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Il governo decide: punta sulla tutela dell'olio extravergine made in Italy. E mentre la legge presentata dalla senatrice Mongiello va avanti, il ministro Mario Catania annuncia che già nel Decreto Sviluppo in esame in Parlamento, all'articolo 43 c'è l'esplicito limite dei 30mg di alchil esteri/chilo per poter chiamare un olio Itali

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ano. Le pene previste? Nessuna, per ora. Ma chi supera quel limite verrà messo sotto osservazione da parte degli inquirenti. E su queste tematiche il governo di impegna a spingere anche in Europa, dove la modifica al limite ben più alto dei 75mg potrebbe presto ridursi.

“Gli olivicoltori italiani chiedono giustamente un riconoscimento per la qualità del loro prodotto, che non sempre è remunerata dal mercato. Abbiamo lavorato a fondo per dar loro una risposta e sono convinto che stiamo procedendo nella giusta direzione” afferma Catania.

L’art. 43, nel disegno del Governo, stabilisce che per quanto riguarda gli oli di oliva extravergini, quando sono etichettati con la dicitura “Italia” o “italiano”, o che comunque evocano un’origine italiana, sono considerati conformi alla categoria dichiarata quando presentano un contenuto in metil esteri degli acidi grassi ed etil esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/Kg. In caso si superino questi valori si avvia automaticamente un piano di sorveglianza dell’impresa da parte delle autorità nazionali competenti ai controlli. Inoltre viene stabilito, in merito allo studio delle proprietà organolettiche di un olio, che la verifica sia compiuta da un comitato di assaggio riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Inoltre, il Ministero per le Politiche agricole ha predisposto un decreto sulle tanto contestate microscopiche indicazioni sull’origine degli oli:  le dimensioni minime obbligatorie dei caratteri devono essere tali che poter esser chiaramente lette e individuate. In attesa che tutto ciò si avveri, il Ministero ha predisposto una circolare in materia di informazioni obbligatorie sull’origine e sui controlli nel settore dell’olio d’oliva nella quale si chiede  alle imprese produttrici di assicurare che in etichetta le informazioni riguardanti l’origine siano: facilmente individuabili, chiaramente leggibili e distinguibili dal resto delle informazioni. Gli organi di controllo valuteranno, quindi, non solo la presenza delle informazioni sull’origine in etichetta ma anche la leggibilità della stessa verificando, se del caso, la sussistenza di illeciti amministrativi sanzionabili o  illeciti penali.
“L’olio d’oliva è uno dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, ma la filiera di produzione e commercializzazione presenta alcune criticità strutturali che ho ritenuto di affrontare con decisione – afferma infatti il ministro – Non c’è un’adeguata remunerazione degli olivicoltori, e questo dipende anche dalla scarsa trasparenza sull’origine del prodotto. La Commissione Europea ha raccolto le nostre sollecitazioni e ha varato un piano d’azione che tende a tutelare le produzioni di qualità. Il Parlamento sta approvando nuove disposizioni a garanzia dei produttori e dei consumatori. Infine, il Ministero ha inviato a Bruxelles un provvedimento che regolamenta la leggibilità delle informazioni sull’origine in etichetta ed in attesa dell’approvazione di quest’ultimo è stata adottata una circolare che richiama gli operatori al rispetto delle norme comunitarie chiedendo loro di assicurare che in etichetta le informazioni riguardanti l’origine siano facilmente individuabili, chiaramente leggibili e distinguibili dal resto delle informazioni”.
In attesa dell’approvazione del disegno di legge più organico, questa sembra una bella notizia per gli olivicoltori italiani in perenne lotta contro i grandi marchi italiani o italian sounding che di made in Italy hanno spesso ben poco.

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Indra Galbo
27 luglio 2012