezzi di trasporto dei caporali. Un reale impegno delle aziende della GDO a cambiare politiche e pratiche del loro approvvigionamento è fondamentale per difendere i diritti dell’ultimo anello della filiera: i braccianti e gli operai che coltivano, raccolgono e confezionano il nostro cibo.”

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Le donne tra le prime vittime di sfruttamento

C’è poi un altro dato allarmante emerso nel documento, ovvero la totale inazione rispetto alla tutela delle donne impiegate lungo la filiera: tutte e cinque le aziende ottengono infatti un punteggio pari a zero. “Ci controllano dall’alto per poterci riprendere al minimo errore. Anche per andare in bagno dobbiamo passare i tornelli elettronici col nostro badge, così sanno quanti minuti ci mettiamo. Mi sento una macchina, solo che la macchina al posto mio avrebbe fatto i cestini marci e schifosi. Io l’unica cosa in più che ho della macchina è che tolgo il marcio. Siamo numeri, non si guarda il lato umano o la dignità della persona”, racconta una lavoratrice di una fabbrica di inscatolamento di uva da tavola in provincia di Bari, costretta per una paga bassissima a turni di lavoro fino a 10 ore, durante i quali pesa e sigilla migliaia di scatole senza poter mai alzare lo sguardo dai nastri che velocissimi le scorrono sotto gli occhi.

 

La petizione

Una situazione che conosciamo molto bene in Italia, dove le cronache estive (e il rapporto biennale Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto), da molti anni ormai, rivelano il lato oscuro della raccolta stagionale di frutta e verdura. Ecco cosa si cela dietro al prezzo dei prodotti che tutti i giorni mettiamo nei nostri carrelli. Oxfam si propone, dunque, di sensibilizzare i consumatori, coinvolgendoli in una petizione, diretta a stimolare e sviluppare nelle aziende al centro dell’indagine un modello di business socialmente sostenibile. Ciascuno firmandola, potrà infatti chiedere ai 5 big della grande distribuzione italiana di assumersi la responsabilità della tutela dei diritti umani nelle proprie filiere di approvvigionamento: iniziando da una valutazione dell’impatto delle proprie politiche e comunicando pubblicamente i risultati e gli impegni che ne deriveranno. Tutti potranno così sapere cosa c’è dietro ai prezzi dei prodotti che compriamo, se i diritti dei lavoratori che li producono vengono rispettati e se produttori e lavoratori sono pagati correttamente. È questo il giusto prezzo.

 

Per firmare la petizione: www.oxfamitalia.org/algiustoprezzo

 

a cura di Annalisa Zordan