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Ai romani piace grande, sembrerebbe il leitmotiv degli ultimi mesi se è vero che anche l'ultimo locale aperto, in ordine di tempo, si attesta intorno agli 800 metri quadrati, suddivisi su tre piani.

Si chiama Splendor Parthenopes e occupa i local

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i che furono de I Professionisti, storico punto di ritrovo della Roma by night di qualche decennio fa. Ora Splendor porta in scena – tutti i giorni e tutto il giorno – lo spirito e i sapori napoletani: prodotti, piatti, ricette di casa e di strada da mangiare indifferentemente in ogni area del locale. Via dunque a insalata di rinforzo, minestra maritata, pasta alla genovese, ragù, o meglio “’O rraù”, sartù, baccalà San Giovanni, fritti tipici e tanta pizza, in arrivo da uno dei due forni che campeggiano al piano terra.

 

I lavori sono durati due anni e mezzo, con demolizioni e interventi strutturali che hanno portato alla luce, insieme a diversi problemi da risolvere, anche le belle colonne di ghisa e la volta al piano interrato che hanno dato una direzione imprevista al progetto. “Ci siamo fatti un po’ trascinare dal luogo” dice Luca D’Angelo, patron e anima di Splendor, e quel plurale sta a indicare lui e il team creativo che ha creato questo luogo: Antonio Romano di Inarea, che ha firmato il marchio vagamente liberty, e Roberto Liorni. Già proprio lui, la mano che è dietro alcuni dei più bei locali capitolini. Al punto da aver definito uno stile ben riconoscibile, che qui però rimane in sordina.

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Varcata la soglia ci si trova in un caffè dei primi del novecento, tutto specchi, legni, velluti, boiserie e privé. “Un’operazione così nostalgica non la facevo dalla ristrutturazione del Caffè Rosati del 1985” dice Liorni. L’atmosfera calda racconta di club inglesi, locali parigini o mitteleuropei. Ma soprattutto della grande tradizione dei caffè partenopei, quando Napoli era tappa obbligata nei grandi viaggi.
Nasce così Splendor, con un occhio al passato e uno al presente, per il modo contemporaneo di fruire del cibo (e per il cellulare che prende anche sottoterra… un miracolo!).

 

 

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Chiediamo a Luca D’Angelo cosa stia accadendo a Roma dove improvvisamente si aprono solo locali extra large. È una coincidenza? “Più che una coincidenza è un’esigenza: intercettare una diversa modalità di consumo del cibo, rompere gli schemi e migliorare gli investimenti” dice “gli spazi destinati al servizio – cucina, depositi, laboratori, spogliatoi – devono essere più ampi, quindi a parità di metri quadrati l’area per il consumo è sempre minore”. Per ottimizzare dunque, meglio locali grandi. “E’ una questione di economia di scala. Le organizzazioni non artigianali sono più efficaci”.
 

Del resto D’Angelo ha alle spalle una storia di grandi numeri, quella dei Fratelli La Bufala “le catene permettono di superare il passaggio generazionale che può mettere in crisi la bottega artigiana, il cui ciclo di vita è legato all’attività e dalla capacità del singolo”. Know how e risorse umane sono l’eredità di cui ha potuto usufruire: “l’80 % del management di questa struttura viene da lì”.

Ma allora cosa ha di diverso Splendor? “Lo abbiamo pensato non solo come un ristorante, ma come un locale e come un brand, con l’eventualità di aprire altre location all’estero nel 2014. Vogliamo che diventi un aggregatore di eccellenze campane. Il fatto di avere una identità molto forte ci aiuterà a non perdere la strada”.

 

 

 

E ogni proposta qui ha un profilo napoletano ortodosso: caffè, pasticceria, gastronomia dolce e salata, persino il cocktail bar, che punta a liquori solo italiani, come il vecchio Carpano, e aromi mediterranei: limoncello, basilico, origano, rosmarino (tra i drink va molto il Cosmo-Neapolitan). Oltre a ristorante e pizzeria, naturalmente.

 

Alla base del progetto la volontà di creare un luogo molto bello e di qualità ma non elitario, dove far convivere ristorante, bar e pizzeria. “Dalla pizza non si può prescindere in un ristorante contemporaneo italiano, perché ridimensiona il prezzo medio, e perché è il vero comfort food nostrano, con una componente ludica e familiare”.

La sfida è stata, con Roberto Liorni, proprio far vivere l’uno accanto all’altro, con pari dignità, il bel bancone, suggestione di tempi andati, e i due forni, creando un locale intimo pur nella sua ampia metratura, in cui ogni angolo possa dare un’emozione.

 

 

 

È una gestione degli spazi di concezione europea: le aree viaggiano – volendo – in maniera completamente indipendente: il piano superiore, dal sapore più mitteleuropeo, le salette private, la caffetteria e la dispensa nel piano interrato, “pancia” di questa grande struttura, con prodotti in esposizione sugli scaffali e arredi che scompaiono secondo esigenza. In tutto il locale scale secondarie, diverse da quelle per i clienti, assicurano un servizio invisibile. Un elemento di chiara impronta “liorniana” però c’è, ed è il grande bancone: “è una mia esigenza – dice Liorni – sono pochi i bar con un bancone grande, come quelli di una volta, e una buona proposta di cocktail”. Detto, fatto.

Una macchina complessa che andrà a regime tra un anno, dopo la prova delle quattro stagioni. Ma quale è l’obiettivo? “Circa un milione di clienti l’anno, tra bar e ristorante”.

Fate i vostri conti…

 

 

Antonella De Santis

20/12/2012

Splendor Parthenopes
Via Vittoria Colonna 32/c
Roma
Tel. 06-6833710
Email: [email protected]
Sito Web: www.splendorparthenopes.com