Minore affluenza negli oltre 113mila ristoranti italiani aperti per il pranzo di questa Pasqua 2026, molto bassa nel calendario (5 aprile) rispetto alla Pasqua 2025 che è stata il 20 aprile. Probabilmente a causa dell’incognita meteo che sta frenando le gite fuori porta, così come del caro vita, i clienti che si concederanno il consueto pasto della tradizione saranno 6,2 milioni.
Secondo le stime del Centro studi Fipe-Confcommercio, si assisterà a una diminuzione del 4,4% rispetto a un anno fa. La spesa complessiva dei consumatori si aggira poco sopra i 400 milioni di euro (403), con un lieve incremento pari all’1,2 per cento. Un trend rialzista che si spiega più con l’incremento dell’inflazione che con un aumento delle quantità, come è emerso anche per la spesa per i vini al supermercato nel 2025.
La Fipe-Confcommercio nota un cambiamento nelle cosiddette dinamiche del servizio nei confronti del 2025. Molti ristoranti, fa sapere l’Ufficio studi, hanno rispolverato i menu degustazione. Oltre metà dei locali sparsi sul territorio nazionale (52,6 per cento, in cifre assolute 59.400) lo proporrà ai propri clienti. In netto aumento rispetto al 41% del 2025. Si punta, quindi, prevalentemente a un percorso a tavola predefinito, che consente ai cuochi di valorizzare una proposta generalmente strutturata in più portate, con un prezzo medio per il menu degustazione stimato in 72 euro a persona (erano 70 nel 2025), esclusi i vini e le bevande.
L’altra parte dei locali, il 47,4% di quelli aperti per il pranzo pasquale (pari a oltre 53mila esercizi), manterrà il menu alla carta. Formula strategica, in periodi economicamente più difficili, che lascia al cliente la libertà di modulare la spesa e personalizzare la scelta gastronomica.

Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio
Dominano i grandi classici della tradizione, fa sapere la Fipe. Dalla pasta fatta in casa, tra i primi, alle preparazioni a base di agnello o capretto, tra i secondi, che sono il simbolo della straordinaria Cucina italiana (patrimonio Unesco) nel periodo pasquale.
«La netta prevalenza del menù tipico regionale e la proposta di piatti come pasta fresca e agnello confermano un forte legame con la tradizione sia da parte dei ristoratori sia dei consumatori», è il commento del presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani. «Le aspettative del settore per la Pasqua – conclude – riflettono il clima di diffusa preoccupazione sul contesto e le tensioni geopolitiche che spingono verso comportamenti di consumo attenti e più conservativi».
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