Sono passati 28 giorni dal trionfo di Lisbona, dove Dani Garcia ha conquistato per la prima volta le Tre stelle per il ristorante che dirige a Marbella. Alla fine di ottobre 2019, però, si cambia: una steak house al posto dell’alta cucina
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Dani Garcia. Il nuovo tristellato di Spagna

È passato meno di un mese da quel 21 novembre, quando a Lisbona, al culmine della cerimonia di presentazione della guida Michelin Spagna e Portogallo 2019, Dani Garcia raggiungeva per la prima volta il traguardo delle Tre stelle, portando la sua Andalusia agli onori della cronaca. Massimo riconoscimento per il lavoro di una vita, scandito sin da giovanissimo – Garcia è nato nel 1975 –  dal primo macaron arrivato nel 2001; e poi la quadratura del cerchio, dal 2014 alla guida del suo ristorante a Marbella, all’interno dell’hotel Puente Romano, che per gli ispettori della Rossa ha sublimato “la sua capacità di ripensare la cucina andalusa in chiave contemporanea, in modo unico”. Ma senza dimenticare che un bravo chef può essere anche imprenditore capace, come maestro Berasategui – con cui Dani ha mosso i primi passi –  insegna. E dunque il Gruppo Garcia ha sempre vissuto parallelamente al Dani Garcia Restaurante, tra la casa base di Marbella e in vista di nuove avventure, come la brasserie andalusa prossima ad aprire all’interno del Four Seasons di Madrid.

Dani Garcia Restaurante chiude

L’annuncio delle ultime ore, però, scuote la ristorazione spagnola: il 22 ottobre 2019 il ristorante tristellato di Dani Garcia presterà l’ultimo servizio. Poi, sempre sotto la guida dello chef, l’insegna dell’hotel Puente Romano diventerà una steak house, specializzata in hamburger. Ansia da prestazione? Desiderio di lasciare all’apice? Senso di appagamento per aver ormai conquistato il premio più prestigioso nella carriera di uno chef? Molteplici sono gli interrogativi che resteranno senza una risposta univoca, sebbene Garcia si mostri sicuro e fiducioso di sé, sottolineando come la sua decisione non comporti la rinuncia alle stelle (una situazione, quindi, molto diversa dal caso Bras, che esplodeva in Francia ormai più di un anno fa, e forse più simile alla scelta di Andrè Chiang o di Gaggan Anand, seppur con obiettivi ancora differenti), che resteranno appuntate sulla sua divisa fino al prossimo autunno, e a motivarlo sul lavoro per tutta la vita. Intorno a lui, però, si agitano gli addetti ai lavori, dati alla mano – nella storia dei tristellati Michelin questa è l’apparizione più fulminea di sempre – e scomodando persino Ferran Adrià nel tentativo di ottenere la risposta alla domanda su cui tutti si interrogano: perché?

Dal canto suo, lo chef catalano non esclude nessuna possibilità (la già citata voglia di lasciare a testa alta, il bilancio economico di un’attività onerosa, l’opportunità di spendere il prestigio del nome nel lancio di nuovi progetti), invitando però a non drammatizzare, o generalizzare: quest’anno la Spagna ha perso un’altra tristellata come Carme Ruscalleda, che a 60 anni compiuti ha scelto di chiudere il suo storico ristorante a Sant Pol de Mar. Il caso è molto diverso, e segue una parabola naturale, ma in queste ore contribuisce ad alimentare la discussione.

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Basta alta cucina. Hamburger, bistrot e tv

Eppure una risposta convincente la forniscono proprio le prime dichiarazioni ufficiali di Garcia, che parla anche in video: “Il traguardo delle tre stelle mi dà nuovo slancio per guardare avanti, con l’idea di promuovere la cucina andalusa nel mondo, e in modo più accessibile, seguendo la nascita di un format casual, a prezzi contenuti e per un pubblico trasversale”. La steak house già citata, dunque, che prenderà il posto del ristorante alla fine del 2019, proponendo uno scontrino medio da 40-50 euro. Ma anche i progetti prossimi a partire, come il BiBo Flamenco Bar y Tapas all’aeroporto di Malaga e in Qatar (con il format replicabile già rodato a Marbella), o Iris, la brasserie annunciata da tempo a Four Seasons Madrid. E, nella stessa ottica divulgativa, anche un nuovo impegno televisivo, per TVE, che da marzo 2019 lo vedrà protagonista di un programma giornaliero di cucina, in sostituzione dei fratelli Torres. Nel futuro meno immediato, poi, aperture prevista a Londra e Ibiza, senza escludere di tornare un giorno all’alta cucina, con una tavola sartoriale da 10-12 posti, non di più (non certo i 70 posti per il menu degustazione da 220 euro del Dani Garcia Restaurante, che dà lavoro a una brigata di 35 persone).

La motivazione non manca, e anzi Garcia appare ora determinato a trovare nuovi stimoli nel confronto con un diverso tipo di offerta e mercato: l’inizio di un nuovo ciclo nella sua carriera, alla guida del gruppo solido che ha costruito negli ultimi 20 anni, che oggi conta 3 soci e 300 dipendenti. I prossimi mesi, però, lo vedranno ancora alla guida del suo ristorante, per proporre un menu di piatti che hanno fatto la storia della sua cucina, ripensati con gli occhi di oggi. Il futuro prossimo è scritto, il copione, a quanto pare, già steso da molto tempo. E in casa Michelin, che si dice? “Massimo rispetto per la decisione di un grande cuoco. Seguiremo i suoi prossimi progetti e siamo felici che Garcia abbia deciso di onorare il riconoscimento ricevuto per tutto il prossimo anno”. Dichiarazioni stese col pilota automatico, tempi di manovra approvati e nessun caso diplomatico all’orizzonte.


a cura di Livia Montagnoli