Fuori confine

La Danimarca vuole riconoscere la gastronomia come forma d'arte. Ecco perché

Non è una spinta sentimentale che spinge il Ministro della cultura danese a considerare la cucina come espressione artistica, ma un motivo molto concreto.

  • 02 Febbraio, 2026
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Copenaghen, 30 gennaio 2026: Jakob Engel-Schmid, ministro della cultura danese, annuncia la possibilità di riconoscere la gastronomia come forma d’arte. Non per modo di dire, non per uno storytelling ad alto afflato poetico, non per occupare le pagine con retorica a effetto, ma per consentire alla gastronomia di accedere a finanziamenti e sussidi statali e di fondazioni provate al pari di altre espressioni artistiche. Non tutta la cucina, naturalmente, ma quella che ha trasformato il Paese in una destinazione per i gourmet di tutto il mondo, e che è diventata in breve un asset fondamentale che ha messo la Danimarca (e dopo di lei altri paesi scandinavi), in una posizione di avanguardia nel campo culinario.

La cucina nordica che – ha ricordato il ministro, «non è nata con un unico capolavoro ma con un manifesto, come molti movimenti artistici» – vanta molte insegne di primo piano nel panorama internazionale: Geranium, Jordnær, Noma e ovviamente quell’Alchemist di Rasmus Munk (all’attivo oltre allo spettacolare ristorante immersivo, anche un laboratorio di ricerca e organizzazioni benefiche) che ha organizzato il simposio Convergence con il preciso obiettivo di far incontrare oltre 60 tra i più influenti e visionari chef del mondo per «andare oltre polarizzazione e separazione» celebrando una comunità capace di tecniche, sapori ma soprattutto visioni originali. Cercando punti di osservazione nuovi anche dando spazio anche a curatori d’arte, docenti universitari, cantanti lirici, artisti.

Un piatto di Alchemist

La gastronomia è arte?

L’arte è un parametro con cui confrontarsi, con la sua funzione estetica ma soprattutto sociale, intellettuale, critica. E proprio di questo parla il ministro Engel-Schmid: «Si tratta di ristoranti in cui il piatto sfida, provoca e invita alla riflessione ogni singolo ospite. Non è solo una questione di gusto, ma anche di etica, scienza, relazioni con il mondo che ci circonda, proprio come la musica o altro. Non sembra fornire risposte, ma pone molte domande. Allo stesso tempo coinvolge al meglio tutti i sensi e l’intelletto».

Questo il riconoscimento consentirebbe di creare lo spazio per la sperimentazione e lo sviluppo dei talenti, come avviene per altre forme d’arte. «Credo che il cibo possa diventare arte attraverso l’intenzione, la trasformazione, la comunicazione e il contesto – dice chef Munk – eppure gli chef che spingono i confini sono spesso limitati da un sistema che incornicia la gastronomia esclusivamente come artigianato, modellato da vincoli commerciali, lasciando troppo poco spazio alla ricerca e alla riflessione». Fino a ora. Anche se è solo l’inizio di quella che Munk definisce «una pietra miliare importante per il nostro lavoro all’incrocio tra cibo, consapevolezza sociale ed estetica in ambienti performativi e immersivi» il dado è ormai tratto: al ministero il compito di coinvolgere degli esperti per valutare se la gastronomia non sia solo un mestiere ma anche un’arte, per passare poi all’approvazione del parlamento. Nel frattempo il ministro aggiunge l’auspicio che il simposio Convergence diventi un obiettivo del governo danese per portare chef e creatori di cibo da tutto il mondo a scambiarsi conoscenze e idee. E continuare la crescita di una Danimarca sempre più centro dell’alta gastronomia.

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