Il cous cous, piatto povero ma sempre più di moda, definito da Edmondo de Amicis come piatto di prìncipi e di popolo, oggi non si limita ad essere solo una curiosità del turista ma rientra a pieno titolo nelle tradizioni gastronomiche e culturali nostrane. Tanto che da quindici anni si tiene a San Vito Lo Capo, il
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ttp://www.couscousfest.it” target=”_blank”>”Cous Cous Fest”, il Festival internazionale dell’integrazione culturale (in programma quest’anno dal 25 al 30 settembre) che coinvolge diversi paesi e dove il protagonista indiscusso è per l’appunto il cous cous.

 

In attesa della grande kermesse, gli chef Luca Abbadir, Eugenio Jacques Christiaan Boer, Paolo Casanova, Fabrizio Ferrari, Eugenio Roncoroni e, unica donna, Maria Giuseppina Spanò, , si sfideranno a colpi di semola per le qualificazioni del “Cous Cous Fest Preview” (dal 1 al 3 giugno prossimi). In palio un posto in prima fila nella squadra italiana che gareggerà a settembre.

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“I sei chef selezionati dovranno preparare cento porzioni di cous cous e un piatto coreografico di presentazione – dichiara Matteo Rizzo, sindaco di San Vito Lo Capo –. Poi una giuria popolare, composta da ottanta persone, e una giuria tecnica, che conta cinque giurati più il presidente Paolo Marchi (giornalista enogastronomico e ideatore di ”Identità Golose”), eleggerà il vincitore. Sarà una festa di popoli, colori e sapori”. L’evento sarà inoltre allietato da Max Gazzè che si esibirà in piazza Santuario il 2 giugno.

 

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Il cous cous non ha origini certe, anche se, secondo gli storici, affonda le sue radici nelle dune del Nord Africa, nel Maghreb, dove da sempre vivono i Berberi, o meglio, come preferiscono essere chiamati, gli uomini liberi (Amazighen). Ciò che è certo è che arrivò in Sicilia grazie alla contaminazione di culture diverse.

 

In una delle spiagge più belle d’Italia ci sarà dunque un’inno all’integrazione e un ritorno alla tradizione che dobbiamo agli uomini liberi del Maghreb. Non a caso il piatto stesso esprime libertà, libertà di poterlo mangiare con le mani, libertà di mangiarlo tutti assieme senza l’obbligo di porzionarlo. Piatto che unisce i popoli, i popoli d’amore con i popoli di libertà…come direbbe Bellavista…

 

 

Annalisa Zordan

22/05/2012