Food Act: si firma per il cibo italiano all'estero

15 Mar 2016, 18:02 | a cura di Antonella De Santis

Politiche Estere, Politiche Agricole, Istruzione, ma anche Sviluppo Economico, e altre istituzioni coinvolte in uno storico passo in avanti per la tutela e la promozione della cucina italiana di qualità. Oggi la firma di fronte agli Ambasciatori dei Paesi del G20 e moltissimi tra chef, pizzaioli, sommelier e altri protagonisti della cucina italiana.

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Partiamo dai numeri: 123 Ambasciate (e nel 2016 verrà aperta quella di Ulan Bator, in Mongolia), 80 Uffici Consolari, 8 Rappresentanze permanenti presso gli Organismi Internazionali, 83 Istituti Italiani di Cultura. Questa la rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La cucina italiana all'estero può dunque contare su spazi, istituzioni, ma soprattutto su 250 milioni di persone, gli “italici” come li ha definiti Maurizio Martina, Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, prendendo a prestito il titolo di un libro di Piero Bassetti. Tanti sono quelli che, a titolo diverso, mantengono legami culturali, linguistici e più genericamente identitari con l'Italia. Sono loro i nostri migliori ambasciatori, loro che all'estero possono raccontare e promuovere la cucina come patrimonio culturale nostrano.

Il mondo ha fame d'Italia e noi rispondiamo con prodotti e cucina di qualità”. Con queste parole Martina indica il senso della firma del Protocollo d'Intesa per la Valorizzazione all'Estero della Cucina Italiana di Alta Qualità. Una firma che si inserisce nel quadro più ampio del Food Act che oggi, alla sua terza uscita ufficiale, non lesina passi in avanti e proposte concrete. Forse è più questo a stupire, il fatto di essere riusciti a far lavorare insieme dicasteri diversi, cuochi, pizzaioli e pasticceri, e tutte le realtà che concorrono al variegato mondo del cibo: “oggi sono qui presenti al Ministero degli Esteri rappresentanti di esperienze diverse dell'enogastronomia”. Ma anche esponenti diversi delle istituzioni, a significare “un'assunzione di responsabilità collettiva del governo”. E, collettivamente, sono stati chiamati in causa gli chef per intraprendere un percorso insieme “non più solo grandi individualità, quindi. Ma un gruppo unico”. Un salto di mentalità nell'Italia dei grandi solisti sempre avara di prospettive comuni.

 

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Le 4 azioni promozionali

Oggi più che mai il cibo ha un ruolo chiave e rappresenta una parte importante della nostra diplomazia nel mondo. E l'esperienza di Expo ha funzionato da acceleratore: nei sei mesi milanesi l'Italia ha messo in campo una capacità operativa che è stata di fondamentale importanza per avviare il processo che oggi ha visto la sua ufficializzazione. “Proviamo oggi a partire con tutte le difficoltà del caso” dice ancora Martina. Individuati i 10 assi di lavoro si procede tenendo ben chiari alcuni obiettivi: formazione, internazionalizzazione (e qui viene chiamato in causa Ivan Scalfarotto per il suo nuovo ruolo allo Sviluppo Economico), sostegno alle imprese, tutela del prodotto italiano. Tutte le azioni si svolgeranno in coordinamento con il piano straordinario per la promozione del Made in Italy e i fondi previsti per il Food Act.

Quello di oggi è un passo concreto, “figlio della stagione di Expo”: perché la firma del Protocollo ha portato con sé quattro azioni promozionali mirate, per ora, verso alcuni paesi strategici: Stati Uniti, Giappone, Repubblica Popolare Cinese, Federazione Russa, Emirati Arabi Uniti, Brasile. Individuati i luoghi cardine da cui far partire un'azione all'estero, si passa ora, nel biennio 2016-2017, a portare a termine quattro passaggi cruciali:

La settimana della cucina italiana nell'ultima decade di novembre. Organizzata dalla rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri, su dirette indicazioni della Farnesina.

Master Class dedicate a chef stranieri per promuovere prodotti e cultura agroalimentare e gastronomica italiana.

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Borse di Studio per chef italiani under 30

Giornate Italiane dedicate alla cucina italiana di qualità promosse dal Coni in occasione di eventi sportivi ufficiali a partire dai Giochi Olimpici di Rio del 2016.

 

La promozione all'estero

Un po' come la settimana della promozione della lingua italiana. E non solo: “La Farnesina coordinerà la promozione dell'alta cucina e dei prodotti enogastronomici di qualità italiani nel mondo attraverso la nostra rete diplomatica, consolare e culturale”, è l'annuncio di Paolo Gentiloni, padrone di casa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sottolineando così il ruolo di promozione del nostro paese che hanno il cibo e la cultura gastronomica verso milioni di persone al mondo. E non solo quelli che hanno un legame con il nostro Paese. Gli chef più noti, e quelli che non sono sotto i riflettori, possono essere un volano per la nostra cultura e la nostra economia. Non a caso nel 2015 dell'Expo, l'export agroalimentare ha toccato i 37 milioni di euro, il 7,4% in più dell'anno precedente, un dato che rende più vicino l'obiettivo dei 50 milioni per il 2020. Mentre il piano per l'internazionalizzazione prevede 70 milioni di euro solo per l'agroalimentare.

 

La formazione

Un punto importante è quello che annuncia, in video, Stefania Giannini, al Dicastero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca: 1 milione di euro stanziato per la formazione di 50 chef under 30 che potranno poi, a loro volta, portare la loro esperienza nel mondo. Un passo concreto che ha il valore, ulteriore, di riconoscere dignità culturale alla cucina. Il richiamo di Cristina Bowerman è di fare in modo che sia l'Italia stessa il centro culturale. Per non disperdere importanti risorse professionali all'estero. Gli chef devono imparare in Italia, e lei, che è forse una tra le chef più internazionali, sa bene di cosa si parla. Perché la formazione fuori dai nostri confini già avviene, ma mancano realtà che, sulla Penisola, possano assicurare un percorso didattico valido accessibile a tutti i livelli. Ricorda poi come sia proprio l'Italia a poter concorrere, al di fuori dei confini nazionali, a proporre corsi formativi di cucina italiana in luoghi deputati, per promuoverne la conoscenza e la pratica anche da chi non è nato sulla Penisola.

 

Lo sport

In questo progetto, tra gli attori coinvolti, anche il Coni. È stato presentata infatti Casa Italia a Rio de Janeiro. In vista dei Giochi Olimpici del 2016. Il legame con lo sport indica, sottolinea Davide Oldani, il legame che deve avere il cibo con il benessere, l'alimentazione sana, il prodotto di qualità e uno stile di vita salutare, in cui movimento e nutrizione sono affiancati. A Casa Italia si farà promozione della cucina italiana, con appuntamenti che porteranno in primo piano il valore nutrizionale della nostra cucina

 

I prossimi passi

Tra i 10 passi non c'è la semplificazione e la lotta alla burocrazia, ma il Ministro Martina, interrogato al riguardo, assicura che sarà tra i prossimi step, come il lavoro, e ora che abbiamo coinvolto anche le ambasciate sarà più semplice “per facilitare l'arrivo dei prodotti di qualità all'estero”. Un esempio su tutti il tartufo bianco nascosto in valigia per entrare in alcuni Paesi e i formaggi che, per giungere dall'altra parte del mondo, sono talvolta fatti passare dalla Francia, che evidentemente ha canali migliori dei noostri. Esperienze vissute di alcuni nostri chef più noti. Figuriamoci cosa accade a chi non gode di tanta attenzione mediatica e a chi, invece, quei prodotti vorrebbe farli andare anche all'estero. Il prodotto italiano, in molti casi e spesso in quelli di maggior pregio, deve ancora combattere le regole di una burocrazia che non lo sostiene. In agenda, anche questo. Almeno a stare a quanto dichiarato da Maurizio Martina.

 

a cura di Antonella De Santis

 

 

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