Da un dossier sui consumi in tempi di crisi emerge lo sconcertante quadro dei prodotti di importazione che finiscono nel piatto degli ignari consumatori.
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Emerge da un’indagine della Coldiretti l’allarmante dato circa la provenienza di farine, mozzarella, pomodoro e olio che finiscono nel piatto in pizzeria. Una brutta scoperta che certo non favorirà i risultati emersi dal dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014” presentato dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Teatro Palapartenope di Napoli: nell’ultimo anno il 25% dei consumatori ha rinunciato a uscire per una pizza, mentre il 40% ha ridotto drasticamente il numero di presenze in pizzeria.
Sempre più spesso viene servito un prodotto preparato con mozzarelle ottenute da cagliate industriali provenienti dall’Est Europa, cui si aggiungono un pomodoro cinese o americano, olio di oliva tunisino o spagnolo, quando non addirittura olio di semi, e farina francese, tedesca o ucraina. Si ripresenta così l’annosa questione dell’olio di importazione, nel 2013 ne sono stati importati 481 milioni di chili tra olio di oliva e sansa, che sembra essere in buona compagnia: “In Italia sono stati importati nel 2013” spiega la Coldiretti “oltre 80 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro dei quali 58 milioni dagli Usa e 29 milioni dalla Cina e 3,6 miliardi di chili di grano tenero, con una tendenza all’aumento del 20 per cento nei primi due mesi del 2014”.
Per una pizza sempre meno tricolore, la pasta sembra invece rivendicare la sua italianità, con un boom di quella 100 per cento grano italiano e la proliferazione di marchi che ne garantiscono l’origine nazionale, dal Consorzio Agrario di Siena a aziende storiche come Ghigi, Armando, Granoro, a etichette della grande distribuzione come Coop Italia. E presto si aggiungerà Voiello, in capo al gruppo Barilla, che venderà solo pasta fatta con grano italiano 100% di varietà aureo, coltivato in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania. Un dato che non deve indurre ad abbassare la guardia, visti i 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro che arrivano dall’estero, soprattutto asiatico, a insaporire i nostri sughi casalinghi all’arrabbiata o all’amatriciana.