Inutile nasconderlo: al giorno d’oggi ogni città con vocazione turistica desidera mostrare ai visitatori un mercato alimentare moderno, affascinante e rappresentativo della tradizione gastronomica locale. Da sempre piazza di scambio, oggi il mercato attira attività ristorative e reinventa angoli gourmet, trainati dal boom dello street food. Il Guardian ne elenca i dieci esempi più rappresentativi. Almeno a suo giudizio.
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Mercati cittadini alla ribalta. In tutto il mondo i food market si confermano tra le mete più apprezzate dai turisti alla scoperta delle tipicità locali. Luogo di scambio, piazza culturale e vetrina per i prodotti enogastronomici più genuini che raccontano la tradizione culinaria di un Paese; sempre più spesso palcoscenico privilegiato per le sperimentazioni di architetti e designer che ne restituiscono una visione contemporanea coniugando forme accattivanti e funzionalità. E ancora nuova piazza gastronomica in grado di attirare attività di ristorazione – che si tratti di alta cucina presentata in chiave pop o street food del XXI secolo – che si affiancano agli esercizi commerciali.
Tra le capitali europee – e alcune città minori dalla spiccata vocazione turistica – sono molti gli esempi degni di nota e il Guardian (celebre tabloid britannico) ha stilato una lista dei dieci mercati imperdibili (denunciando però una netta preferenza per il modello Nordeuropeo).
Si posiziona nella top ten il nuovissimo Markthal di Rotterdam che da qualche mese regala ai visitatori della cittadina olandese lo spettacolo dell’imponente soffitto dipinto. la moderna struttura a ferro di cavallo, che ospita anche unità abitative, oggi accoglie variopinti banchi di agricoltori locali, ristoranti e angoli gourmet. Più a Nord il mercato Kauppatori di Helsinki, per consumare pesce freschissimo proprio in riva alle acque del Mar Baltico che si insinuano nel porto della capitale finlandese; e c’è spazio anche per l’Ostermalms Saluhall di Stoccolma, splendida struttura ottocentesca in ferro e vetro dal fascino retrò, e per il Torvehallerne di Copenaghen, struttura moderna nel centro cittadino che offre una variegata proposta di prodotti locali.
Baluardi della Vecchia Europa il Naschmarkt di Vienna – mercato all’aperto che allinea in chioschi ordinati un meltin’ pot di profumi e tendenze gastronomiche – e il maestoso Great Market Hall di Budapest, progettato nel 1890 dall’architetto Samu Pecz, tanto vicino alla Parigi di Gustave Eiffel quanto all’iperdecorativismo di Gaudì: il luogo ideale per assaggiare il piatto forte dello street food ungherese, il Langos.
Parigi entra in classifica con Le Marché Raspail, ritrovo bon ton sulla riva sinistra della Senna che la domenica si trasforma per la giornata biologica. Espressione della Berlino underground è l’appuntamento domenicale con il Berlin Village Market, tra artigianato, arte, musica live, spettacoli teatrali e tanto street food.
Completano la lista degli imperdibili due indirizzi inglesi (ma non il celebre Borough Market di Londra, attenzione): il Dalston Food Market di Londra – un mese di vita per questo nuovo ritrovo per gli amanti dello street food internazionale – e il Bristol Eats, ogni secondo e quarto giovedì del mese ancora cibo di strada, al Temple Quay della cittadina inglese.
Grandi assenti Italia e Spagna. E se L’Italia solo recentemente è stata in grado di valorizzare la sua lunga tradizione, restituendo centralità e modernità ad alcuni storici mercati cittadini come il Mercato Centrale di Firenze e il Mercato di Mezzo di Bologna (ma come dimenticare l’atmosfera unica della Vucciria di Palermo o la suggestione del Mercato di Rialto a Venezia?), stupisce ancor di più la mancanza dei gioielli spagnoli. La Boqueria di Barcellona, San Miguel o San Anton a Madrid, il Mercat Central di Valencia, solo per citarne alcuni. Per tacere, e concludiamo, del mercato della Ribeira a Lisbona, aperto a primavera scorsa e forse uno dei più interessanti gastro mercati di tutto il continente…