Puzza come poche cose al mondo, il durian in Asia però è una vera prelibatezza. Lo abbiamo provato, muniti di guanti, nel mercato di Chinatown a Singapore.

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Il business del durian

Il durian è originario della Malesia, dell’Indonesia e del Borneo, ma oggi ci sono aziende specializzate nella coltivazione anche in Sri Lanka, nell’India meridionale, in Cambogia, in Vietnam e in Thailandia, che è diventata, negli ultimi anni, il principale produttore ed esportatore mondiale. Già perché coltivare ed esportare questo frutto conviene: si legge nel The Guardian che le importazioni di durian in Cina siano aumentate del 15% rispetto allo scorso anno, arrivando a circa 350.000 tonnellate per un valore di 510 milioni di dollari. Un business che ha attratto anche il governo malese – il quale ne incentiva la produzione attraverso degli sgravi fiscali – ben consapevole del fatto che il durian “Musang King” della Malesia è quello più apprezzato dai cinesi, probabilmente per la consistenza cremosa e il sapore agrodolce, tanto da essere disposti a pagare di più rispetto alle altre otto varietà commestibili e disponibili sul mercato. Noi lo abbiamo assaggiato nel mercato di Chinatown a Singapore per capire i motivi di questo successo.

Il durian

Appartenente alla famiglia delle Malvaceae, come il cacao, il gombo e il carcadè, il durian viene chiamato anche il “Re della frutta” sia per il suo gusto molto apprezzato dagli asiatici sia per le sue dimensioni, che tra l’altro lo rendono molto difficile da trasportare e dunque piuttosto caro. Nelle bancarelle dei mercati lo si riconosce immediatamente: è simile a un pallone da rugby ed è ricoperto di spine dal verde opaco al marrone giallastro. All’interno, è diviso in cinque scomparti che rappresentano i cinque carpelli da cui si sviluppa il frutto, il quale cambia significativamente in un brevissimo periodo di tempo. Quando viene raccolto precocemente è duro, decisamente più facile da maneggiare e amaro. Ma è quando oltrepassa la maturità, cadendo spontaneamente dagli alberi, che diventa una vera prelibatezza (un po’ come succede per i cachi): il colore diventa giallo acceso, il sapore si fa più dolce e pungente, la consistenza cambia diventando simile al burro o, per molti, alla crema pasticcera. E l’odore? L’odore è davvero nauseante, un mix di aglio e cipolle andate a male per usare un eufemismo, tanto pungente da esserne vietato il consumo nei trasporti pubblici e negli hotel e da essere venduto con kit di guanti incluso, per evitare ogni tipo di contatto tra mani e frutto.

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Venditore di durian

Il sapore e le proprietà nutritive

Una volta superato l’ostacolo dell’odore, molti ne apprezzano moltissimo il sapore (noi un po’ meno), che vi descriviamo attraverso le parole del grande naturalista Alfred Russell Wallace, scritte nel 1869 dopo aver esplorato l’arcipelago malese: “La sua consistenza e il suo sapore sono indescrivibili. Una crema pasticcera al burro molto saporita e aromatizzata con mandorle ne dà la migliore idea generale, ma si mescolano anche profumi che ricordano la crema di formaggio, la salsa di cipolle, lo sherry marrone e altro. Poi c’è una ricca dolcezza glutinosa nella polpa che non è né acida, né succosa. Non produce nausea o altri effetti collaterali, e più ne mangi, più ne vorresti mangiare. In effetti, mangiare il durian è una sensazione nuova, che vale la pena sperimentare”. Noi ci abbiamo sentito anche arachidi, lievito, banane, castagne (sempre andate a male), bagni pubblici a confermare il commento fatto da Anthony Bourdain secondo cui dopo averlo mangiato “ti puzzerà l’alito come se avessi baciato tua nonna morta”. Non vi abbiamo convinti? Allora sappiate che è ricco di fibre, ferro, vitamina C e potassio, insomma il durian male non fa e c’è chi, dall’altra parte del mondo, ne va matto. De gustibus…

 

a cura di Annalisa Zordan