Storie di famiglia

House of Guinness: la storia della birra scura irlandese diventa una serie tv

Un contratto di affitto per 9mila anni e un ingrediente segreto: ecco come la stout di Dublino si affermò nel mondo. Adesso Steven Knight racconterà in 8 episodi le difficili dinamiche familiari dietro al successo

  • 02 Settembre, 2025
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Dici Dublino e subito pensi alla sua bevanda più rappresentativa: la Guinness. Un’associazione mentale che va avanti da quasi due secoli e che il prossimo 25 settembre troverà la sua trasposizione televisiva su Netflix nella serie tv House of Guinness diretta da Steven Knight, già noto al grande pubblico per il successo di Peaky Blinders.

Una serie in costume

Ma non aspettatevi il racconto della nascita del birrificio (oggi proprietà del colosso del beverage Diageo). Ambientata tra Dublino e New York del XIX secolo, la serie (in otto puntate) inizia con la morte di sir Benjamin Guiness (artefice del successo commerciale), per seguire le vicende dei successori: i figli Arthur, Edward, Ben e Anne interpretati da Anthony Boyle, Louis Partridge, Emily Fairn e Fionn O’Shea (già protagonista di Normal People). Fratelli diversissimi tra di loro, per i quali il padre ha già – attraverso il testamento – tracciato la strada da seguire, dentro o fuori dallo stabilimento.
«La dinastia Guinness è conosciuta in tutto il mondo: ricchezza, povertà, potere e tragedia si intrecciano per creare un ricco tessuto narrativo da cui attingere – è stato il commento di Knight – Sono sempre stato affascinato dalle loro storie e sono entusiasta di dare vita a questi personaggi per mostrarli al mondo intero. È un gruppo di persone incredibile, con tanti attori irlandesi, tanta Guinness, e io sono l’unico intruso non irlandese che, ironicamente, interpreta il più irlandese di tutti: devo essere un dubliners fino al midollo».

La locazione di 9mila anni

Nella nascita della stout più famosa al mondo colpisce un elemento su tutti: il contratto con cui Arthur Guinness, nel 1759, prese in affitto i locali del birrificio St. James’s Gate a Dublino per 45 sterline aveva una durata “circoscritta” di ben 9mila anni (il contratto è ancora esposto nei locali). Si vede che il fondatore aveva previsto il successo che la sua birra avrebbe avuto nei secoli a venire.

Da circa 25 anni, in quegli stessi locali sorge il Guinness Storehouse, il museo dedicato alla birra irlandese che è anche uno dei più grandi (ben sette piani) e famosi al mondo, oltre ad aver contribuito a creare il turismo brassicolo quando ancora non se ne conosceva la valenza.

L’ingrediente segreto

Ma c’è un altro segreto legato alla birra scura irlandese. Alzi la mano chi andando a Dublino non abbia sentito parlare dei miracoli dell’acqua locale: «La Guinness bevuta a Dublino ha tutto un altro sapore: merito dell’acqua di Wicklow». Leggenda o meno, questa frase un fondo di verità ce l’ha. Nell’affitto millenario, era compresa anche la fornitura d’acqua necessaria per la produzione della birra. Un piccolo dettaglio che ancora oggi continua a fare la differenza nella ricetta della nera irlandese: acqua, orzo, luppolo e il prezioso lievito che crea la Black Stuff.

 

L’arpa dorata e il tucano

L’altra curiosità legata alla birra scura irlandese è il logo: l’arpa dorata, che nel tempo ha cambiato forma e disposizione ma che non ha mai smesso di essere tra i marchi più conosciuti al mondo. L’arpa, infatti, è anche il simbolo nazionale dell’Irlanda, ma l’associazione alla birra è diventata ancora più immediata. Quasi indissolubile. Una scelta che dimostra lungimiranza, già 160 anni fa, nel creare la brandy identity del prodotto, rifacendosi ai concetti di territorialità e artigianalità.
Non da meno sono le campagne pubblicitarie, create da John Gilroy tra il 1930 e il 1940, che hanno contribuito alla fama della birra irlandese attraverso l’iconografia del tucano.
La serie Netflix si annuncia, quindi, come un drama in costume pronto a svelare (e romanzare) gli aspetti più nascosti delle dinamiche familiari. “Good things come to those who wait” (Le cose buone arrivano a chi sa aspettare) , recitava un noto spot Guinness degli anni Novanta. Se varrà anche per la serie basterà attendere ancora qualche settimana …

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