La celebre maison francese muove i suoi avvocati contro la cantina di Summonte (Avellino) che in via precauzionale decide di sospendere l'uscita del suo metodo classico, per oltre 3 mila bottiglie.
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La battaglia di Ciro Picariello è appena iniziata. Per ora, le varie lettere raccomandate di diffida giunte nei mesi scorsi alla cantina del produttore di Summonte, in provincia di Avellino, e recanti l’intestazione della maison francese Veuve Clicquot (gruppo LVMH) hanno avuto l’effetto di bloccare (in via precauzionale) la messa sul mercato della seconda annata (la 2011) del suo spumante metodo classico, a base di Fiano, denominato ‘Brut Contadino”, prodotto in poco più di 3 mila bottiglie e venduto in selezionati ristoranti ed enoteche italiani (prezzo intorno ai 20 euro). Il motivo è legato all’etichetta, in particolare al suo colore che, secondo la casa francese, sarebbe troppo simile a quello delle celebri bottiglie di champagne prodotte a Reims.

L’azienda campana risponderà colpo su colpo, attraverso i propri legali, sottolineando, in particolare che i prodotti sono differenti, così come i mercati di riferimento, e soprattutto che il colore del Brut Contadino è un pantone arancione, mentre quello della Veuve Clicquot è un pantone giallo. Non è la prima volta che i francesi intervengono sul mercato contro quelli che considerano presunti tentativi di imitazione. Fa sicuramente effetto pensare che uno dei più grandi produttori di champagne (18 milioni di bottiglie, per un fatturato intorno a 1,2 miliardi di euro) si vada a misurare con una cantina che fa appena 50 mila bottiglie in sette ettari vitati.
All’inizio ho pensato a uno scherzo“, dice Picariello a Tre Bicchieri “ma poi ci siamo resi conto che si trattava proprio della casa francese. In ogni modo mi sento tranquillo, non abbiamo di sicuro provato a imitare le loro etichette e non ho bisogno di imitare nessuno per vendere il mio prodotto“.

a cura di Gianluca Atzeni

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www.veuve-clicquot.com
www.lvmh.com