"Bhinneka Tunggal Ika" significa Uniti nella diversità, ed è il motto dell'Indonesia. Si può sperimentare questa unione nella varietà, anche culinaria, nel padiglione di Expo.

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Concept: Il palcoscenico del mondo

Con oltre 17.500 isole, l’Indonesia è il quarto paese più popolato del mondo. Siamo nell’ordine di 250 milioni di persone, di trecento etnie diverse, che parlano più di cinquecento lingue differenti. In poche parole un melting pot di culture eterogenee che convivono nel più grande arcipelago del mondo. Una convivenza non sempre pacifica che nel corso degli ultimi anni, però, ha cercato di basarsi sull’armonia e sulla tolleranza. Non a caso il motto nazionale è “Bhinneka Tunggal Ika”, ovvero uniti nella diversità. Una vittoria per un paese libero da soli settant’anni (prima era colonia dei Paesi Bassi) che ha vissuto una storia fatta di occupazioni e guerre. E questo multiculturalismo, il Paese, lo porta anche a Milano. Come? Ovviamente attraverso il cibo: i piatti indonesiani, come il rinasi goreng e il pecel, oltre a rappresentare la cultura delle diverse etnie per la presenza di erbe e spezie, sono apprezzati in tutto il mondo. Insieme alla cultura, gastronomica in primis, il Paese vuole mostrare la vasta gamma di risorse naturali che caratterizza Tanah Air (terra acqua), ovvero il nome con il quale il popolo indonesiano chiama la propria patria. All’interno del Padiglione è infatti presente una statua in bronzo di 500 chili che raffigura il rinoceronte di Giava, antica specie animale sopravvissuta all’estinzione grazie all’ospitalità del Parco Nazionale di Ujung Kulon. Senza dimenticare le soluzioni che l’Indonesia ha trovato per affrontare le nuove sfide alimentari: il Paese sta aumentando la produzione nazionale di riso e vuole raggiungere l’autosufficienza in molti altri alimenti. L’arcipelago, dunque, non si riduce a essere solo una meta turistica. Non possiamo, però, non menzionare il fatto che il Paese è, insieme alla Malesia, il maggior coltivatore di Elaeis guineensis, la palma da cui si estrae l’olio di palma. La cosa viene ribadita dagli stessi indonesiani nel sito dedicato al loro Padiglione: “L’Indonesia ha da sempre giocato un ruolo importante nella catena di approvvigionamento alimentare del mondo. Sia 100 anni fa, durante il colonialismo, con il commercio di spezie, sia oggi, con l’esportazione di olio di palma, cacao, caffè e tè. Tutti ingredienti alimentari importanti per il mercato globale”.

Padiglione: interazione tra agricoltori e pescatori in un’unica casa

Progettato dagli architetti Miranti Gumayana, Dani Hermawan e Rubi Roesli, il Padiglione indonesiano, che si articola su un lotto di 1.100 metri quadrati, è stato costruito con legno di rattan (diverse specie di palme), bambù e pietre caratteristiche del Paese dalla cooperativa Koperasi Pelastari Budaya Nusantara. L’edificio si ispira a una tipica casa indonesiana, nella quale si svolgono molteplici attività. Nello specifico si vuole sottolineare l’interazione tra gli agricoltori e le comunità di pescatori tramite la rappresentazione di due strumenti, in giunco o bambù, impiegati rispettivamente per la cattura dei pesci e per l’immagazzinamento del raccolto: la bubu e il lumbung. Ne risulta un padiglione assai caratteristico, arioso e naturalmente illuminato, che ben interpreta il tema dell’ecosostenibilità promosso da Expo.

Percorso espositivo

Il Padiglione si articola in tre aree espositive. Nella prima vi sono una serie di gallery multimediali che raccontano, tramite immagini, i settant’anni di storia indipendente dell’Indonesia, la sua cultura, i suoi paesaggi e i piatti tipici. Sempre in quest’area c’è il ristorante, dove poter godere concretamente dei sapori e degli odori tipici indonesiani, caratterizzati dall’utilizzo di erbe e spezie, che cambiano a seconda della regione e dell’etnia. Qualche esempio? Considerando che il menu cambia ogni giorno, potete trovare il Nasi goreng a base di riso fritto, pollo e gamberetti, con l’aggiunta di verdure; il Pecel, verdure miste in salsa di arachidi servite con riso al vapore; o il Chicken saté, pezzi di pollo marinato con sale, pepe, coriandolo e aglio, infilzati su spiedini di legno e cotti alla brace. Da condire con una salsa di burro di arachidi, spezie, aglio, coriandolo e peperoncino. E ancora il Beef rendang, manzo stufato per ore nel latte di cocco e spezie, che viene successivamente ripassato in padella, o Telur Balado, uova sode fritte e poi bollite insieme a una salsa a base di peperoncini rossi, pomodori, scalogno, aglio e pasta di gamberetti. Dopo essersi rifocillati, si passa nella seconda area in cui si può vivere un viaggio virtuale tra le bellezze dell’arcipelago. Tappa finale è l’anfiteatro, dove vengono organizzati incontri e performance.

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a cura di Annalisa Zordan

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