Oggi il nome Petronilla dice poco ai più giovani e probabilmente nemmeno a molte donne che ogni giorno cercano di far quadrare vita, lavoro e famiglia. Eppure per le nostre nonne e bisnonne era un riferimento. Quando i soldi erano pochi e gli ingredienti scarseggiavano, negli anni difficili tra le due guerre, era proprio a lei che ci si rivolgeva per capire cosa portare in tavola.
Petronilla era lo pseudonimo di Amalia Moretti Foggia, nata a Mantova nel 1872 in una famiglia di farmacisti e tra le prime donne italiane a laurearsi in Scienze naturali e Medicina. Trasferitasi a Milano, frequentò ambienti femministi vicini a figure come Ersilia Majno, Alessandrina Ravizza e Linda Malnati, e lavorò al poliambulatorio di Porta Venezia. Grazie all’amicizia del marito con Eugenio Balzan, allora direttore editoriale del Corriere della Sera, iniziò a collaborare con la Domenica del Corriere.
All’inizio firmava una rubrica medica con lo pseudonimo Dottor Amal: all’epoca, spiegano le ricostruzioni più recenti, pochi avrebbero accettato consigli di salute da una donna. Il successo tra i lettori fu tale che la redazione le affidò anche una rubrica di cucina. Nacque così Petronilla, alter ego domestico e ironico, il cui nome fu preso dalla protagonista del popolare fumetto Bringing Up Father, pubblicato sul Corriere dei Piccoli.
Nella rubrica “Ai fornelli” Petronilla dispensava ricette e consigli alle donne della piccola borghesia italiana, un pubblico in forte crescita negli anni tra le due guerre. Piatti semplici, economici e replicabili, pensati per una cucina quotidiana fatta di bilanci domestici, figli affamati e mariti da convincere a restare volentieri a tavola. Una figura che oggi è quasi dimenticata, ma che, come ricorda Stefania Barzini nell’introduzione al volume pubblicato da Guido Tommasi Editore, fu per decenni la voce a cui molte donne italiane si rivolgevano nei momenti più difficili della gestione della tavola.

Le sue ricette erano pensate per le famiglie e per la cucina quotidiana: piatti economici, capaci di risolvere problemi molto concreti. Il rapporto con le lettrici era continuo. Nella premessa a uno dei suoi libri racconta che ogni giorno la posta le portava richieste di ricette perdute o dimenticate: «Carissima Petronilla, ripeti sulla Domenica del Corriere la ricetta del tuo dolce di mascarpone…». Era il segno di un successo enorme: per molte donne italiane tra gli anni Trenta e Quaranta, quella rubrica fu una vera scuola di cucina.

Le ricette di Petronilla
Proprio le continue richieste delle lettrici spinsero Petronilla a raccogliere le ricette in un volume. Nacque così il primo libro Ricette di Petronilla, pubblicato alla fine degli anni Trenta e pensato per chi non aveva conservato i ritagli della rubrica uscita sulla Domenica del Corriere, e poi a seguire i quaderni della Collana di perline della Petronilla, per la casa editrice Sonzogno.
Nella premessa del libro Petronilla spiega con chiarezza a chi si rivolge. Non alle cuoche professioniste né alle tavole dell’alta borghesia, ma alle donne che ogni giorno devono far quadrare il bilancio di casa. «Per Voi che, pur avendo, al pari di me, non troppo alto il mensile assegno maritale, vorreste ugualmente fare buona e varia, ma all’economica, la mensa per poter così alla chetichella (senza che il marito sappia!) soddisfare anche quei certi capriccetti dei vostri figliuoli adorati».
È una frase che racconta bene il contesto sociale in cui quelle ricette nascono. La cucina è il centro della vita domestica e insieme uno spazio di gestione economica, creatività e diplomazia familiare.
A distanza di quasi un secolo, quelle pagine restano interessanti non solo per le ricette ma anche per quello che raccontano della società italiana dell’epoca. Un patrimonio che negli ultimi anni è tornato in libreria grazie al libro pubblicato da Guido Tommasi Editore, che ha riportato all’attenzione dei lettori la figura di Petronilla.
Eppure Amalia Moretti Foggia non voleva essere ricordata soltanto per questo: «I posteri mi conoscono e mi avrebbero conosciuta solo come Petronilla […] Non vorrei che il mio nome fosse collegato sempre e comunque al cibo e alle ricette, vorrei che uscisse un po’ anche Amalia […], vorrei poter dire senza falsa modestia che ho sempre mal sopportato di essere stata una donna davvero moderna per i miei tempi».
Forse è proprio questo che rende oggi interessante tornare a leggerla: non solo la Petronilla delle ricette, ma anche Amalia Moretti Foggia, una donna che aveva provato a occupare uno spazio pubblico che alle donne non era ancora concesso.
Foto cover Wikimedia Commons
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