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Il 9 gennaio pietra miliare per l’agricoltura italiana? Nessuna riccorenza storica, ma un accordo importante che significherà molto, questa almeno è la speranza, per il comparto agrario italiano. Frutto di questo accordo è la nascita di Agrinsieme, un coordinamento di rappresentanza

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che unificherà aziende e cooperative di CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Italiane.

 

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Inutile e forse retorico parlare delle difficoltà che questo settore sta attraversando negli ultimi anni, ben prima delle due crisi economiche recenti. Burocrazia farraginosa, pagamenti dilazionati che mettono in ginocchio piccoli e medi produttori, un riconoscimento economico del lavoro non sempre corrispondente al suo effettivo valore. Spesso poi sono i più piccoli produttori, quelli che in tante occasione raccontiamo come i veri artigiani dell’eccellenza enogastronomica italiana, a pagare lo scotto più alto. Senza far gruppo c’è poca possibilità di successo e allora questa iniziativa acquista davvero senso.

 

Il coordinatore sarà Giuseppe Politi, presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori e resterà in carica per un anno. “Il modello organizzativo è quello del Copa-Cogeca, il momento di raccordo europeo tra tutte le sigle del settore agricolo e cooperativo dei Paesi membri, che è interlocutore unitario della Commissione e del Parlamento della Ue” afferma Politi. Poca frammentazione, quindi, e uno solo marchio di rappresentanza per tutti gli interlocutori, soprattutto nel caso dei rapporti con la politica. Si cerca quindi la comunione d’intenti per snellire processi che troppo spesso hanno aggravato situazioni già alla radice non semplici da gestire.

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La strategia sindacale coordinata di Agrinsieme, si spera, possa avere una ricaduta anche sulle politiche locali e settoriali, perché si realizzeranno coordinamenti territoriali e per singole filiere produttive. E’ decisamente il tempo di sfoltire sigle e interlocutori e l’agricoltura italiana dimostra di averlo compreso.

 

Politi spiega che le linee d’azione di Agrinsieme saranno quattro: rafforzamento dell’impresa per favorire l’aggregazione in strutture economiche orientate al mercato; rilancio della ricerca e delle politiche di supporto al trasferimento dell’innovazione; ricambio generazionale; definizione degli strumenti per il credito (puntando pure su politiche innovative relative a strumenti assicurativi e fondi mutualistici). Attraverso queste prime iniziative si potrà capire l’efficacia di Agrinsieme. Oltre che un guadagno reale per l’Italia, si tratta di tutelare un patrimonio del quale, soprattutto per chi lavora nel settore o ne è appassionato, si conosce profondamente il valore.

 

 

Alessio Noè

 

11/01/2013