C’è un mito duro a morire: la pizza fuori dall’Italia fa mediamente schifo. Non tutti sono d’accordo, ovviamente. Ma il riflesso patriottico — quello per cui appena si varca il confine la qualità crolla — continua a essere uno degli automatismi più diffusi della nostra identità gastronomica. «Vaff… a tutti quelli che dicono che la pizza si mangia solo in Italia». La frase circola, spiazza, divide. Solo dopo si scopre chi la pronuncia: Tony Pitony, pseudonimo di Ettore Ballarino, performer e cantautore siracusano che negli ultimi mesi si è imposto come uno dei personaggi più imprevedibili del circuito musicale italiano con la hit Donne ricche. Un’irriverenza studiata, la sua, che lo ha trasformato, per molti, nel vero “caso” di questa edizione del Festival di Sanremo.

Le provocazioni di Tony Pitony
Pitony è salito sul palco dell’Ariston nella serata dei duetti insieme a Ditonellapiaga: i due hanno portato The Lady Is a Tramp, standard americano anni Cinquanta riletto con il loro gusto rétro e volutamente fuori asse. L’ennesima mossa di un artista che ha costruito la propria cifra sull’attrito. Maschera fissa, il volto di Elvis Presley deformato in icona pop, presenza scenica teatrale, confine sempre sfumato tra parodia e performance musicale: Pitony è uno che lavora sull’ambiguità e la alimenta.
Il tatuaggio della pizza
A fine dicembre 2025, ospite del podcast Jeantoneria, Pitony confessa di essersi fatto tatuare sulla caviglia la parola “pizza” in cirillico. Lo ha fatto durante un viaggio in Bulgaria, che per lui è diventato quasi un piccolo manifesto personale. Era a Sofia, spiega, dove ha mangiato un’ottima pizza.
Nel podcast ricostruisce la scena con il suo consueto tono provocatorio: «Ero a Sofia e ho mangiato un’ottima pizza e ho detto vaffanculo agli italiani». Poi allarga il discorso, come spesso gli capita, dal cibo al carattere nazionale, con una stoccata che è insieme invettiva e performance verbale: «L’italiano medio, di tutti i “medi” che ho conosciuto, come gli inglesi che sono stupidissimi ma almeno hanno un cuore, è un cane che abbaia e si sbrodola».
È il Pitony più riconoscibile: iperbolico, irriverente, volutamente divisivo. Uno che usa anche un aneddoto gastronomico per mettere in discussione riflessi identitari molto radicati.
credit foto: Ig Tony Pitony