Anche il mercato rionale del quartiere Giambellino-Lorenteggio è andato incontro a una riqualificazione di qualità che ne fa punto di incontro per la comunità e custode della tradizione enogastronomica. E si può anche mangiare. 

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La Food Policy di Milano: qualità e sostenibilità

A Lorenteggio, prima periferia milanese, un mercato rionale esiste del 1954. E oggi è ancora lì, anche se piuttosto diverso da qualche che avreste potuto visitare fino a un paio di anni fa, quando la struttura di via Lorenteggio 177 denunciava chiari segni di incuria e un evidente bisogno di rinnovamento. Una sorte condivisa con tanti altri mercati di quartiere italiani, abbandonati a se stessi senza troppi clamori sull’altare della grande distribuzione, banchi deserti e tanti rimpianti di un tempo che fu, quando il mercato era quello dell’Italia popolare celebrata sul grande schermo dal neorealismo. E oggi che i tempi moderni impongono un necessario aggiornamento di vedute (oltre che bonifiche e restyling di edifici spesso fatiscenti) molte amministrazioni brancolano nel buio, girando lo sguardo altrove, incapaci di mettere mano a regolamenti inadeguati che confinano il mercato a mero collettore di attività commerciali, senza offrire un respiro culturale d’insieme al progetto.

A Milano invece, da qualche tempo a questa parte, le cose girano in modo diverso, tanto che l’amministrazione ha deciso di investire nella redazione di una Food policy che riscriva le regole del sistema alimentare cittadino, per renderlo più equo, accessibile e sostenibile. Di questo abbiamo già parlato in passato, portando ogni volta un esempio diverso di come questa politica oculata possa garantire benefici a tutta la città, dal sostegno alle associazioni che recuperano eccedenze alimentari alla coltivazione di orti scolastici, fino alla promozione di un progetto che ha assunto rilevanza internazionale come quello del Refettorio Ambrosiano.

60 anni di mercato. Dal passato al presente

Al capitolo mercati, la bontà del progetto è già stata ampiamente documentata con la riapertura al pubblico del Mercato del Suffragio, forte del sostegno del panificatore Davide Longoni, che ha attirato sulla riqualificazione della struttura grande attenzione mediatica. Meno si è parlato del contemporaneo rilancio del Mercato Lorenteggio, dismesso circa quattro anni fa dal Comune e poi (per fortuna) riabilitato dopo le proteste dei commercianti trovatisi improvvisamente senza lavoro. All’epoca l’amministrazione decise di riassegnare la struttura tramite bando pubblico, per trovare qualcuno che potesse finanziarne la riqualificazione. E il compito fu assegnato al consorzio dei commercianti costituitosi per l’occasione. Ma il bando, lungimirante, prevedeva anche l’inclusione di una realtà che potesse gestire le attività culturali, a cui riservare uno spazio fisico dotato di sedute, tavoli, una libreria e spazi da condividere, dove lavorare al computer, prendere un tè con le amiche, leggere un libro, consumare un pasto veloce.

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Il Mercato Lorenteggio oggi

Così, negli ultimi mesi del 2015 il mercato ha riaperto i battenti in veste rinnovata, con un progetto culturale messo a punto dall’associazione Dynamoscopio. E oggi si fonda su tre assi principali: commercio (di qualità), cultura e responsabilità sociale. Il progetto architettonico l’ha curato Spazio3, restituendo dignità e armonia alla facciata e riordinando la sistemazione dei banchi, logo e design degli spazi sono un piacere per gli occhi, ma i negozianti sono quelli di sempre, e sul sito web del mercato (particolarmente riuscito) ci mettono la faccia, raccontando la propria dedizione alla qualità e alla genuinità dei prodotti. Ci sono le focacce e la pasta fresca di Susanna, i tagli freschi della Macelleria Carenini, la carne equina di Vito e i suoi figli, emigrati dalla Sicilia, i formaggi di Claudio. Niente nomi altisonanti, ma tanti prodotti certificati, molti a marchio Giambellino Dop (di origine popolare), da filiere solidali, come le melanzane a filetti sott’olio o la marmellata di arance bionde della Sos Rosarno, le orecchiette al farro di La Terra e il Cielo o la zuppa del Podere Monticelli. E al mercato si può anche mangiare, acquistando dai banchi e accomodandosi nell’area relax (il giovedì e venerdì anche a cena, quando all’ora dell’aperitivo c’è anche l’intrattenimento musicale).

Un modello da imitare

Ma anche godere di mostre, workshop, incontri e presentazioni – ci sono persino un archivio fotografico con le foto donate dai cittadini e una scuola di italiano per stranieri – che consolidano le relazioni di quartiere. Alla luce di tutto questo, siamo proprio sicuri che il modello per restituire all’Italia la sua cultura mercatale sia ancora quello ideato (in tempi relativamente recenti) nelle grandi capitali europee? Perché a Milano non sembrano aver voglia di scherzare, e senza troppi clamori stanno portando avanti una rivoluzione che parte dal basso, dalle periferie, per ricostruire l’identità gastronomica e culturale delle comunità di quartiere. E i risultati sembrano premiare le aspettative. Avanti tutta!

 

a cura di Livia Montagnoli

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Mercato Lorenteggio | Milano | via Lorenteggio, 177 | tel. 320 2651954 | www.mercatolorenteggio.it