Il Campionato Mondiale della Pizza di Parma – quest’anno si รจ svolto dal 14 al 16 aprile – รจ unโoccasione appetitosa per osservare le novitร del settore e constatare quanti dei trend che viviamo nelle pizzerie siano o meno confermati. Lโaffluenza a questa storica competizione (alla sua 33ma edizione) ci dร misura di quanto la pizza sia un piatto amato e riconosciuto in tutto il mondo: circa 730 i concorrenti per 1000 gare tra cottura e abilitร , con una percentuale equa di partecipanti dallโItalia e dallโestero. Pizzaioli da ogni continente, che hanno proposto tra classica, Stg, pala, teglia, pizza a due e senza glutine la loro visione in termini di impasto e gusto, con un occhio al territorio e alle materie prime tipiche e un occhio alla sostenibilitร e al no spreco.
Presenza costante degli ultimi anni รจ lโattenzione alla trasformazione degli ingredienti per la realizzazione dei topping, con giochi piรน o meno riusciti di consistenze, utilizzo di varie tecniche di cotture e una libertร creativa generale alla ricerca dellโabbinamento perfetto. Ma come si sa, la perfezione non esiste o รจ merce alquanto rara, cosรฌ a conti fatti le pizze che soddisfano pienamente criteri di equilibrio dei sapori, un uso sapiente delle tecniche di cottura e un senso estetico appagante sono sempre una piccola percentuale. E sono quelle che rispondono anche a una forma creativa contenuta su pochi elementi (non sono mancati esempi di “assoluti” con porro o carciofi o rivisitazioni di margherite) e che rifuggono lโabbondanza.

Al contrario su tutte le categorie di gara il linguaggio scelto per dare voce alla propria creazione รจ proprio quello dellโeccesso. Da intendersi non come forma di creativitร estrema e provocatoria, bensรฌ come uso smodato o esagerato di ingredienti, consistenze e a tratti di fantasia gastronomica, che penalizza lโesperienza generale (e non solo la gara) per mancanza di equilibrio.
Se lโepoca degli alveoli ostentati e dei cornicioni a canotto ha perso centralitร , sono i topping oggi a catalizzare lโinteresse dei pizzaioli, ossessionati spesso nella ricerca del “gourmet”, che perde perรฒ il suo significato di gusto e di equilibrio studiato, trasformandosi in un concetto abusato e in unโabbondanza di elementi e consistenze inutili, unโimplosione dei sapori che collassano nella loro stessa stratificazione.
Dalla sfilata di tonde e dagli assaggi fatti abbiamo registrato, rispetto agli ultimi anni e ai trend osservati, una sorta di replica, dove creme, mousse, gelatine, stracciatelle e ricotte si affermano prepotentemente come nuove protagoniste. A cambiare รจ lโingrediente vegetale di stagione e quello che detta la moda: in questo 2026 oltre ad asparagi, zucca e carciofi, sono le patate nelle loro varie colorazioni a vincere in presenza. Per il resto siamo passati dalla granella di pistacchio al tarallo sbriciolato alle cialde di Parmigiano Reggiano; il pomodoro del Piennolo del Vesuvio lascia il testimone al pomodorino giallo e a quello confit, la burrata ha lasciato il posto alla stracciatella, con un utilizzo cosรฌ abbondante e a volte irrazionale con il rischio di annullare la combinazione di sapori e di contrasti, amplificando lโeffetto cremositร e provocando una sorta di effetto โasfaltoโ sul palato.

Lโobiettivo dei partecipanti, si sa, รจ quello di stupire i giudici, pericolosa ambizione che supera la finalitร di una pizza bene fatta. Cosรฌ molti pizzaioli tentano di elevare la pizza da โsempliceโ a piatto gourmet, seguendo la tendenza di un prodotto moderno sempre piรน vicino alla cucina e sempre piรน creativo con ingredienti e pairing nuovi. Tutte tendenze che rispondono anche a tecniche, sperimentazioni e conoscenze, oltre che al rispetto per le materie prime usate, che prima non erano necessarie nel mondo pizza e che oggi non possono essere sostituite dallโimprovvisazione, come spesso abbiamo osservato durante la gara.
Le pizze sono realizzate con ottimi impasti, scioglievoli e dal morso croccante, con cornicioni dalle alveolature interessanti ma contenute, risultati di blend di farine che spaziano dalle integrali ai multicereale, farine con fibra e di forza. Un eccellente lavoro artigianale che – ci dispiace ammettere – spesso viene rovinato da quellโeccesso di ingredienti (in media si aggirano intorno ai 6 ma contando spezie, gelatine e polveri varie si arriva anche fino a 10), che diventa caos formale e di sapori. Il racconto della pizza stessa, descritta nella sua intuizione e costruzione, seppur affascinante, non trova riscontro nel banco di prova del morso e dellโequilibrio che si immagina.
Per fare qualche esempio abbiamo trovato nella stessa pizza crema di zucca, carpaccio di polpo, pomodorini, ovoline di mozzarella ricoperte di guacamole e scaglie di mandorle; la stracciatella che accentua la cremositร dei vegetali o del baccalร mantecato e addirittura in un altro caso che annulla completamente la sapiditร di una porchetta; anche la cipolla caramellata o in crema e le zest di limone hanno trionfato sui numerosi topping, lo stesso per i funghi che abbiamo trovato oltre che in consistenze diverse anche in tipologie diverse sulla stessa pizza (e in questi ultimi due casi i francesi sono stati esemplari).

Abbondanza di ingredienti non solo nel numero ma anche nel dosaggio: creme e vellutate di vegetali sulla base della pizza, sostituiscono il pomodoro, mentre i formaggi morbidi sostituiscono il fiordilatte. Ecco, dunque, cumuli di formaggi aromatizzati, striature e cucchiaiate di stracciatella che non abbelliscono e ingrassano il risultato finale, gel di frutti rossi, confetture e salse di frutta varia che se da un lato regalano cromatismo dallโaltro aumentano lโeffetto mappazzoneย in bocca, annullando addirittura in certi casi i giochi di consistenza, che forse con qualche elemento avrebbero centrato lโobiettivo.
E se di eccesso parliamo non possiamo dimenticare la pizza realizzata nella categoria Pizza a due (pizzaiolo e chef insieme) con la riproposizione della storica ricetta della Lepre ร la Royal che vede sulla base un fondo di lepre e vino rosso legato al sangue di lepre, cosce di lepre, foie gras, spugnole e petali di patate.

Come nella moda una regola da rispettare รจ quella del โless is moreโ, perchรฉ la pizza deve sempre rimanere comprensibile, gustosa, buona e non โcervelloticaโ. Un minor numero di ingredienti non significa far perdere di valore al proprio piatto, bensรฌ farli percepire tutti e questo dovrebbe essere un mantra per i pizzaioli, perchรฉ il sovraccarico (se mal gestito) rischia di allontanare i clienti, che sono piรน importanti dei giudici di un campionato.
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