Tutto ha inizio oltre un secolo fa, con una piccola bottega di pane e pasta artigianale a Parma, nel 1877. In principio fu Pietro Barilla a piantare i primi semi per quella che sarebbe diventata, di lì a pochi anni, un punto di riferimento per la pasta in Italia e nel mondo. Oggi, l'azienda festeggia 140 anni.

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Le origini

Era un guerriero, un uomo sensibile e capace, intraprendente. Ma prima ancora un padre generoso”. A parlare è Luca Barilla, uno dei tre fratelli attualmente alla guida del colosso italiano della pasta. Il protagonista, l’anima dell’azienda ancora oggi è però papà Pietro Barilla, che nel 1947 ha preso in mano le redini dell’attività insieme al fratello Gianni, contribuendo in modo significativo e impattante alla crescita del marchio in Italia e nel mondo. A cominciare quest’avventura esattamente 140 anni fa però fu un altro Pietro, il bisnonno di Luca, che nel 1877 aprì la prima bottega di pane e pasta nel centro di Parma. Inizia così la storia della famiglia che ha poi esportato la pasta italiana nel mondo, con un piccolo negozio passato nel 1912 a Gualtiero e Riccardo Barilla. Una linea familiare tutta al maschile, nella quale un ruolo fondamentale lo gioca una donna, la moglie di Riccardo, Virginia, “forte e sicura di sé, credeva nell’azienda e nella qualità del prodotto: è stata lei a spingere nonno Riccardo a iniziare quell’espansione che ha caratterizzato l’attività fino ai giorni nostri”.

L’azienda attraverso le crisi storiche e sociali

La svolta arriva alla fine degli anni ’40, con l’ingresso dei fratelli Gianni e Pietro, cresciuti da sempre fra spighe di grano e pacchi di pasta. Sono loro a dover affrontare la crisi del ’52 dovuta alla riduzione della produzione, che aveva già visto susseguirsi due guerre mondiali. A quel tempo però, il marchio si era già diffuso in tutta la città e più in generale in Emilia, e godeva di una buona reputazione, una fama che ha permesso all’azienda di continuare ad andare avanti. Quelli fra il ’52 e il ’67 sono anni di sviluppo: i due fratelli fanno un primo investimento di rilievo, dando vita allo stabilimento di Pedrignano, ancora oggi la più grande fabbrica di pasta al mondo. La pasta Barilla approda anche nelle altre regioni d’Italia, diventando il simbolo per antonomasia dei pranzi in famiglia, da Nord a Sud. Ma le difficoltà storiche e sociali da affrontare non sono ancora finite: il movimento operaio e studentesco del ’69 ha un impatto determinante sulle vendite, al punto da portare Gianni, due anni più tardi, a vendere l’azienda a una multinazionale americana. “Mio zio e mio padre erano molto diversi fra loro: Gianni era più arrendevole, mentre mio padre era testardo e motivato”. E fu proprio la passione di Pietro per la pasta, e il rispetto per le tradizioni, a permettergli di riprendere il controllo dell’azienda.

Pietro Barilla: “Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio”

Nel ’76 mio padre decise di riacquistarla, ma per farlo doveva comprare anche il 50% appartenuto a mio zio, che invece non era intenzionato a tornare sui suoi passi”. A quel tempo Pietro possedeva due case, quella di famiglia e una delle vacanze in montagna: “Decise di ‘giocarsi’ entrambe le case, disse agli imprenditori americani che, nel caso avesse fallito e non fosse riuscito a recuperare l’attività e riportarla al massimo in Italia, avrebbe ceduto loro le proprietà”. Nessuno era d’accordo, né gli amici, né i colleghi, meno che mai la famiglia. Tranne i suoi tre figli, Luca, Paolo e Guido, che accompagnarono il padre a firmare l’accordo: “Avevo 19 anni, non capivo bene cosa stesse succedendo, ma sapevo quanto contasse la pasta per mio padre, e per questo gli rimasi vicino”. E la scelta azzardata di Pietro si rivelò quella giusta. Il marchio Barilla tornò in mano al suo proprietario, che continuò a lavorare duramente fino alla fine, “passava sempre almeno mezza giornata in azienda, era presente in ogni decisione, e lo è ancora adesso”. Nell’83 Pietro lascia la famiglia, “una perdita a cui non eravamo pronti”, e i tre fratelli, attuali titolari, si ritrovano al comando di una realtà già consolidata. “Mio papà ci aveva lasciato un’eredità compatta da continuare a sviluppare”. Da lì, la celebre frase, “Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio”.

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“Dai alle persone il cibo che daresti ai tuoi figli”

La presenza di Pietro è ancora percepibile in ogni lavoro, ogni scelta aziendale: “Con i miei fratelli ci chiediamo sempre cosa avrebbe fatto papà al posto nostro, e immediatamente sappiamo cosa fare”. Tre personalità diverse ma tanto lavoro di squadra, e una grande missione, da sempre la stessa, dare alle persone“il cibo che daresti ai tuoi figli”. E infatti il celebre spaghetto numero 5, prodotto di punta di Barilla, è ancora preparato nello stesso modo, “naturalmente sono cambiate le tecniche e le conoscenze, ma gli ingredienti e la preparazione sono pressoché identici”, aggiunge Paolo. Poche materie prime, acqua e semola. Di tutta l’ampia produzione di pasta, solo l’1% è certificata biologica, prodotto immesso da poco nel mercato italiano, ma i responsabili ci tengono a precisare che la differenza con i prodotti convenzionali è minima, quasi nulla: “Abbiamo fatto analizzare la pasta non bio in laboratorio e non c’erano tracce di elementi chimici”.

Buono per te, buono per il pianeta

Perché lo slogan di Barilla è da anni lo stesso, “Buono per te, buono per il pianeta”, e si riflette in tutta l’ampia gamma di prodotti, dalla pasta ai sughi – realizzati nello stabilimento di Rubbiano – senza dimenticare i prodotti da forno Mulino Bianco, che comprendono biscotti, merendine, snack e pane in cassetta.

 

sughi

L’olio di palma, per esempio,“è stato eliminato per via dei grassi saturi da ogni prodotto, un piano di sostituzione iniziato nel 2010 e che abbiamo accelerato negli ultimi tempi”; e ci sono anche “la linea gluten free e quella senza glutine, oltre alla pasta integrale”. Quello della sostenibilità, invece, è un concetto ben radicato nella famiglia, “dal 2010 a oggi abbiamo intensificato lo studio sull’impatto ambientale della filiera che si snoda dal campo alla tavola, e ridotto le emissioni di anidride carbonica del 28%”. Un’industria dai grandi numeri, Barilla, che non può basarsi solamente sul grano italiano, che rappresenta comunque il 70% della produzione totale, ma deve affidarsi anche a quello estero, “che acquistiamo solo dopo aver valutato diversi parametri e aver stretto un rapporto con gli agricoltori locali: non scendiamo a compromessi sulla qualità”.

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spaghetti

I progetti

Un colosso, in Italia e non solo, una realtà che rappresenta da 140 anni il gusto della tavola italiana (chi non ricorda le pubblicità del Mulino Bianco con le famiglie riunite o quelle della pasta incentrate sul senso di convivialità?), e che si impegna da anni per la crescita del settore alimentare tricolore: con la Fondazione Barilla, per esempio, creata nel 2009, un Center for Food and Nutrition che si occupa di intraprendere progetti di ricerca con l’obiettivo di promuovere il cibo come elemento chiave della qualità della vita e dell’ambiente, con un occhio di riguardo per la sostenibilità e il consumo consapevole. E poi ancora con l’Academia Barilla, scuola di cucina e di formazione dove i giovani aspiranti chef possono imparare i trucchi del mestiere, e tanti eventi e manifestazioni specifiche volte a valorizzare il made in Italy nel mondo. Fra le ultime iniziative, anche l’accordo con Gambero Rosso, che ha visto la grande degustazione di vino del tour Tre Bicchieri 2017 ospitata al New York Metropolitan Pavillion, insieme ai cuochi dell’Academia. Senza tralasciare, infine, la serie di ristoranti firmati Barilla che l’azienda ha aperto all’estero, in America e poi anche negli Emirati Arabi dove, lo scorso novembre 2016, ha aperto i battenti il primo locale a Dubai. In cantiere, attualmente, non ci sono nuove acquisizioni e nessun ingresso in Borsa, “vogliamo rimanere un’azienda a conduzione familiare”. Una grande famiglia italiana di 140 anni che mantiene ben saldo il legame con la sua storia: “Siamo i titolari, è vero, ma l’azienda appartiene al suo passato, e al suo futuro”. A cui, proprio come voleva papà Pietro, i tre fratelli vanno incontro con coraggio.

a cura di Michela Becchi