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Troppe creme, troppi ingredienti: cosa non funziona nella pizza di oggi (vista dal mondiale di Parma)

Dal Campionato Mondiale della Pizza arrivano segnali chiari: impasti sempre migliori ma topping sempre piรน complessi, tra creme, mousse e combinazioni che spesso sacrificano equilibrio e gusto

  • 20 Aprile, 2026
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Il Campionato Mondiale della Pizza di Parma – quest’anno si รจ svolto dal 14 al 16 aprile – รจ unโ€™occasione appetitosa per osservare le novitร  del settore e constatare quanti dei trend che viviamo nelle pizzerie siano o meno confermati. Lโ€™affluenza a questa storica competizione (alla sua 33ma edizione) ci dร  misura di quanto la pizza sia un piatto amato e riconosciuto in tutto il mondo: circa 730 i concorrenti per 1000 gare tra cottura e abilitร , con una percentuale equa di partecipanti dallโ€™Italia e dallโ€™estero. Pizzaioli da ogni continente, che hanno proposto tra classica, Stg, pala, teglia, pizza a due e senza glutine la loro visione in termini di impasto e gusto, con un occhio al territorio e alle materie prime tipiche e un occhio alla sostenibilitร  e al no spreco.

Cosa abbiamo visto al Campionato Mondiale della Pizza

Presenza costante degli ultimi anni รจ lโ€™attenzione alla trasformazione degli ingredienti per la realizzazione dei topping, con giochi piรน o meno riusciti di consistenze, utilizzo di varie tecniche di cotture e una libertร  creativa generale alla ricerca dellโ€™abbinamento perfetto. Ma come si sa, la perfezione non esiste o รจ merce alquanto rara, cosรฌ a conti fatti le pizze che soddisfano pienamente criteri di equilibrio dei sapori, un uso sapiente delle tecniche di cottura e un senso estetico appagante sono sempre una piccola percentuale. E sono quelle che rispondono anche a una forma creativa contenuta su pochi elementi (non sono mancati esempi di “assoluti” con porro o carciofi o rivisitazioni di margherite) e che rifuggono lโ€™abbondanza.

Il problema dellโ€™eccesso ย 

Al contrario su tutte le categorie di gara il linguaggio scelto per dare voce alla propria creazione รจ proprio quello dellโ€™eccesso. Da intendersi non come forma di creativitร  estrema e provocatoria, bensรฌ come uso smodato o esagerato di ingredienti, consistenze e a tratti di fantasia gastronomica, che penalizza lโ€™esperienza generale (e non solo la gara) per mancanza di equilibrio.

Se lโ€™epoca degli alveoli ostentati e dei cornicioni a canotto ha perso centralitร , sono i topping oggi a catalizzare lโ€™interesse dei pizzaioli, ossessionati spesso nella ricerca del “gourmet”, che perde perรฒ il suo significato di gusto e di equilibrio studiato, trasformandosi in un concetto abusato e in unโ€™abbondanza di elementi e consistenze inutili, unโ€™implosione dei sapori che collassano nella loro stessa stratificazione.

Dalla sfilata di tonde e dagli assaggi fatti abbiamo registrato, rispetto agli ultimi anni e ai trend osservati, una sorta di replica, dove creme, mousse, gelatine, stracciatelle e ricotte si affermano prepotentemente come nuove protagoniste. A cambiare รจ lโ€™ingrediente vegetale di stagione e quello che detta la moda: in questo 2026 oltre ad asparagi, zucca e carciofi, sono le patate nelle loro varie colorazioni a vincere in presenza. Per il resto siamo passati dalla granella di pistacchio al tarallo sbriciolato alle cialde di Parmigiano Reggiano; il pomodoro del Piennolo del Vesuvio lascia il testimone al pomodorino giallo e a quello confit, la burrata ha lasciato il posto alla stracciatella, con un utilizzo cosรฌ abbondante e a volte irrazionale con il rischio di annullare la combinazione di sapori e di contrasti, amplificando lโ€™effetto cremositร  e provocando una sorta di effetto โ€œasfaltoโ€ sul palato.

Quando la pizza perde equilibrio

Lโ€™obiettivo dei partecipanti, si sa, รจ quello di stupire i giudici, pericolosa ambizione che supera la finalitร  di una pizza bene fatta. Cosรฌ molti pizzaioli tentano di elevare la pizza da โ€œsempliceโ€ a piatto gourmet, seguendo la tendenza di un prodotto moderno sempre piรน vicino alla cucina e sempre piรน creativo con ingredienti e pairing nuovi. Tutte tendenze che rispondono anche a tecniche, sperimentazioni e conoscenze, oltre che al rispetto per le materie prime usate, che prima non erano necessarie nel mondo pizza e che oggi non possono essere sostituite dallโ€™improvvisazione, come spesso abbiamo osservato durante la gara.

Le pizze sono realizzate con ottimi impasti, scioglievoli e dal morso croccante, con cornicioni dalle alveolature interessanti ma contenute, risultati di blend di farine che spaziano dalle integrali ai multicereale, farine con fibra e di forza. Un eccellente lavoro artigianale che – ci dispiace ammettere – spesso viene rovinato da quellโ€™eccesso di ingredienti (in media si aggirano intorno ai 6 ma contando spezie, gelatine e polveri varie si arriva anche fino a 10), che diventa caos formale e di sapori. Il racconto della pizza stessa, descritta nella sua intuizione e costruzione, seppur affascinante, non trova riscontro nel banco di prova del morso e dellโ€™equilibrio che si immagina.

Per fare qualche esempio abbiamo trovato nella stessa pizza crema di zucca, carpaccio di polpo, pomodorini, ovoline di mozzarella ricoperte di guacamole e scaglie di mandorle; la stracciatella che accentua la cremositร  dei vegetali o del baccalร  mantecato e addirittura in un altro caso che annulla completamente la sapiditร  di una porchetta; anche la cipolla caramellata o in crema e le zest di limone hanno trionfato sui numerosi topping, lo stesso per i funghi che abbiamo trovato oltre che in consistenze diverse anche in tipologie diverse sulla stessa pizza (e in questi ultimi due casi i francesi sono stati esemplari).

Rischio “mappazzone”

Abbondanza di ingredienti non solo nel numero ma anche nel dosaggio: creme e vellutate di vegetali sulla base della pizza, sostituiscono il pomodoro, mentre i formaggi morbidi sostituiscono il fiordilatte. Ecco, dunque, cumuli di formaggi aromatizzati, striature e cucchiaiate di stracciatella che non abbelliscono e ingrassano il risultato finale, gel di frutti rossi, confetture e salse di frutta varia che se da un lato regalano cromatismo dallโ€™altro aumentano lโ€™effetto mappazzoneย in bocca, annullando addirittura in certi casi i giochi di consistenza, che forse con qualche elemento avrebbero centrato lโ€™obiettivo.

E se di eccesso parliamo non possiamo dimenticare la pizza realizzata nella categoria Pizza a due (pizzaiolo e chef insieme) con la riproposizione della storica ricetta della Lepre ร  la Royal che vede sulla base un fondo di lepre e vino rosso legato al sangue di lepre, cosce di lepre, foie gras, spugnole e petali di patate.

Less is more

Come nella moda una regola da rispettare รจ quella del โ€œless is moreโ€, perchรฉ la pizza deve sempre rimanere comprensibile, gustosa, buona e non โ€œcervelloticaโ€. Un minor numero di ingredienti non significa far perdere di valore al proprio piatto, bensรฌ farli percepire tutti e questo dovrebbe essere un mantra per i pizzaioli, perchรฉ il sovraccarico (se mal gestito) rischia di allontanare i clienti, che sono piรน importanti dei giudici di un campionato.

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