Il regista americano ha ideato il nuovo locale che dal 9 maggio aprirà le porte al pubblico all’interno della nuova sede milanese della Fondazione Prada, che recupera 19mila metri quadri di una vecchia distilleria. Ecco cosa dovete aspettarvi.
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Se avete amato le atmosfere oniriche del Grand Budapest Hotel, da oggi avete un motivo in più per visitare Milano. Non che manchi il materiale per godere di una città completamente rivoluzionata dall’Expo, tra temporary restaurant, mercati gourmet, progetti urbanistici e una cittadella di padiglioni tutti da scoprire. Ma, bisogna riconoscerlo, la Fondazione Prada – che dal 9 maggio inaugura in città una nuova sede permanente aperta al pubblico – ha voluto alzare la posta, presentandosi sulla scena milanese con un progetto architettonico che chiama in causa progettisti illustri (e non necessariamente architetti).

La Fondazione Prada a Milano. Gli spazi, gli allestimenti, le esposizioni

La Fondazione, che resta attiva nella sede veneziana di Ca’ Corner della Regina, ha scelto di restituire un volto nuovo a una distilleria costruita negli anni Dieci del Novecento (in largo Isarco, zona Milano Sud), affidando la trasformazione degli spazi a Rem Koolhaas, che ha potuto sfruttare gli ambienti di sette edifici preesistenti cui si sono aggiunte tre nuove costruzioni, per accogliere un moderno spazio espositivo che dialoga costantemente con il passato. Un progetto ambizioso per una grande area di 19mila metri quadri che ruoterà intorno ai nuovi edifici del Cinema, del Podium e della Torre (quest’ultima in fase di completamento) e da subito accoglierà tre rassegne d’arte che prendono spunto dalla Collezione Prada; poi ci saranno i lavori di Louise Bourgeois nella Haunted House al centro del complesso, e il documentario concepito da Roman Polanski per la Fondazione, proiettato sullo schermo del Cinema.

Il Bar Luce. L’omaggio agli storici caffè milanesi

E arriviamo così a una collaborazione tutta particolare, che ha coinvolto nell’ideazione degli spazi il regista americano Wes Anderson, celebrato dal cinema hollywoodiano per tanti successi inanellati negli ultimi anni, dai Tenenbaum al film d’animazione Fantastic Mr. Fox, per arrivare all’ultima prova che gli è valsa la candidatura all’Oscar: Grand Budapest Hotel.
Anderson è stato coinvolto nella progettazione del Bar Luce, che all’interno del complesso garantirà il servizio di caffetteria e ristorazione veloce (e la Fondazione ha deciso di mantenerne la gestione diretta, una bella sfida) in uno spazio che non delude le aspettative. Situato nell’edificio d’entrata, il locale omaggia l’atmosfera di uno storico caffè milanese, dalla decorazione del soffitto e delle pareti che si ispira alla Galleria Vittorio Emanuele all’arredo interno dal gusto retrò, che celebra il cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta (tra le fonti iconografiche Miracolo a Milano di Vittorio De Sica e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti).
Strutture in acciaio a vista, ampie vetrate, tavoli e sedie in formica dai colori pastello, pannelli in legno impiallacciato, vecchi biliardini e un grande bancone in stile (con barattoli in vetro stracolmi di caramelle e bon bon, una bella macchina per il caffè, la vetrina di amari e distillati), il bar proporrà un’offerta trasversale per tutta la giornata, dalla colazione (con i dolci della pasticceria Marchesi) al pranzo veloce (con salumi, formaggi, sott’oli e sfizi in barattolo), fino all’aperitivo. All’insegna dell’ospitalità, come ha sottolineato il regista: “Lo spazio è stato pensato per essere vissuto, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo dove mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi “non cinematografici” “. In attesa del 9 maggio, noi vi mostriamo le prime immagini in anteprima.

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Bar Luce | Fondazione Prada, largo Isarco 2, Milano | dal 9 maggio 2015 | www.fondazioneprada.org