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Il nome è un programma... Parliamo di Fulvietto ovviamente Pierangelini, figlio del grande Fulvio che ora a san Vincenzo non vive (e cucina) più e che ha scelto la vita nomade a raddrizzare le cucine degli alberghi della famiglia Roccoforte in Italia e nel mondo.

Una visita veloce mordi-e-fuggi al suo Bucaniere ci ha fatto c

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onoscere un Fulvietto con una bella personalità e una forte caratterizzazione legatissima al territorio che lui conosce palmo a palmo, dal mare dove se ne va a pescare il pesce che propone, ai boschi in collina, nell’interno dove trova gli asparagi e le verdure selvatiche, alle pinete dove raccoglie funghi. Abbiamo provato due piatti a tema Palamita, in vista della festa che animerà San Vincenzo il 5 e 6 maggio prossimi.

 

 

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Beh, davvero niente male! Semplici, classici a modo loro e particolari allo stesso tempo. Serviti – a parte la solita lavagna nera – in piatti che ricordano molto l’eleganza un po’ snob del Gambero Rosso, a metà tra l’eredità paterna e materna nel gusto degli arredi. La palamita, cotta nella rete dei maiali di cinta allevati nella sua azienda, ha mantenuto tutti i suoi succhi e il sapore è solo stimolato dalla rete di maiale, non sopraffatto.

 

 

Il purè all’olio, un classico alleggerito, ci gioca benissimo e i funghi (spugnole e i primi prugnoli appena raccolti) rimandano il sapore del tutto e lo arricchiscono con le note spiccate di sottobosco e di nocciola. Insomma, semplice e d’impatto insieme.

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Forse un po’ meno netto il carpaccio di palamita, anche se l’emulsione di olio, lime e una punta di senape ci sta da dio! E abbiamo apprezzato il piatto di porcellana antica, eredità e citazione del Gambero Rosso.

Fulvietto senza Fulvio, dicevamo… eppure si nota il figlio d’arte (non solo delpadre, ma anche della mamma Emanuela, dal gusto raffinato), nel piacere per il bello e nella leggerezza di mano. Anche nel piacere del vino, delle bollicine. Chissà… Il nuovo che avanza?

 

 

Stefano Polacchi

foto di Oriana Papadopulos

 

20 aprile 2012