Il colloquio

Pierangelini: "Il menu degustazione? È morto vent'anni fa, ma lo dicevo solo io"

Intervista al grande chef romano in occasione della presentazione del nuovo progetto a Milano, lo Spiga al The Carlton: "Ormai non ho più nulla da dimostrare, a quel campionato ho già vinto tutto"

  • 17 Dicembre, 2025
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Il maglioncino di cachemire è sempre là, allacciato attorno alle spalle sopra la divisa da cuoco. I capelli sempre immarcabili, la stazza sempre più considerevole (piaciuto l’eufemismo?), l’ironia tagliente che confina con il sarcasmo, il caratteraccio, lo sguardo che si aggira per guardare negli occhi chi gli sta attorno e cogliere l’attimo, non perdersi nulla, non sia mai qualcuno alzasse un sopracciglio. E’ questo il Fulvio Pierangelini che, a 72 anni, Milano si prepara ad accogliere nello Spiga del The Carlton in via Senato che apre il 18 dicembre, il suo primo indirizzo milanese di sempre.

Pierangelini, benvenuto a Milano…

“E’ il luogo dove passerò i prossimi mesi, sono già stato qui in questi due mesi per preparare l’apertura e per tutto gennaio e febbraio sarà la mia casa. Anzi la mia prigione di lusso. Una prigione un po’ ovattata come questa città senza luce. Ma la verità è che sono molto contento di essere qui a raccontare le mie storie”.

Fulvio Pierangelini

Cosa farà a Milano?

A Milano alzo i prezzi e accorcio le porzioni (ride). Ho Ferran Adrià dentro il frigorifero (ride ancora).

Intendevo che tipo di cucina farà a Spiga…

Voglio portare avanti la mia idea di cucina. Il che fondamentalmente vuol dire fare una cosa normale ma fatta il meglio possibile. Dopo aver superato tutte le sovrastrutture, tutti i retropensieri, le mode che sono sempre scivolate via voglio solo cucinare come so fare perché è quello che so fare. Non ho più nulla da dimostrare a nessuno.

L’interno del The Carlton

Non ha proprio nessuna ambizione?

Sì, quella che qualcuno venga qui e mangi il miglior minestrone della sua vita. Mi sono stancato degli effetti speciali, voglio fare dei semplici piatti.

Dei semplici piatti o dei piatti semplici?

Faccio quello che so fare da cinquant’anni, del resto non posso fare quello che non so fare. Non voglio fare alcun tipo di polemica, con gli anni sono diventato più diplomatico, ma non gioco più a quel gioco in cui peraltro ho vinto tutto, no? Ora faccio un gioco in cui non c’è niente da vincere.

Ci sarà un menu degustazione?

Il menu degustazione? Ma il menu degustazione era già finito vent’anni fa quando ancora avevo il mio vero ristorante (Il Gambero Rosso di San Vincenzo, in provincia di Livorno, ndr). Ora è tutto noioso.

Che ne pensa della cucina italiana patrimonio immateriale dell’umanità?

Sulla questione Unesco è meglio se non parlo. Vuole mica un cocktail?.

Magari dopo. Ritiene ancora di essere il più bravo?

Non mi interessa essere il più bravo. Al massimo mi interessa essere quello che racconta meglio le sue storie. E, posso dire una cosa?.

Ci mancherebbe.

Mi interessa avere trecento-quattrocento ragazzi in giro per il mondo che cucinano per me. Questo mi interessa.

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